OssignurHo sposato un’attivista dell’Ocean Viking: pregiudizi e retropensieri nell’Italia 2020

Mesi di martellante campagna di criminalizzazione hanno intaccato anche le coscienze più liberali. Raccontare di qualcuno che si spende in prima persona, a bordo delle navi, a favore di chi cerca una vita migliore, spesso provoca solo imbarazzo e fastidio

ANNE CHAON / AFP

Esiste una condizione peggiore di quella dell’italiano reduce da Wuhan e confinato alla Cecchignola per accertamenti (e noi gli auguriamo ogni bene). È la condizione di chi ha sposato un attivista, con o senza apostrofo, delle Ong del mare. È la mia condizione. Dico peggiore perché non è temporanea. Fine quarantena mai.

Entro in un bar del centro di Milano, e un cliente si sta lamentando sottovoce col proprietario. Ce l’ha col nero che staziona sulla porta a vendere accendini: «Cosa vuole – dice – li lasciano qualche giorno in mare, ma alla fine sbarcano tutti in Italia». Li interrompo: «Guardate che mia moglie è a bordo dell’Ocean Viking. Sta scrivendo un libro sulle Ong. Hanno salvato 400 persone che stavano per annegare». Il barista mi guarda sgomento, alza le mani in segno di resa: «Per carità, fanno benissimo. Ma poi quelli vengono qui a rompere le balle. Ti inseguono, ti toccano finché non gli dai qualcosa. Sarebbe meglio che restassero a casa loro». Potrei fargli notare che lui è di Caserta ed è venuto a Milano a cercare lavoro. Ma lascio perdere. L’altro avventore se ne va scuotendo la testa, una signora di fianco a me fruga nella borsetta forse alla ricerca della mascherina. La mia tazzina viene rimossa velocemente dal bancone e lavata a parte.

Anche la tabaccaia del quartiere non si mostra molto simpatetica. «Su una nave, la signora? In crociera?» «No, era sulla Mare Jonio di Mediterranea, sa quelli che soccorrono i migranti». «Ossignùr!», fa lei – e alza gli occhi al cielo, pensando a tutti quei nègher. Solo in apparenza meno ostile un’altra negoziante: «Caterina ha il cuore troppo puro!» dice con un sospiro di commiserazione. La vede come una specie di Cappuccetto Rosso, destinata a finire nelle fauci del lupo di mare, in combutta coi trafficanti. E dire che siamo a Milano, la Milano aperta e solidale di Beppe Sala. Figurarsi a Cisano Bergamasco, dove la Lega sfiora il 55%.

Ma perfino negli ambienti borghesi, alle cene dell’élite, l’imbarazzo è palpabile. I più vengono colpiti da afasia, il boccone gli rimane nella strozza e annaspano alla ricerca di una frase qualunque per trarsi d’impaccio. «Mmmmh, interessante…». Poi si voltano verso un altro commensale e cambiano discorso. Certi invece si limitano a guardarti con un lampo di sincero cordoglio negli occhi. Come se la tua consorte svolgesse un’attività inconfessabile, che so, la foreign fighter dell’Isis, o l’assistente sociale a Bibbiano. O se praticasse uno sport estremo, tanto rischioso quanto demenziale. Poveraccio, quella matta fa bungee jumping. Anzi no, si lancia dalle montagne con la tuta alare. I più affettuosi chiedono rassicurazioni: «Ma adesso è tornata, vero?».

Oh, naturalmente non mancano quelli che manifestano solidarietà senza riserve. Gli amici veri che si congratulano e ti scrivono «che brava!» su Whatsapp. Ma sono pochi, troppo pochi. Su questo tema regna ancora una reticenza piena di arrière pensées e di pregiudizi non ben smaltiti. Anche da parte di persone civili, educate, di sinistra. Mesi di martellante campagna di criminalizzazione delle Ong hanno intaccato le coscienze più liberali, lasciando una torbida scia di dubbi e di sospetti.

Non basta la richiesta di archiviazione per Casarini e Marrone della Procura di Agrigento. Ci vuol altro che un magistrato onesto per estirpare dalle nostre sinapsi l’idea che chi soccorre in mare della povera gente in fuga dalle guerre e dalla miseria sia in qualche misura imputabile di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Un “taxista del mare”, un “vicescafista”, se non un mercante di schiavi. Nel migliore dei casi, un “nemico interno”, un estremista, una inconsapevole quinta colonna di Salvini. Una figura, comunque, assai meno rispettabile dei volontari delle ambulanze, della guardia costiera e della protezione civile, che pure fanno lo stesso mestiere: salvare vite umane. Per superare tutto questo avremmo bisogno di una vera e propria archiviazione culturale, di una bonifica del discorso pubblico che getti nella monnezza le bugie sovraniste: ma chi dovrebbe farla, in primis il Pd, sull’argomento continua a scantonare, per timore di regalare voti agli avversari. È vero che in Emilia-Romagna l’abbiamo sfangata, però aspettate, adesso c’è la Toscana, la Campania, la Puglia…

E intanto la quarantena continua. Si potrebbe parafrasare quella vecchia battuta sui giornalisti: “Non dite a mia madre che lavoro sulle navi delle Ong. Lei crede che suoni il pianoforte in un bordello”.

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