Miasmi a Cinque StelleEpidemie, strutture sanitarie e stupidità umana, sul coronavirus aveva previsto tutto Carlo Cipolla

Lo studioso ha dedicato molti libri alla storia della peste e di altri contagi, e su come l’Italia rinascimentale per combattere le malattie avesse elaborato un sistema burocratico efficientissimo. Anche se per Montaigne era solo un modo di spremere «un po’ di quattrini» dalle tasche dei viaggiatori

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Gli italiani, soprattutto al Nord, sono orgogliosi di un sistema sanitario che considerano il migliore d’Europa. Le autorità però in caso di emergenze ed epidemie pretendono un po’ troppo spesso poteri speciali, e gli stranieri sono convinti che si tratti solo di impicci burocratici escogitati apposta per vessare residenti e viaggiatori. Gli italiani ribattono che proprio per non essere accusati, gli altri europei finiscono per contagiarsi in massa. C’è una malattia che sembra imperversare in Italia ma dalla quale i Paesi vicini sembrano immuni? State sicuri: non è perché virus e batteri lì non siano arrivati, ma semplicemente perché il loro sistema sanitario meno efficiente non se ne è ancora accorto. Se non, che barano apposta, nascondendola!

No: non stiamo parlando di Coronavirus e relative polemiche. Parliamo invece dei sistemi sanitari d’Europa e d’Italia tra XIV e XVI secolo, citando dall’Introduzione di Contro un nemico invisibile. Epidemie e strutture sanitarie nell’Italia del Rinascimento” di Carlo M. Cipolla. Che poi in realtà era Carlo Cipolla. Studioso rigorosissimo ma al contempo anche inguaribile buontempone, frequentando la storiografia anglosassone si era aggiunto un M. inesistente apposta per fare il verso all’uso statunitense, oltre che per distinguersi da un altro Carlo Cipolla pure storico. E il bello è che ci sono pure cataloghi librari che interpretando abusivamente lo citano come “Carlo Maria”!

“Allegro ma non troppo”, il suo libro più famoso, raccoglie un saggio su “Pepe, vino (e lana) come elementi determinanti dello sviluppo economico dell’età di mezzo” e un altro su “Le leggi fondamentali della stupidità umana” che in realtà erano stati scritti come scherzo, e che furono pubblicati quando si accorse che gli amici li stavano già facendo girare in edizioni Samizdat. Tipico di Cipolla è di pubblicare lunghissime liste di dati ritrovati in minuziose ricerche d’archivio, per poi scusarsi con il lettore “della noiosa pedanteria” di quegli elenchi.

Impagabile è ad esempio l’avvertenza nell’Introduzione di Miasmi e odori: «La decisione di riprodurre ampi segmenti delle relazioni mediche nella loro versione originale ha indubbiamente i suoi meriti dal punto di vista scientifico ma per il lettore comune che non è interessato in modo particolare alla storia della medicina, delle antiche concezioni mediche, al vocabolario medico del tempo, la decisione può comportare conseguenze negative». «Nel migliore dei casi la noia più nera sarà in agguato per il lettore incauto». Consiglio dunque per evitare questa Corazzata Potëmkin storiografica: «I testi in questione sono tutti riuniti nel capitolo terzo». «Se dopo aver letto alcune pagine delle relazioni mediche ed essersi formata un’idea della natura e della struttura di tali relazioni il lettore si senta oppresso da un indicibile senso di noia o depressione, non esiti a saltare a piè pari il resto del capitolo e raggiunga p.91 dove inizia il capitolo quarto».

Laurea in Scienze Politiche a Pavia e studi alla Sorbona e alla London School of Economics. Cattedra di storia dell’economia nel 1949 a Catania a soli 27 anni, poi a Venezia, Torino, Pavia, Scuola Normale Superiore di Pisa, Fiesole, Berkeley, scomparso nel 2000, Cipolla fu un grande innovatore della disciplina proprio perché integrava agli strumenti della teoria economica la storia delle popolazioni. “The Economic History of World Population”, scritta in inglese nel 1962 e pubblicata poi in italiano nel 1978 come “Uomini, tecniche, economie”, fu l’opera che gli diede la fama internazionale con lo spiegare la costruzione della civiltà moderna partendo dal rapporto tra il numero degli uomini e le disponibilità di energia.

L’impatto della tecnologia non solo nella storia economica ma anche in quella della mentalità è analizzata in titoli come “Vele e cannoni o Le macchine del tempo”, “L’orologio e la società (1300-1700)”. I legami tra alfabetizzazione e sviluppo economico sono trattati in “Istruzione e sviluppo. l declino dell’analfabetismo nel mondo occidentale”. Ascesa, apogeo e declino dell’Italia del Rinascimento sono il tema di “Storia economica dell’Europa pre-industriale”. Di storia della moneta trattano “Conquistadores, pirati, mercatanti”. “La saga dell’argento spagnuolo”, “Le avventure della lirad”, “Il governo della moneta a Firenze e a Milano nei secoli XIV-XVI”.

Ma la sua bibliografia è sterminata, e molti titoli sono dedicati alla storie delle epidemie e del modo in cui si cercava di affrontarle. Tant’è che gli diedero una laurea honoris causa in Medicina. “Epidemie e strutture sanitarie nell’Italia del Rinascimento” è un testo del 1985 che raccoglie quattro saggi pubblicati in precedenza: “I pidocchi e il Granduca, Cristofano e la peste, Chi ruppe i rastelli a Monte Lupo?”, “La professione medica in Toscana nel 1630”. Ma ci sono anche “Miasmi ed umori: ecologia e condizioni sanitarie in Toscana nel Seicento”, “Il burocrate e il marinaio”. “La Sanità toscana e le tribolazioni degli Inglesi, nel XVII secolo” e “Il pestifero e contagioso morbo: combattere la peste nell’Italia del Seicento”. Tutti testi in cui ricostruisce come l’Italia per combattere le malattie avesse elaborato un sistema burocratico efficientissimo: “Magistrature di Sanità” che in epoca pre-Montesquieu concentravano poteri non solo esecutivi e legislativi ma addirittura giudiziari, con tanto di proprie polizie e prigioni.

«Il fatto che pratiche e istituti italiani in materia di Sanità fossero ignoti o non praticati nel resto d’Europa», osserva Cipolla, «faceva sì che quando viaggiatori stranieri ne venivano a contatto in Italia non riuscivano a comprenderne il vero significato». In particolare la “bolletta di sanità”: una sorta di passaporto sanitario che l’Italia aveva inventato nel ‘400, e che nel resto del Continente era sconosciuto. L’inglese John Evelyn lo attribuì dunque alla “gelosia” degli Stati italiani tra di loro, e Montaigne insinuava che servivano solo a spremere «un po’ di quattrini» dalle tasche dei viaggiatori. Gli italiani rispondevano anche con documenti ufficiali che in Paesi come la Germania, l’Inghilterra e le Fiandre «suole essere trascurata la peste».

Certo, Cipolla osserva che non conoscendo allora l’origine delle malattie anche per via di una Medicina cui Galeno aveva dato dei postulati “assurdi”, tutta questa burocrazia spesso girava a vuoto. Le classi dirigenti dell’epoca avevano correttamente compreso come le epidemie dipendessero anche da povertà e scarsa igiene, ma le ricerche dimostrano anche come prima della Rivoluzione Industriale le risorse per permettere di vivere in modo decente alla maggioranza della popolazione non c’erano. Il sistema sanitario creato in Italia nel Rinascimento fu abbandonato dopo il ‘600 per via di una nuova ideologia che chiedeva allo Stato di non intromettersi troppo nella società. «Ma quegli istituti e quelle pratiche furono ‘riscoperti’ nel secolo XIX sotto l’impatto del colera», ricorda Cipolla. «Questa volta però in Inghilterra e in Francia e furono alla base degli sviluppi moderni dell’organizzazione sanitaria». Assieme alle scoperte di Pasteur, costruirono un nuovo mondo.

Ma quando arriva un nuovo virus con cui non si sa ancora come comportarsi, in qualche modo si torna al Medio Evo. La principale cura viene individuata in isolamenti, quarantene e “bollette di sanità”: che potrebbero anche essere buonsenso, salvo che purtroppo scatta qui un’altra scoperta di Cipolla. Appunto, quelle cinque leggi fondamentali sulla stupidità umana di “Allegro ma non troppo”. Uno: sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Due: la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa. Tre (legge aurea): una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. Quattro: le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore. Cinque: la persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Il corollario è, dunque, che «Lo stupido è più pericoloso del bandito». Cipolla non fece in tempo a vedere le conseguenza di un movimento come i Cinque Stelle, secondo cui invece in nome dell’«onestà onestà» un cretino virtuoso è il politico ideale. Ma ne avrebbe presumibilmente ricavata una verifica della sua teoria. Soprattutto su quel che succede quando stupidi e non stupidi si associano.

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