Il mattino ha l’oro in boccaSmart working, marito e figli a casa, la tragicommedia di una mamma ai tempi del coronavirus

Potrebbe passare per un sequestro di persona se non ci fosse in ballo il Covid-19. Più del contagio, i genitori sono preoccupati di come ammazzare il tempo con i “ragazzi”. Che poi qualcuno se lo ricorda, esattamente, che cosa significa dividere un bagno con una tredicenne?

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Potrebbe passare per un sequestro di persona se non ci fosse in ballo il coronavirus. Dopo il primo giorno trascorso praticamente barricata in casa a lavorare con due figli e il marito, credo di poter tranquillamente affermare che se i sette giorni di chiusura delle scuole si moltiplicheranno per due e diventeranno 14 resterà una persona sola in famiglia. Anche perché qualcuno ha deciso che questa fine di febbraio 2020 passerà per il momento d’oro dello smart working, il lavoro agile, intelligente. Il che, in parole povere, significa che se uno dei due lavora per una multinazionale, l’altra è condannata ad accettare che anche lui lavori in remoto, cioè a casa propria. Quindi pretenda un silenzio tombale tutte le volte che arriva una call, perché la call parte dagli Stati Uniti, o dalla Turchia, o da Israele o dalla Grecia e tutti chiedono: «Come va con il Covid-19?». E insomma, non bisogna allarmare i clienti. Anche se il seienne sta giocando alla Playstation e strilla l’unica volta in cui Lukaku infila un goal a Szczesny e segna un punto su quattro. Il mattino ha l’oro in bocca.

Ho letto da qualche parte che una collega che lavora da casa ha offerto ospitalità a casa sua ai bambini con genitori senza nonni o denaro sufficiente per pagare una tata otto ore al giorno per cinque giorni di fila: solo che a quel punto, valeva la pena mandarli a scuola. O no? Dopodiché io la stimo moltissimo perché deve avere una gran pazienza, un buon carattere e una casa gigantesca. Ma la invidio soprattutto per la dimora principesca, ecco. Ho il vago sospetto che le mamme che conosco siano genitrici degeneri come me e questo mi conforta, in un momento di panico come questo. Confesso che più del contagio siamo tutte preoccupate di come ammazzare il tempo con i “ragazzi”. Questi i messaggi che rimbalzavano su Whatsapp: «È stata una giornata lunghissima». «Ho stirato per quattro ore di fila per rilassarmi». «I soldi spesi per la babysitter sono i meglio spesi della mia vita». «A un certo punto ho mandato Giovanni e il consorte al parco: e pazienza se si beccano il virus, io non li reggo più». E così a metà pomeriggio, il parco delle Basiliche si è riempito di padri immusoniti e bambini festanti. Accanto ai bar che si sarebbero chiusi di lì a qualche minuto, teenager annoiati distruggevano i cassonetti della differenziata. Il mattino ha l’oro in bocca.

Che poi qualcuno se lo ricorda, esattamente, che cosa significa dividere un bagno con una tredicenne? In particolare con una tredicenne impegnata ad ammirare allo specchio i suoi vaporosi capelli biondi per quaranta minuti di fila? Appunto. I figli se li fai devi amarli. Lo so. Più che una quarantena questa è la nostra quaresima anticipata. È una pausa dal mondo. È il momento di auto-segregazione volontaria necessario a fare di noi esseri umani migliori. Infatti, io vorrei che in casa rispettassimo le regole dell’ ”isolamento domiciliare” praticate nella zona rossa intorno a Codogno e che oltre a lavarci le mani con il sapone (l’Amuchina è finita o costa 100 euro a barattolino e comunque non mi fiderei delle soluzioni fa-da-te che circolano online) dormissimo in letti separati. Che ognuno avesse il suo bagno tappezzato di palme o fenicotteri. E che tutti si dedicassero, a un certo punto della serata, alla lettura della Recherche di Proust o dell’Ulisse di Joyce. Poi, intorno a mezzanotte, arriva questo messaggio da un padre spiritoso: «Vendo tampone positivo per coronavirus. Quindici giorni a casa da soli, moglie e figli dai nonni, comprensivo di abbonamento Sky e Netflix e una cassa di birra. Scarsissime possibilità che venga la visita fiscale. Prezzo trattabile». Ma è una fake news.

Quanto a quelli che si sono riversati in massa a svaligiare l’Esselunga. Si capisce di che genere di persone stiamo parlando perché hanno svuotato gli scaffali della pasta Barilla e non della Rummo, mi ha fatto notare un amico su Twitter. In centro, invece, abitano i negazionisti pandemici perché qui i supermercati esibiscono ancora cibo in abbondanza, frutta e verdure fresche, chili di carne rossa e bianca. E non si sa ancora perché. Il mattino ha l’oro in bocca.

I virologi sostengono che il sistema immunitario di bambini e adolescenti reagisca meglio al coronavirus. Pare che anche se colpiti non vadano incontro a un’evoluzione grave della malattia: no, non si ammalano. Ciò nonostante mia madre ha preferito non averli intorno adducendo il pericolo che tra Lombardia e Piemonte, prima o poi, si creasse un cordone sanitario capace di dividerci dai nostri piccoli indemoniati e quindi era meglio non rischiare. Credo che sebbene non abbia né l’età di Donald Trump né di Bernie Sanders sia letteralmente terrorizzata all’idea di essere contagiata e quindi non correremo il rischio di fare un’esperienza da sfollati 3.0. Tocca restare a Milano senza happy hour, pure. Ho controllato.

Alle 18 in punto sono uscita per fare un giro di tutti i supermercati del quartiere (che di questi tempi è un po’ come coltivare la fissa per i cantieri dell’M4 che hanno gli anziani) e in corso di Porta Ticinese e sui Navigli i bar erano tutti chiusi. Serranda giù anche per i ristoranti di sushi («Per tutelare i nostri dipendenti»), la parrucchiera e la manicurista cinesi, aperte di solito fino alle 9 di sera. Intanto, mentre la Basilicata metteva in quarantena gli studenti che tornavano al paesiello da Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna e al Sud cominciavano a palesarsi i salviniani al contrario, quelli del respingimento da Nord, nelle varie chat (delle mamme, delle amiche, dei club di calcio o di quelli politici) si cominciava a litigare per qualunque stupido motivo. Anche se c’è un’emergenza in corso e nessuno, tranne gli stranieri, trova più le mascherine con il filtro 3M. O forse proprio per quello.

Siamo terzi nel mondo dopo la Cina (oltre 77mila) e la Corea del Sud (763) e primi in Europa con i nostri oltre 300 contagiati e 10 morti. La Lombardia è la nuova Chernobyl anche se il tasso di letalità registrato dall’Oms è dello 0,7% fuori Wuhan. E allora mi sono fermata a riflettere. Considerato che l’Italia è una Repubblica fondata (anche) sull’adulterio chissà che cosa sta accadendo nella red zone, ma anche in quella gialla. I cacciatori di virus, infatti, rintracciano tutte le persone con cui hai avuto dei rapporti. Setacciano ogni informazione su ogni tipo di device per capire dove hai preso il caffè, dormito e anche con chi hai passato del tempo, poco o tanto che sia. Foto, email, chat, date, orari, persone. Dicono che di solito chi è esposto a un rischio sanitario non ci pensi due volte a confessare le cose più incredibili, soprattutto a un medico. Quindi, anche se si celebrano messe in streaming e si accendono incensi al telelavoro è sorprendente constatare che, di questi tempi, ci sia una preoccupante carenza di storie di tradimenti e amanti o aspiranti tali. La psicosi da pandemia deve aver silenziato perfino le scappatelle. O la caccia agli untori le ha miracolosamente polverizzate? Forse siamo tutti monatti sentimentali. Dobbiamo restare uniti. Per l’emergenza virus. Il mattino ha l’oro in bocca.

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