Al supermercatoCosì l’etichetta ha superato il brand (e conquistato i clienti)

Prodotti bio, senza grassi saturi, dal commercio equo e solidale, con packaging compostabile: ormai le informazioni contenute sulle confezioni sono diventate preponderanti nella scelta dei consumatori. Mettendo in ombra lo stesso marchio

Una volta quando si compravano le banane, si compravano le banane. Punto. Oggi no; c’è chi le sceglie per la marca, chi perché provengono dal commercio equo e solidale, chi perché sono biologiche ecc. Questo vale per tutti i prodotti che compriamo.

Per un consumatore affamato di informazioni, una fonte molto ricca dove soddisfare queste sue esigenze è l’etichetta, il veicolo che trasmette questo carico di attributi di un prodotto.

I temi che occupano i ristretti spazi del packaging di un prodotto sono tanti, in continuo aumento. L’origine della materia prima – non solo per gli obblighi di legge – dopo aver lasciato il retro della confezione dedicato alle informazioni tecniche, spesso campeggia a pieno titolo sul fronte delle confezioni di pasta, latte e tanti altri prodotti.

Lo stesso vale per i claim che testimoniano l’italianità di un prodotto, che oggi viene comunicata anche da prodotti e produttori una volta emblema di altri stili di consumo.

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