Viva la RaiRai, Michele Anzaldi scrive a Salini: «Scelga direttori indipendenti e di vera garanzia»

Il deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza indirizza una lettera via social all'amministratore delegato della tv pubblica in vista del Cda di Viale Mazzini di venerdì

Pubblichiamo la lettera aperta postata su Facebook da Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, indirizzata all’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini

Gentile Amministratore delegato Salini,
la Rai sta vivendo un passaggio davvero critico della sua storia, per questo le rivolgo questa lettera aperta, alla vigilia del Cda per il quale ha annunciato comunicazioni importanti. Mi auguro che con le sue comunicazioni possa finalmente e con coraggio dare un colpo di reni alla situazione, dopo un anno e mezzo di pressioni, scivoloni, violazioni, diktat e intromissioni dei partiti azionisti di maggioranza.

Lei ha avuto l’onere e l’onore di essere il primo amministratore delegato dell’azienda nominato dopo l’entrata a pieno regime della Legge di riforma del 2015: maggiori poteri, maggiore autonomia, maggiori responsabilità. Il suo incarico, però, ha coinciso con una stagione particolare della politica italiana: lei è stato nominato durante un governo che aveva una maggioranza M5s-Lega, poi ha continuato il suo incarico anche quando la maggioranza è cambiata ed è diventata a trazione M5s-Pd. In questo cambio di maggioranza, però, il presidente del Consiglio è rimasto lo stesso. Una situazione senza precedenti nella storia della nostra Repubblica. È comprensibile, quindi, che non sia stato facile destreggiarsi in questa situazione.

Motivo per cui credo che lei avrebbe fatto bene ad essere più chiaro nei confronti delle forze politiche nell’accettare di proseguire il mandato. Se posso permettermi di darle dei consigli non richiesti, come primo punto avrebbe dovuto pretendere che, una volta cambiata la maggioranza in Parlamento, ci fosse un adeguamento di maggioranza anche nel Cda Rai. Il Cda è nominato dal Parlamento e dal Governo per 6 membri su 7: come si può pensare di governare la Rai con una maggioranza in Consiglio diversa dalla maggioranza in Parlamento?

Al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia dovrebbe chiedere di ristabilire il rispetto della legge in Cda, con la nomina di un vero presidente di garanzia. Come può pensare di andare avanti un Cda presieduto da Marcello Foa, imposto da Salvini con una forzatura delle regole? Tre consiglieri di nomina politica su sei sono stati nominati dalla destra: è evidente che sia necessario un riequilibrio con il cambio di maggioranza. Chieda, inoltre, di poter rafforzare l’organico con competenze di esperienza: occorre modificare la Legge Madia che vieta incarichi ai pensionati per più di un anno (si pensi al caso Freccero) per poter avere in squadra personalità di comprovata capacità e a fine carriera, quindi più impermeabili alle pressioni politiche, senza peraltro rischiare di sforare il tetto da 240mila euro.

Dalla politica pretenda, inoltre, mano libera sull’informazione. Scelga direttori indipendenti e di vera garanzia, magari anche pensionati e persone esterne all’azienda visti i risultati imbarazzanti arrivati con alcuni interni, senza sottostare agli appetiti di questo o quel partito. Tg1, Tg2 e Tg3 hanno bisogno di tre garanti, non dell’ennesima spartizione tra partiti che proprio in questo anno e mezzo del suo mandato hanno creato danni pesantissimi alla credibilità del servizio pubblico. Nel momento in cui ci sono denunce e segnalazioni di violazione del pluralismo, intervenga subito senza aspettare che arrivi la maximulta dell’Agcom. Riprenda il Piano Newsroom approvato all’unanimità dalla Commissione di Vigilanza nella passata legislatura, che avrebbe ridotto gli sprechi per 70 milioni di euro all’anno e portato finalmente la Rai al pari delle grandi emittenti internazionali.

Riporti la grande informazione in prima serata in Rai, come ai tempi di Annozero e Ballarò: è inaccettabile che i cittadini che vogliono informarsi abbiano 3 prime serate di talk show di informazione su Mediaset, 2 prime serate su La7 e solo una in Rai. Lei è arrivato in Rai su indicazione del Movimento 5 stelle, il partito che aveva iniziato la sua stagione politica sull’onda dello streaming. Poi i cinque stelle hanno dimenticato lo streaming molto presto, lei non faccia lo stesso errore: riporti trasparenza in Rai, se vuole incontrare i partiti politici lo faccia in maniera trasparente, parli con tutti e in modo aperto, senza cene carbonare.
Solo così può provare a recuperare una situazione ormai davvero precipitata, come confermano i cali di ascolti, di qualità, di pluralismo, di correttezza dell’informazione. Magari perderà qualche simpatia politica, ma guadagnerà tantissimo consenso e sostegno da parte degli italiani che pagano il canone.

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