Economia sfericaRestiamo umani, anche se finora l’ansia per il coronavirus ha tirato fuori il peggio di noi

La corsa a riempire il carrello del supermercato, l’assalto agli scaffali delle farmacie, l’accaparramento delle scorte di mascherine, il prosciugamento sino all’ultima goccia dei disinfettanti. Basta col “mors tua, vita mea”. A ciascuno tocca il ruolo di primo testimone del mondo che vorremmo

MIGUEL MEDINA / AFP

L’atmosfera di questi giorni la stiamo subendo un po’ tutti credo, per via delle notizie che si susseguono a un ritmo talmente sincopato che a dire poco tiene svegli e spesso genera ansia. L’emergenza sanitaria a livello globale non si arresta. I casi di contagio sono amplificati come i cerchi concentrici provocati da un sasso scagliato nelle acque placide di un lago. Per dire solo di casa nostra, dopo la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna una dopo l’altra si sono aggiunti il Trentino Alto Adige, la Toscana, la Liguria, la Sicilia. Nel lasso di tempo che passa tra il mio scrivere e il tuo leggere, le cose potrebbero essere cambiate. Anzi, sicuramente lo saranno. In meglio, mi viene da dire e da sperare. E lo spero sentitamente, visto il livello minimo al quale francamente ci stiamo attestando, come uomini, cittadini, professionisti, fratelli, padri e madri di famiglia, e soprattutto figli.

Ma questa atmosfera sarebbe tanto pesante e straniante anche se sui media non trovassimo la solita lettura del bollettino di guerra al quale questa epidemia ci sta abituando? Se non vi trovassimo la conta delle vittime, la polemica politica, lo scontro tra ministri, sindaci, presidenti di regione e amministratori locali, la lotta senza quartiere tra partiti, la sterile diatriba tra schieramenti avversi? Se non vi fosse traccia di faziosità o di cinismo, di prevaricazione e di pressapochismo? Non respireremmo forse la stessa atmosfera se ci fosse quel che ci si aspetta da un mezzo di informazione: creare un pubblico correttamente informato e sollecitato a partecipare attivamente alla vita pubblica contribuendo al dialogo sociale e allo sviluppo della collettività grazie a una migliore comprensione degli eventi e delle idee nel mondo.

«Questo è il momento della coesione e dell’unità nazionale, non della polemica. L’Italia si aspetta da tutte le forze politiche un atteggiamento responsabile, ispirato a collaborazione e professionalità» ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’altro giorno al Corriere della Sera, invitando i politici a non speculare sull’epidemia e i cittadini alla calma. Ma se sui primi non ho aspettative, sui secondi sì perché siamo i più. Siamo tutti cittadini, prima di vestire qualsivoglia abito professionale. E prima ancora siamo persone. Dunque, da persona a persona, chiedo: abbiamo avuto e abbiamo un comportamento “umano”?

La corsa a riempire il carrello del supermercato, l’assalto agli scaffali delle farmacie, l’accaparramento delle scorte di mascherine, il prosciugamento sino all’ultima goccia dei disinfettanti. Di quale umanità parlano questi comportamenti?
Ti sei chiesto se il ventesimo flacone di disinfettante che hai imbustato nella tua scorta a vita non sia invece vitale per il tuo anziano vicino? Oppure se la mascherina che a te non serve a niente, invece a lui non salvi la vita? «In Italia c’è una popolazione anziana e si spiegano così i tassi di mortalità del 2-3%. Gli anziani sono più fragili, lo vediamo con l’influenza. Da quest’ultima possiamo proteggerli con il vaccino; non essendoci il vaccino per il coronavirus c’è la mortalità. L’unica maniera per proteggerli è circoscrivere i focolai come si sta facendo». Lo ha detto Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità nei giorni scorsi. È un concetto adamantino! Possibile non capirlo? Eppure siamo tutti figli.

Che cosa ci ha distratto? Da cosa veniamo distratti? Che cosa ci viene proposto come modello di comportamento? Nei supermercati, lo sappiamo tutti ormai, sugli scaffali ad altezza occhi vengono esposti i prodotti più sponsorizzati. Avviene forse la stessa cosa anche sui media e in rete? Quando vorremo renderci finalmente conto che qualsiasi cambiamento vogliamo vedere nel mondo deve partire prima da noi stessi, da noi singoli individui posti come un ponte tra l’Io e la realtà?

A ciascuno di noi tocca il ruolo di primo testimone del mondo che vorremmo, ma quale tipo di testimonianze stiamo rendendo se non sempre la medesima attitudine al mors tua vita mea? Abbiamo bisogno urgente di persone, donne e uomini, che sentano, pensino e agiscano in modo nuovo. Che non usino le loro facoltà e le loro doti intellettive e fattive solo per arricchirsi personalmente ma anche per elevare l’umanità e condurla a una nuova prospettiva, quella del vita tua, vita mea. Innovatori consapevoli capaci di generare gratitudine.

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