Addio Partito DemocraticoZingaretti annuncia che scioglierà formalmente il Pd (avendolo già sciolto di fatto)

In un’intervista a Repubblica, il segretario dei Democratici dice che lancerà un nuovo partito aperto alle sardine, ai movimenti (qualunque cosa essi siano), alla società civile e agli ecologisti. Stavolta, almeno, non parla dei Cinque Stelle

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«Pd, cambio tutto», titola questa mattina Repubblica. Nicola Zingaretti affida al quotidiano che fu dell’ex tessera numero 1 del Pd Carlo De Benedetti il suo progetto politico di sciogliere il Pd e di lanciare un nuovo partito. Dice proprio così, il segretario del partito fondato da Walter Veltroni nel 2007: «Vinciamo in Emilia Romagna e poi cambio tutto: sciolgo il Pd e lancio il nuovo partito».

Certo, subito dopo Zingaretti fa un mezzo passo indietro dicendo «non penso a un nuovo partito, ma a un partito nuovo», come il pennello Cinghiale che non è un pennello grande ma un grande pennello, ma il senso dell’operazione è chiaro: scioglierà formalmente il Pd, avendolo già sciolto di fatto grazie alla continuità programmatica con il governo precedente sui decreti sicurezza e dignità, sulla legge spazzacorrotti e sulla prescrizione, su Quota 100 e sul finto reddito di cittadinanza, provvedimenti che fino all’anno scorso giudicava pericolosi per la democrazia e per la società e che ora conferma senza tante storie.

Nel delineare il nuovo partito, o il partito nuovo, Zingaretti immagina di allargare il perimetro del Pd alle sardine, alla società civile, ai movimenti, agli ecologisti e ai sindaci, soggetti peraltro già di area Pd, ma la cosa interessante è che non cita come interlocutori né i Cinque stelle né i fortissimi punti di riferimento dei progressisti alla Giuseppe Conte, i quali fino a ieri invece erano l’orizzonte strategico di un’alleanza politica per il futuro.

È un gran cambiamento di analisi e di strategia, ma Zingaretti evidentemente considera già vinta quella partita, e il bottino già incassato tenuto conto del recente cedimento strutturale dei Cinque Stelle, e quindi punta di nuovo sul vecchio bipolarismo sinistra-destra: il Pd, o come si chiamerà, contro la Lega e Meloni.

Il ragionamento del possibile ultimo segretario del Pd però non è lineare nemmeno quando dice, testuale, che la nuova legge elettorale gli indica la sfida di costruire il soggetto politico dell’alternativa, visto la nuova legge elettorale che si sta delineando, grazie anche al Pd, in realtà è di tipo proporzionale e quindi indica una direzione opposta a quella della costruzione di un soggetto alternativo. Vabbè, a questo punto aspettiamo di vedere che succede: ci aspetta un grande finale di inverno. O perlomeno un finale di inverno grande.

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