La lezione tedesca contro i facinorosiComplotto, campionato falsato e altre miserie sul rinvio di Juventus-Inter

Nonostante il caos coronavirus, gli interisti protestano perché, poco sportivamente, volevano giocare la partita dell’anno senza i tifosi della squadra avversaria, dimenticandosi che la loro gara con la Samp non si è giocata a porte chiuse ma è stata, be’, rinviata. E hanno detto no a giocarla il 2

Giusto o sbagliato che sia dal punto di vista della salute pubblica, cosa che nessun commentatore della domenica è in grado di valutare, rinviare alcune partite di campionato ma non tutte non è sembrata una scelta molto sensata. La prima domanda da porsi, per esempio, è perché in Piemonte che ha meno casi accertati del Lazio non si può giocare a porte aperte mentre a Roma si scende regolarmente in campo? Ma anche, perché la serie B non ha modificato il calendario, nonostante le partite disputate in Veneto?

Il sospetto è che il rinvio di alcune partite che in un primo momento avrebbero dovuto giocarsi a porte chiuse sia stato dettato dall’importanza di Juventus-Inter e non esclusivamente da ragioni di ordine pubblico, che pure c’erano.

Domenica scorsa, gli interisti erano ben contenti che la loro partita casalinga con la Samp fosse stata rinviata, perché gli consentiva di arrivare al big match di Torino con una partita in meno nelle gambe e anche di schierare contro i liguri il loro formidabile portiere titolare. Nessuno degli indignati di queste ore aveva proposto allora di giocare Inter-Samp a porte chiuse, cosa che avrebbe costituito un precedente importante e avrebbe dato qualche ragione in più alle richieste interiste di giocare a Torino senza pubblico. Ma non l’hanno fatto, non si capisce dunque per quale motivo adesso gli interisti siano contrari a un secondo rinvio.

Una ragione ovviamente c’è ed è riassumibile nel vecchio adagio della botte piena e della moglie ubriaca: i nerazzurri avrebbero preferito giocare la partita scudetto con il vantaggio, diciamolo: poco sportivo, di affrontare la capolista senza i tifosi di casa, subito dopo aver riposato un turno sostenendo esattamente il contrario. Allo stesso modo, è ovvio che gli juventini avrebbero preferito giocare la gara in casa, davanti ai propri tifosi, e non concedere un inaspettato vantaggio ai nerazzurri.
Fosse successo al contrario, gara decisiva dello scudetto a San Siro senza i tifosi interisti, qualcuno avrebbe invocato l’invio dei caschi blu dell’Onu, se non vie più spicce.

Le soluzioni per giocare una partita regolare senza vantaggi né per l’uno né per l’altro, rispettando quanto stabilito dal calendario ovvero che Juventus Inter era prevista davanti ai tifosi bianconeri, erano due, anzi tre: giocare regolarmente a porte aperte, considerato che il divieto dell’ordinanza piemontese, al contrario di quella lombarda, scadeva il 29 febbraio e la partita avrebbe dovuto giocarsi il primo marzo, oppure giocarla senza tifosi provenienti dalle zone più contagiate (come sarà, almeno fino ad oggi, Juventus-Milan di mercoledì) o, infine, rinviarla.

La Lega Calcio e le autorità hanno scelto quest’ultima ipotesi, anche perché nessuno si è voluto prendere la responsabilità di giocare nel pieno di un’emergenza sanitaria italiana e globale che ancora non si capisce bene se è una cosa gravissima oppure contenibile: del resto, siamo il paese dove il principio di precauzione prevale su tutto e serve da scudo per evitare le inevitabili inchieste dei pm pronti a contestare reati di strage agli amministratori che non dichiarano almeno lo stato d’emergenza.

La prima soluzione offerta, ha spiegato il presidente della Lega Paolo Dal Pino, è stata quella di giocare la partita a porte aperte lunedì, il giorno dopo. Ma l’Inter ha rifiutato, voleva proprio giocare senza i tifosi della Juventus.

Anche l’altra lamentela riguardo al rinvio a maggio, un mese intasato per gli interisti, vale poco: come l’Inter, anche la Juve a maggio potrebbe essere ancora in corsa in Europa e in finale di Coppa Italia, che peraltro oggi è stata tolta all’Olimpico di Roma e data a San Siro di Milano (Coppa Italia falsata!), mentre l’eventuale partita in più dei nerazzurri sarebbe proprio quell’Inter-Samp che non è stata giocata a porte chiuse, anche perché l’Inter non l’ha chiesto.

Quel che è più surreale è che queste miserie da curva sud hanno il sopravvento sui 29 morti, sui 105 in terapia intensiva, sui 401 ricoverati con sintomi, sui 543 in isolamento e sui, per fortuna, 50 guariti (dati della protezione civile alle 18 di sabato 29 febbraio).

Il calcio però resta uno sport bellissimo, nonostante le mele marce, e anche in un weekend come questo riesce a superare la follia cui abbiamo assistito in queste ore di emergenza nazionale. Ieri, per esempio, ha giocato a porte aperte una splendida Lazio contro un bel Bologna: una gran bella partita vinta dai biancocelesti, ora in testa alla Serie A. Il fenomenale Liverpool, poi, ha perso 3-0 col Watford, mentre i giocatori del Bayern Monaco hanno dato una grande lezione di sportività smettendo di giocare la partita contro l’Hoffeinem, in segno di protesta nei confronti dei propri tifosi che insultavano pesantemente il presidente avversario. Questo atto di civiltà sportiva è successo sul campo in Germania, con il Bayern che per questo ha corso il rischio di perdere a tavolino, ma non la faccia. Dovremmo fare in modo di importare questa civiltà sportiva anche in Italia, magari estendendola ai facinorosi sui social.

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