Leadership femminilePiù donne al potere, una modesta proposta per far funzionare l’Italia

Le poche che occupano posizioni apicali vengono ancora odiosamente considerate “con le palle”. Il punto è riconoscere che hanno caratteristiche che le renderebbero vincenti molto più degli uomini. E che per questo ci renderebbero un Paese migliore

Da tempo sostengo che l’Italia di oggi, nelle sue posizioni di potere pubblico (istituzioni, politica, media, imprese), funzionerebbe molto meglio se queste fossero occupate da donne. Premetto che non ho alcun interesse o simpatia per il movimento femminista, sia quello storico che l’attuale versione declinata attraverso battaglie, dalle “quote rosa” al “me too”, derivanti dalla cultura minoritarista dei diritti civili che è la meno adatta a cogliere il dato emergente della questione. L’ascesa del potere femminile, infatti, non trova la sua ragione storica nella discriminazione di genere, ma nella perfetta coincidenza dell’identità femminile con i principali portati della modernizzazione.

Cosa sono, se non comportamenti riconducibili a un archetipo femminile, quelle necessità del presente che vanno dall’attitudine multitasking che satura la produttività del tempo, alla dote di sensibilità che si declina in una maggior attenzione al linguaggio; dal rispetto ambientale che si concretizza nella riduzione degli sprechi, alla particolare dedizione verso le filiere dell’economia circolare e così via? È ben vero che gran parte dei ruoli apicali sono ancora occupati da uomini, ma il motore della modernizzazione è indubbiamente in mani femminili. Quando cambiano gli ufficiali, si avvicina anche il momento in cui i generali devono lasciare il loro posto. Tuttavia, cercare di cambiare la realtà del potere maschile attraverso strategie – come quelle delle “quote rosa” – che subordinano le figure femminili agli idealtipi del potere maschile, non fa altro che ritardare il realizzarsi del processo storico fondato sulla consapevolizzazione della poderosa sinonimia tra modernizzazione ed egemonia del femminile.

Ogni processo storico necessita di avanguardie che lo sappiano introdurre e interpretare. Ciò che palesemente ancora manca sono le figure di leadership femminile. Le donne che hanno potere vengono definite, con disgustosa descrizione, “donne con le palle”. In realtà, occorrerebbero figure femminili che avessero il coraggio di rivendicare il valore della loro maggior coincidenza con le necessità della modernizzazione. Poiché in politica, come nelle altre dimensioni, l’originale è sempre preferito alla copia, a qualunque “donna con le palle” sarà sempre preferita una figura maschile che, almeno, mantiene il pregio di una certa naturalezza nella ruvidità dei comportamenti.

Purtroppo, sembra che l’unica dimensione del femminile che sappia emergere rimanga quella estetica. Molte donne che rivestono ruoli pubblici sono oggi incredibilmente attraenti rispetto alle necessità del loro ruolo. Questo, naturalmente, non è una colpa e nemmeno un male. Tuttavia, sarebbe più utile ricercare archetipi femminili adatti al nostro contesto decisionale che figure caratterizzate da una dote astratta come la bellezza. Quali potrebbero essere le peculiarità di una leadership femminile in Italia? Mentre nei paesi che esprimono forza attraverso la coesione, come la Germania, le leadership femminili si incarnano nella serenità tenace di una Angela Merkel, in un paese, come l’Italia, fondato sulla frammentazione e il genio individuale, occorrerebbero figure che accompagnano la tenacia a una certa spigolosa durezza.

Vi sono certamente molte donne che potrebbero divenire l’iconografia di questa dimensione. La prima che mi viene in mente (forse perché la vedo tutte le sere in tv all’ora di cena) è la giornalista Lilli Gruber, una figura molto esposta sul tema del potere al femminile, che indubbiamente mantiene quella distaccata alterità che ben si incarnerebbe in una leadership. Sono, infatti, le donne di questo genere che, dagli ospedali ai centri di ricerca, dalle aziende agli apparati burocratici, spingono questo paese verso le strade della modernizzazione. Le attrici sono affascinanti e dotate di quell’intelligenza che sempre accompagna la bellezza, ma generalmente sono più utili nel farci sognare attraverso i film che nel rappresentare con eleganza la figura concreta del potere.

Naturalmente, tutto ciò che ho scritto rappresenta una descrizione e non una condivisione di valori. Come ben si può desumere dal mio nome di battesimo, sono un uomo e le mie preferenze valoriali, in questo contesto, sono del tutto insignificanti. Questo, tuttavia, non mi impedisce di comprendere e riconoscere come la nostra modernizzazione assomigli molto più alle doti che vengono spontaneamente espresse dal genere femminile che al residuo della tradizione maschile del potere.