Viaggio in cantinaBrunello di Montalcino: 5 motivi per sorridere, 5 etichette per meditare

Una grande produzione associata a una crescita della qualità e dell’apprezzamento, su scala globale. Il vino toscano, di base Sangiovese, dell’annata 2015 ha un ottimo aspetto e promette molto bene per le aziende del territorio

Il profilo dell’annata 2015 (appena presentata) di Brunello di Montalcino, rosso toscano su base di uve Sangiovese, una delle icone del made in Italy nel mondo, non delude: aromi intensi di frutta matura, ottimo rapporto tra struttura tannica e acidità e lunga persistenza aromatica sia al naso che al palato. Un millesimo che stupirà sempre di più nel corso del tempo grazie all’evoluzione in bottiglia di un vino ideale per la meditazione e che ha proprio nella longevità una delle sue qualità migliori. Organizzata dal Consorzio di tutela dal 21 al 24 febbraio 2020 a Montalcino, la manifestazione “Benvenuto Brunello” ha fatto il punto sulla stato di salute della denominazione. Beh, la salute è ottima. E non solo per quello che gli esperti e gli appassionati hanno assaggiato in questi giorni di degustazioni, ma anche per cinque importanti motivi che fanno sorridere le aziende del territorio.

1- In primo luogo, per la quantità di bottiglie prodotte. Quest’anno saranno 10,5 milioni di bottiglie, frutto di una stagione particolarmente favorevole, iniziata con un inverno scarsamente piovoso e proseguita con temperature sostanzialmente nella media e piogge contenute, che hanno portato le piante in ottimo equilibrio vegetativo fino all’estate, senza problemi fitosanitari rilevanti. Notevole, per esempio, l’acidità naturale nelle uve raccolte che sta alla base dell’elevato livello qualitativo del Brunello di Montalcino 2015, insieme alla complessità di aromi e all’eleganza dei tannini.

2- In secondo luogo, per il valore delle giacenze di vino sfuso in cantina. Il Brunello che riposa nelle botti è un ottimo investimento, quasi come un bond ad altissimo rendimento, con profitti che crescono in maniera direttamente proporzionale all’affinamento del vino fino a triplicare il proprio valore. Al contrario di altre denominazioni, qui a Montalcino, una volta imbottigliato, il vino sarà completamente assorbito dal mercato. Ma già così i 340mila ettolitri delle ultime annate – conservati in botte nei caveau delle 300 aziende montalcinesi – valgono circa 400 milioni di euro, grazie alla supervalutazione del proprio sfuso (fino a 1.200 euro per ettolitro). Il valore del prodotto finito potrà salire del triplo, fino a superare quota 1,2 miliardi di euro.
«L’economia della nostra denominazione si mantiene in equilibrio – spiega il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – gli imprenditori fanno a gara sul terreno della qualità e non sui prezzi gli amministratori perseguono da tempo politiche di lungo termine, come quella del contingentamento a poco più di 2 mila ettari dell’area vitata Docg, mai modificata dal 1997. Oggi il nostro sfuso vale il quadruplo rispetto alla crisi del 2010 e l’imbottigliato raggiunge quotazioni più che soddisfacenti, due elementi questi in grado di remunerare bene tutta la filiera».

3- In terzo luogo, i vigneti. Secondo il portale Winenews.it, il valore per ettaro tocca quasi quota 1 milione di euro, per un valore complessivo di oltre 2 miliardi di euro. In pratica, il 4.500% in più rispetto a cinquant’anni fa, con una crescita costante che non sembra fermarsi ora alla luce di nuove importanti trattative registrate tra le colline di Montalcino. Insomma, chi decide di vendere un appezzamento di vigne di Sangiovese a Montalcino può quasi vivere di rendita.

4- In quarto luogo, c’è l’enoturismo. Secondo le elaborazioni Nomisma-Wine Monitor su base statistica della Regione Toscana, l’area di Montalcino conta quasi 200mila presenze nel 2018 (3 su 4 sono visitatori stranieri), il 113% in più negli ultimi 5 anni, e oltre 75mila arrivi con pernottamento in un comune di 6mila abitanti. Accanto alla tradizionale vocazione agricola si sono moltiplicate le strutture ricettive (1 ogni 35 abitanti con 92 tra alberghi, agriturismi e strutture di accoglienza) e quelle della ristorazione (oltre 50 locali in zona). «Il turista tipo – dice il presidente Bindocci – è spesso un big spender estero, arriva dagli Stati Uniti, il nostro primo mercato di riferimento, e sempre più dai Paesi terzi, come il Brasile e il Canada, ma anche da Germania e Regno Unito. Il fenomeno dell’enoturismo di alta gamma contribuisce così ad allargare e arricchire la filiera socioeconomica del Brunello».

5- Ultima ma non ultima, la voce dell’esportazione. Il Brunello (in compagnia del Barolo) è il vino italiano più presente nelle wine-list dei ristoranti di New York, San Francisco e Londra con prezzi medi stellari: da 320 a più di 400 dollari a bottiglia. Come spiega però Denis Pantini, il responsabile di Nomisma-Wine Monitor, c’è ancora molto da fare. «Il posizionamento dipende ancora troppo dalla cucina italiana – spiega Pantini – perché nei 2/3 dei casi i vini in carta a New York si trovano nei ristoranti made in Italy. Inoltre, il prezzo medio, seppur alto, non è ancora paragonabile ai campioni francesi provenienti da Bordeaux e dalla Borgogna». In ogni caso il Brunello rientra stabilmente nella lista dei top wine mondiali. In particolare a New York, dove è risultato 3° tra le grandi denominazioni rosse con un prezzo medio fissato a 382 dollari a bottiglia per quasi 2mila referenze e una presenza al 57% nei 350 locali selezionati. Ma anche a San Francisco, dove entra in concorrenza con le etichette della Napa Valley, e a Londra, dove vanno alla grande i vini francesi.

Linkiesta propone qui cinque etichette di grande pregio che bene rappresentano la denominazione, ottime per accompagnare piatti di carne importanti – come alcuni della tradizione toscana – ma anche soltanto per conversare con gli amici o meditare con un libro di fronte al camino.

Baricci Brunello di Montalcino Docg 2014

Siamo sulla collina di Montosoli, uno dei primi cru individuati a Montalcino, nella zona Nord dell’areale. I vigneti sono esposti a Sud, Sud-Ovest: qui la famiglia di Baricci non utilizza alcun tipo di diserbante e i metodi di lavoro sono quelli più antichi, più tradizionali, più storici. Più di 80 anni di pratica e di esperienze sono un patrimonio da valorizzare, da diffondere, da tramandare. Colore Rosso rubino, con sfumature granate. Ampio e piacevole al naso, con profumi di ciliegia, liquirizia, radici, violette, cuoio, spezie dolci ed erbe balsamiche. Morbido ed equilibrato in bocca, energio e vigoroso, di grande struttura e freschezza, con tannini importanti e di lunga persistenza che lasciano presagire la longevità.

Brunelli Le Chiuse di Sotto – Brunello di Montalcino Docg 2014

Maura Laura Vacca continua l’opera del marito Gianni Brunelli dopo la sua scomparsa. Le Chiuse di Sotto è il corpo originario collocato nel settore Nord-Est del territorio di Montalcino. Le vigne hanno dai 10 ai 20 anni di età e sono radicate a 200-320 metri di altitudine su terreni di argillosi, con presenza di scisti calcareo marnosi e galestro, su declivi aperti e soleggiati. Grande attenzione verso l’ambiente, con l’utilizzo di prodotti organici e lavorazioni non invasive. Il Brunello Le Chiuse di Sotto è un rosso robusto e materico, affinato per almeno 30 mesi in botte grande. Il bouquet è intenso e concentrato, di frutti di bosco, agrumi e spezie nobili. Avvolge il palato con grande eleganza, regalando sensazioni piene e succose, con lunga persistenza balsamica.

Il Marroneto – Brunello di Montalcino Docg 2014

Alessandro Mori, vulcanico interprete del settore Nord di Montalcino, propone un Brunello classico, elegante e nello tempo strutturato. La vinificazione è pensata per fissare i profumi tipici del Sangiovese e lasciar emergere le caratteristiche della posizione. Dopo mesi che passa in legno rimane fresco, profumato, fruttato, non soffre l’aggressione del legno. Rosso granato, con un profilo aromatico caratterizzato da sensazioni di macchia mediterranea, rosmarino, mirto, alloro, ginepro, fiori di lavanda, more, note di resina e di arancia rossa. Sorso elegante, pieno, con trama tannica fitta e setosa, vibrante freschezza e ottima sapidità, con retrogusto minerale e fruttato. Lunga chiusura balsamica.

Pietroso – Brunello di Montalcino Docg 2014

La cantina è una piccola realtà produttiva che si sviluppa su poco meno di cinque ettari di terreno, dove il Sangiovese è protagonista indiscusso. Gianni Pignattai è tra i protagonisti della denominazione. Le vigne sono situate a un’altezza ricompresa fra i 350 e i 450 metri sul livello del mare, su un terreno ricco di scheletro. Questa bottiglia è un piccolo gioiello di forza e bevibilità. Colore rosso rubino, con riflessi granati. Bouquet di profumi di sottobosco, ciliegia, amarena, pepe nero e vaniglia con sfumature di spezie ed erbe officinali. In bocca è di grande struttura, ampio e rotondo, con un sorso caldo dove si avverte l’importante trama tannica che accompagna la beva e, nel finale, una scia agrumata e una lunghissima persistenza fruttata.

Lupi e Sirene Podere Le Ripi – Brunello di Montalcino Riserva Docg 2013

Francesco Illy si innamorò di Montalcino nel 1984, dove capitò per caso lavorando come fotografo naturalista. Fu amore a prima vista, e Francesco decise di trasferirsi immediatamente a Montalcino. L’amore per il vino venne dopo e la produzione comincia alla fine degli anni ’90. Condotta in biodinamica, la cantina produce vini ‘anarchici’, senza seguire dogmi particolari. Siamo nell’estremità sudorientale di Montalcino. Questa riserva, un rosso profondo e complesso, è il campione dell’azienda. Alla vista si presenta con un bel colore rosso rubino, attraversato da sfumature granata. Tripudio di frutti rossi e neri, accenti affumicati, note di radici chiare, sfumature balsamiche e note di erbe mediterranee e tabacco. All’assaggio è di ottimo corpo, vellutato, con un sorso concentrato, caratterizzato da un’importante sapidità.

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