Leader invisibiliL’effetto imprevisto del coronavirus, sono spariti i partiti politici

Nell’emergenza, ci sono già il governo, gli scienziati, la Protezione civile, i sindaci, i Governatori, l’esercito, la polizia e i carabinieri. Eppure un tempo, quando erano “agenzie sociali”, nutrivano di senso la democrazia italiana

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

Ma i partiti dove sono? Uno degli effetti dell’emergenza coronavirus è che ci stiamo dimenticando quei bei pastoni del telegiornale unico Rai con il sempiterno sorrisone di Nicola Zingaretti, lo sguardo furbo-nervoso di Matteo Renzi, quello super-nervoso di Matteo Salvini, i moniti romanacci di Ggiorgia Meloni, le mises delle gemelle forziste Gelmini-Bernini, gli impacci linguistici di Luigi Di Maio… Un sollievo – sia detto senza voler fare del qualunquismo – questa disintossicazione dai pastoni. I talk show ancora non si sono del tutto emancipati dalla presenza dei politici, molti dei quali cicalecciano su teorie medico-scientifiche lette sul giornale e mandate a memoria come in prima media. Ma i talk devono pur andare avanti – the show must go on – e un Gasparri o un Giarrusso non si negano a nessuno. D’altra parte i conduttori-dei-talk ormai sono contagiatissimi dal Politicavirus, così che Bianca Berlinguer, per dire la più celebre, nel bel mezzo di un’intervista sull’emergenza sanitaria in corso chiedeva a Stefano Bonaccini per quattro volte in tre secondi se avesse sentito personalmente Renzi. Sempre sul pezzo eh.

Ma la cosa curiosa è che nell’emergenza nazionale i partiti, intesi come insieme di donne uomini reali, sono scomparsi. L’attività parlamentare, già normalmente mai a ritmi frenetici, rallenta ulteriormente. Certo, tutto questo avviene perché la lotta politica è di fatto sospesa: ma non tanto per un tacito armistizio in nome di un superiore senso nazionale quanto – ci sembra – perché i partiti come tali non hanno niente da fare. Ci sono il governo, gli scienziati, la Protezione civile, i sindaci, i Governatori, i carabinieri. Sì, qualche leader – Salvini, come al solito – si agita peraltro senza particolare costrutto: che faccio, lucro o non lucro? Ma i partiti, missing.

Eppure in passato non era così. E sì che ne abbiamo avute di catastrofi, in questa nostra Italia, anche ben peggiori di questa. Ma i partiti c’erano sempre. A organizzare gli angeli del fango nella Firenze alluvionata, a mandare i militanti nell’Irpinia sconquassata, ad aprire sezioni e raccogliere soldi e coperte per il Polesine, per il Belice, per l’Abruzzo, per non parlare – è un’altra storia che però c’entra – dell’immane opera di solidarietà e impegno negli anni delle stragi e del terrorismo. Invece stavolta niente.

Nessuno ha pensato che i partiti potrebbero attivare centri di informazione per una popolazione stordita da fake news e cialtronate di tutti i tipi a ogni ora del giorno; cominciare a proporre qualche soluzione per fronteggiare la prossima emergenza, quella economica-produttiva, soprattutto a livello locale; organizzare momenti di vita collettiva e ricreativa per le famiglie, per i bambini, in modo da rendere meno plumbee le giornate nella zona rossa o comunque nelle regioni più esposte; creare insomma un clima migliore, di solidarietà, di spirito di comunità. Un tempo questo facevano i tanto bistrattati partiti, quando erano “agenzie sociali” che nutrivano di senso la democrazia italiana. Oggi no. Forse perché non ci sono più. Ecco, sarebbe una buona occasione per ricominciare ad esserci.

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