La sòla del secoloIl generoso piano di pace di Trump, nel senso che è stato scritto dal genero, non è un piano di pace

Presentato con grande solennità a Washington, il “deal of the century” è un manifesto politico, un regalo a Netanyahu e un modo per non parlare di impeachment, certamente non è un accordo tra due popoli, israeliani e palestinesi, semmai tra due persone, Donald e Bibi

Il commento esatto è quello Richard Haas, un veterano dell’establishment di politica estera americana, merce ormai fuori moda con il Cialtrone in Chief alla Casa Bianca, il quale ha notato l’improbabile piano di Donald Trump e di Bibi Netanyahu per la pace in Medio Oriente, presentato ieri a Washington, ricordando che la pace si fa tra due popoli, israeliani e palestinesi, non tra due persone, Trump e Netanyahu.
Il cosiddetto “affare del secolo”, con tanto di hashtag #dealofthecentury, non è un piano, tantomeno un accordo, ma un manifesto politico, non necessariamente campato in aria, che nonostante i tweet presidenziali, le parole pronunciate a fatica con il gobbo elettronico e il consenso bipartisan degli israeliani, non va da nessuna parte, e per la prima volta non per il rifiuto dei palestinesi ma per manifesta aderenza del testo con le richieste della destra religiosa israeliana. Il cosiddetto “deal of the century”, quindi, è carta straccia rilegata in 181 pagine che secondo Trump, il quale ovviamente non le ha lette, però sono 80.

Non ha alcuna pretesa di tradursi in una reale ipotesi di negoziazione tra arabi e israeliani, anzi secondo il quotidiano Haaretz è stato scritto esattamente per essere bocciato dagli arabi e per offrire un gentile omaggio all’amico Netanyahu impegnato in difficili elezioni il 2 marzo, oltre ovviamente a essere l’ennesimo diversivo per distogliere la già scarsa attenzione popolare dal processo di impeachment che l’altro ieri si è leggermente complicato a causa delle rivelazioni di John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, il quale in un libro di prossima uscita inchioda Trump alle sue manovre illegali sull’Ucraina per danneggiare il possibile avversario di novembre Joe Biden. Trump si è innervosito così tanto da aver dedicato due tweet di fuoco addirittura alla Fox News, trattando il canale all news di Murdoch con lo stesso disprezzo che mostra da anni per la Cnn.

A leggerlo, il piano Trump per il Medio Oriente prevede che i palestinesi si prendano il settanta per cento dei territori della Cisgiordania e che gli israeliani annettano il resto, ovvero gli esistenti insediamenti abitativi ebraici che gli anti israeliani chiamano volgarmente colonie.
I palestinesi potranno fondare la capitale del nuovo stato nei sobborghi di Gerusalemme e dovranno rinunciare al diritto di ritorno e al controllo dei luoghi sacri. A quel punto Israele consentirebbe la nascita di uno stato palestinese e fermerebbe la costruzione di ulteriori insediamenti in Cisgiordania, a patto che Hamas dica basta alla violenza, smilitarizzi Gaza e riconosca finalmente Israele.

Accettando il piano inaccettabile, i palestinesi riceverebbero 50 miliardi di dollari di investimenti internazionali, principalmente americani, per migliorare infrastrutture, istruzione, welfare e sanità e costruire un tunnel di collegamento tra Gaza e la Cisgiordania in modo da collegare i due territori arabi divisi geograficamente dallo stato ebraico. I leader dell’Autorità Nazionale a Ramallah non hanno nemmeno risposto al telefono a Trump, nonostante ciò domenica Netanyahu farà votare il progetto alla Knesset, dopo aver ribadito con disprezzo che lo stato palestinese sarà una specie mezzo staterello, smilitarizzato.

La parabola si è dunque completata: adesso Trump non è più soltanto il primo presidente americano che realizza gli incubi degli antiamericani di tutto il mondo che da sempre denunciano la cultura corrotta e predatoria degli Stati Uniti, e che ora nessuno può smentire, ma è anche il primo presidente americano che invece di aiutare lo Stato ebraico si limita a essere generoso con Israele, nel senso del genero Jared Kushner, il regista di questo affare del secolo ma che in passato non è riuscito a salvare il New York Observer, figuriamoci il Medio Oriente.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta