Ghigno di taccoRenzi è scappato, è vinto, è battuto, ma allora perché restano tutti appesi alle sue mosse?

Talk show imbizzarriti, giornali preoccupati, portavoce dei leader furibondi, ministri scocciati, peones impauriti. Partiti e mass media si stanno incartando. La domanda che circola nei sacri palazzi della politica è una sola: «Ma tu hai capito cosa vuole fare?»

Ma se Matteo Renzi conta il 3-4% perché occupa i pensieri di tutta la politica italiana? Questo è il mistero che la politologia fatica a svelare, giacché, razionalmente, un piccolo gruppo parlamentare non dovrebbe spaventare più di tanto – basta un po’ di astuzia bettiniana per neutralizzarlo, giusto? – e soprattutto dato che l’inscalfibile istinto di sopravvivenza del Parlamento dovrebbe vincere facile contro il neo-rottamatore. Eppure la domanda che circola nei sacri palazzi della politica è una sola: «Ma tu hai capito cosa vuole fare Renzi?». Lo chiedono i parlamentari d’opposizione a quelli della maggioranza, i parlamentari della maggioranza a ad altri parlamentari della maggioranza, un po’ tutti i parlamentari ai cronisti parlamentari: «Ma tu, che cosa sai?». È proprio così: la Politica non ci sta capendo niente.

Effettivamente Renzi in queste ore sembra il Rick di Casablanca di cui un personaggio del film dice: «Curioso quel Rick, non si sa mai cosa vuole». A differenza di Humphrey Bogart però il leader di Italia Viva ce l’ha tutti contro. Talk show imbizzarriti, giornali preoccupati, portavoce dei leader furibondi, ministri scocciati, peones impauriti. Lui sembra prenderci gusto: l’Italia politica di sta incartando parlando solo di lui. Assapora il “rimbalzo” dell’odio degli altri, cioè il rinsaldarsi dell’amore dei suoi. E si gode, da vero bricoleur della politica, lo spettacolo di un quadro parlamentare simile a un puzzle da smontare e rimontare.

C’è in usati giorni un po’ un clima da 1997, quando Francesco Cossiga si mise a giocare con una situazione politica traballante, smontando e rimontando il Lego dei partiti, tramando contro Prodi e tifando D’Alema con condimento bertinottiano, s’inventò l’Udr, si mise d’accordo con Mastella, Cossutta,i socialisti, La Malfa junior, fece un gran movimento e alla fine riuscì a portare il capo dei post-comunisti a Palazzo Chigi. Ma quello era un disegno chiaro sia pure con tratti di irragionevolezza. Con Renzi invece è tutto piuttosto buio.

La cosa che si vede a occhio nudo è che il suo protagonismo è costante come un martello pneumatico anche e soprattutto grazie al vuoto di iniziativa di un governo che solo negli ultimi giorni si è messo a lavorare con i mitici “tavoli”, a dire il vero ancora interlocutori, dove tutti scrutavano i renziani per capire le intenzioni del Capo. Tutti aspettano Porta a Porta di stasera per sentire che dirà “il fiorentino”, come lo chiama Bettini. E lui gode. Si becca pure due parlamentari: una da LeU (Michela Rostan) e uno dal Partito democratico (Tommaso Cerno). Tanto per un bel pezzo non si voterà, dato che siamo in un anomalo semestre bianco e in autunno c’è la legge di bilancio e poi ancora qualche mese e poi c’è il vero semestre bianco… Non ha torto dunque quando dice che se Conte cade si farà un altro governo. Un Conte ter alla Casalino? E Renzi va a divertirsi all’opposizione. Un altro premier? Sarebbe felice. Per uno che ha il 4 per cento dei sondaggi la situazione è abbastanza divertente. Ma solo contro tutti, è dura.

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