Atti, opere e omissioniReddito di cittadinanza: Mimmo Parisi confeziona a modo suo i dati su chi ha trovato lavoro

Secondo l’ultima nota di Anpal, i beneficiari del sussidio che “hanno avuto un rapporto di lavoro” sono 39.760. Dall’agenzia del guru dei Big Data non dicono né che si tratta solo del 4,3% del totale dei collocabili, né quanto durano i contratti, molti dei quali non sarebbero più neanche attivi

“I beneficiari del reddito di cittadinanza che hanno avuto un rapporto di lavoro dopo l’approvazione della domanda sono 39.760”. Numeri e parole diffusi nel giorno di San Valentino dall’Agenzia nazionale per le politiche attive, preceduti da un’intervista rilasciata alla Stampa in cui il presidente di Anpal Mimmo Parisi si mostra così entusiasta che dice: “Non è uno scherzo, e i numeri stanno crescendo”. E così non si sono fatti attendere gli applausi della ministra grillina del Lavoro Nunzia Catalfo, che dai suoi profili social ha parlato addirittura di una “bellissima notizia”. Ma sarà così? I dati diffusi rivelano, in realtà, più di una informazione mancante, e per giunta qualche errorino di calcolo. D’altronde è da tempo che in Parlamento sono state presentate interrogazioni alla ministra, anche da parte di membri della maggioranza, che fanno appello alla trasparenza dei dati sul sussidio.

Anzitutto, il professore italoamericano esperto dei big data, abilmente comunica solo l’aumento dei contratti di lavoro sottoscritti dai beneficiari del reddito rispetto alla rilevazione del 10 dicembre 2019: +38,2 per cento, pari a 11mila in più. Ma, proprio come nell’ultima comunicazione di Anpal, altrettanto abilmente dimentica di dire che ad aver avuto un rapporto di lavoro sono 39.760 percettori sul totale dei 908.198 attivabili per il lavoro. Non bisogna essere un guru del Mississippi per dire che, a conti fatti, quelli che hanno un lavoro sono solo il 4,3% di quei soggetti collocabili che stanno incassando il sussidio (e si scende all’1,7% se si considerano tutti i beneficiari). Una percentuale, spiegano gli stessi addetti alle politiche attive di Anpal, che fa parte della «naturale ricollocazione» nel mercato del lavoro di chi ne era temporaneamente uscito. Nessun balzo in avanti dovuto alla operosa macchina di Parisi. Si tratterebbe più che altro di gente che autonomamente ha trovato un lavoro.

E anche se si considerano solo quelli che hanno sottoscritto i patti di servizio, che sono 262.738, si arriva a un modestissimo 15%. D’altro canto, i navigator hanno cominciato a svolgere le proprie attività nei centri per l’impiego a settembre 2019, sei mesi dopo le prime richieste del reddito. E l’assegno di ricollocazione non è ancora partito. Per cui è irrealistico che le ricollocazioni siano opera dei 3mila che hanno vinto il concorso a giugno. Guardando i dati, tra l’altro, si evince che quasi il 54% ha trovato un lavoro entro sei mesi dal riconoscimento del beneficio. Quindi prima ancora della chiamata da parte dei centri per l’impiego. «È molto più probabile che i beneficiari si siano ricollocati da soli come spesso accade», spiegano gli stessi operatori dei centri per l’impiego.

Ma torniamo ai dati diffusi da Anpal. Tra quelli che sono entrati nel mondo del lavoro – recita il comunicato diffuso dell’Agenzia guidata da Parisi – il 65,2% ha trovato un’occupazione a tempo determinato, il 19,7% a tempo indeterminato, il 3,9% in apprendistato. Anche qui non serve essere un esperto di Big Data, fare la somma e scoprire che il totale non fa 100. Arriviamo all’88,8%. Cosa si anniderà in quel restante 11,2%? Solo in una tabella della nota in allegato si parla di “contratti di collaborazione” al 2% e “altro” al 9,2%. Senza specificare cosa sia questo “altro”. In compenso, quando vengono invece riportati i dati sul tempo intercorso dalla presentazione della domanda e l’inizio del rapporto di lavoro e quelli sulle suddivisioni per età e genere, con le percentuali si arriva a 100,1%. Meglio abbondare, non si sa mai.

Ma il problema, oltre gli errori da penna rossa, è che i dati sono tutt’altro che chiari. L’espressione “alla data del 10 febbraio 2019 i Beneficiari del reddito di cittadinanza che hanno avuto un rapporto di lavoro dopo l’approvazione della domanda sono 39.760” segnala sì l’attivazione di contratti attraverso le comunicazioni obbligatorie, ma non dice se quei contratti sono già scaduti o sono attualmente attivi, né che durata hanno o hanno avuto. Se di un giorno, una settimana, un mese, tre mesi. «Da fonti interne», dicono restando anonimi gli operatori di Anpal, «sappiamo che la gran parte di questi rapporti di lavoro non è attualmente attivo. Sono contratti di brevissima durata e la nota non ha riportato questi dati fondamentali».

Anche perché, come lo stesso Parisi spiega nell’intervista alla Stampa, «adesso incominceremo l’avvicinamento al mercato del lavoro. Dalla prima settimana di marzo i navigator avvieranno un contatto diretto con le imprese per raccogliere le offerte di lavoro e creare una banca dati per fare “matching”». Da settembre ad oggi, in assenza del sistema informativo di incontro domanda/offerta di lavoro, in sostanza il ruolo dei navigator – come raccontano loro stessi – è stato esclusivamente di supporto allo smaltimento delle pratiche amministrative dei centri per l’impiego, dando una mano agli operatori soprattutto nelle attività che niente hanno a che vedere con il reddito di cittadinanza. Tant’è che, stando ai dati di Anpal, solo 529mila beneficiari sono stati convocati finora e solo 262mila hanno sottoscritto il patto per il lavoro. Vale a dire che mancano ancora all’appello oltre 640mila soggetti da convocare. E quando la nota di Anpal dice che i navigator “hanno offerto ai beneficiari Rdc presi in carico nei piani personalizzati 9.534 vacancies e/o opportunità formative/orientative” non si capisce con quali strumenti lo abbiano fatto e quanti dei colloqui eventualmente fissati siano andati a buon fine con una assunzione.

Omissioni e inesattezze che preoccupano, visto che lo stesso Mimmo Parisi in Mississippi è stato più volte accusato di manipolare i dati raccolti dal suo laboratorio Nsparc su salari e redditi per dipingere una realtà più rosea, in linea con le politiche governative. “Meet Mimmo Parisi, the political powerbroker who uses ‘alternative data’ to paint a rosier picture of Mississippi”, titolava il Mississippi Today lo scorso 28 marzo. Quasi un anno dopo, Parisi, appena rientrato proprio dal Mississippi, ha commentato così i dati diffusi: «Questi dati dimostrano che la fase 2 del reddito di cittadinanza è più che partita… In queste stesse ore abbiamo siglato anche un’importante intesa con le parti sociali per la stabilizzazione dei precari storici di Anpal Servizi. È un chiaro impegno a valorizzare ancor di più le politiche attive del lavoro e il rilancio dei servizi per l’impiego». Ma anche su quest’ultimo punto i numeri non tornano: in una nota dello stesso ministero del Lavoro viene fuori che la stabilizzazione siglata vale in realtà solo per 500 dei 654 precari storici in Anpal. Come fanno notare dalle Clap, sono pur sempre più dei 400 che voleva assumere Parisi con il suo piano, ma non sono tutti, così come previsto invece dalla legge. Per giunta, nonostante sia ancora aperto l’iter legislativo del Milleproroghe, che contiene gli emendamenti di maggioranza con le risorse aggiuntive per la stabilizzazione completa. I conti, anche qui, non tornano.

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