Nuove radici A Milano il coronavirus non ha danneggiato il sistema di accoglienza dei migranti

Secondo un’inchiesta di Welcome Refugees, nonostante l’emergenza la rete di solidarietà regge e non registra particolari criticità

OLIVIER MORIN / AFP

Questa volta gli altri siamo noi. Per la prima volta, complice il coronavirus, gli italiani si ritrovano ad essere respinti alle frontiere altrui, ad essere quelli che vanno aiutati e rispediti “a casa loro”. «Il coronavirus è democratico» afferma Marzia Pontone, consigliere comunale e volontaria della Comunità di Sant’Egidio a Milano «perché il rischio colpisce italiani e non, allo stesso modo. Ma chi ne risente maggiormente sono i più vulnerabili». Le misure restrittive legate alla diffusione del virus hanno inceppato anche il sistema di accoglienza dei migranti, in Lombardia?

Unità di strada (con termometro)

Una parte fondamentale dell’assistenza agli stranieri in Italia è rivolta alle unità di strada. Alcune associazioni hanno dovuto interrompere le loro attività, come Genti di Pace. La Fondazione Progetto Arca è invece riuscita a garantire la funzionalità del servizio, seppure con una forte riduzione del numero di volontari. «Con le unità mobili escono solo gli operatori e infermieri: provvedono anche alla misurazione della temperatura a tutti quelli che mostrano sintomi sospetti», ci spiega Silvia Panzarin.

Welcome Refugees, associazione che si occupa di inserire giovani migranti all’interno di famiglie italiane, ci racconta che le attività degli operatori sono pressoché invariate, ma le maggiori difficoltà si hanno a livello organizzativo. Molti incontri sono stati annullati, il direttivo non può riunirsi e perfino una convention che era stata programmata per maggio rischia di essere cancellata. A livello pratico, molti dei ragazzi che sono stati accolti dalle famiglie grazie al loro progetto non vanno più a scuola ma lavorano, molti come muratori o magazzinieri, professioni che non sono certo adatte allo smartworking.

Didattica in tempo di emergenza

Dalla didattica all’assistenza agli anziani, per raggirare la quarantena c’è una sola strada: quella digitale. Nel centro di insegnamento dell’italiano a stranieri della Comunità di Sant’Egidio a Milano circa 400 studenti sono dovuti rimanere a casa. Le attività sono cessate già da domenica scorsa. «Stiamo però pensando a un sistema di smart learning attraverso internet per i nostri studenti, oltre a mandare i compiti tramite WhatsApp, come stiamo già facendo», racconta ancora Marzia Pontone. Hanno dovuto interrompere quasi tutte le iniziative legate alle attività sul territorio, incluso lo sportello legale e la caffetteria per i senzatetto, così come le Attività di Genti di Pace, organizzazione che porta stranieri volontari nei centri per anziani. L’obiettivo, però, è compensare velocemente la sospensione dei servizi. Per quanto riguarda le visite nei centri anziani, Sant’Egidio punta sulla comunicazione virtuale

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