The AmericansEcco perché Putin sta aiutando sia Trump sia Sanders

L’intelligence avverte che i servizi russi stanno ancora interferendo sul processo democratico Usa, a favore del presidente e del socialista. I due sono molto diversi, ma dividono la società americana e accusano il sistema di essere corrotto. Esattamente quello che vuole il Cremlino

L’intelligence americana sa che i colleghi russi stanno interferendo, di nuovo, sulle elezioni americane di quest’anno, con strumenti diversi rispetto a quelli del 2016, quando agirono attraverso la fabbrica dei troll di San Pietroburgo che acquistava pubblicità su Facebook, e con metodi ancora più sofisticati rispetto a quelli delle elezioni di metà mandato del 2018, quando utilizzarono account iraniani per far ricadere la responsabilità sul regime degli ayatollah.

Gli apparati di sicurezza americani sono in allerta, ma la sottovalutazione pubblica del problema che ne fa il presidente Donald Trump, il quale ha appena licenziato il direttore della National Intelligence perché aveva informato il Congresso, non aiuta ad affrontare l’attacco russo al processo democratico americano.

I fatti sono che, secondo l’intelligence americana, i russi stanno aiutando sia Donald Trump sia Bernie Sanders. Al contrario di Trump, Sanders ha preso subito le distanze dall’interferenza del Cremlino, a sottolineare la differenza tra lui e il presidente. Resta da capire, però, per quale motivo Vladimir Putin si sta adoperando per favorire proprio loro due.

Di Trump in realtà si sa: è il presidente che ha indebolito e quasi smantellato la formidabile rete di istituzioni e di rapporti internazionali costruita nel Dopoguerra grazie alla quale Washington ha guidato il mondo libero. L’America First di Trump vuol dire lasciare un ampio spazio di manovra geopolitica ad altri aspiranti attori, tra cui la Russia. L’Europa è ciò che davvero interessa a Putin perché una cosa è avere un’Europa unita e in salute alle proprie porte, capace di essere attraente per gli ex paesi dell’Est, un’altra è averla divisa, in ritirata e senza il sostegno anche militare degli americani.

Più controverso, invece, il motivo per cui il Cremlino sta cercando di aiutare Sanders. Il senatore del Vermont ha un passato, ormai lontano, da amico di Mosca: ha fatto il viaggio di nozze in Unione Sovietica, nella città di Yaroslav gemellata a Burlington di cui era sindaco, cantandone esplicitamente le lodi (ci sono i video in cui si cimentava anche in canti popolari), si è opposto alla politica estera americana durante la Guerra Fredda, ha spiegato che le code per il pane in Unione Sovietica erano una cosa positiva perché voleva dire che anche i poveri potevano mangiare e non ha mai trovato il modo di andare a trovare il più importante dissidente sovietico, Aleksandr Solgenitsin, l’autore di “Arcipelago Gulag” che viveva a un centinaio di chilometri da casa sua in Vermont. Più recentemente, Sanders ha votato più volte contro le sanzioni americane alla Russia ed è stato sfiorato dal Russiagate quando si è scoperto che il manager della sua campagna elettorale del 2016, Tad Devine, in precedenza aveva lavorato con lo stratega di Trump Paul Manafort, ora in carcere per il Russiagate, per aiutare il candidato pro Cremlino Viktor Yanukovych a diventare presidente dell’Ucraina.

Ma le ragioni per cui i servizi di Putin lo preferiscono agli altri candidati democratici non sono queste. Secondo il New York Times, gli apparati di sicurezza americani e gli esperti di Russia sostengono che gli aiuti sia a Trump sia a Sanders si spiegano innanzitutto perché il presidente repubblicano e il favorito democratico rappresentano la parte più polarizzata dei rispettivi partiti e perché entrambi possono vantare sostenitori fanatici noti per per la loro passione e quindi più facilmente influenzabili dai troll russi, dai disinformatori professionali e dagli hacker che cercano di fomentare ulteriori divisioni nella società americana.

Sempre secondo il giornale di New York, è vero Trump e Sanders sono in disaccordo quasi su tutto, anche se per Steve Bannon sono entrambi populisti contro le élite globaliste, ma è altrettanto vero che sia l’uno sia l’altro credono che gli Stati Uniti siano eccessivamente coinvolti fuori dai confini nazionali e per questo è improbabile che proveranno a fermare in modo deciso i piani del Cremlino per riconquistare influenza nel mondo, dall’Europa dell’Est al Medio Oriente.

Insomma, per Putin il migliore esito delle primarie democratiche è la vittoria di Sanders, in modo che lo scontro finale di novembre possa essere tra il presidente di America First e il radicale che vuole fare la rivoluzione socialista, peraltro mentre entrambi gridano che il sistema americano è profondamente corrotto e, quindi, non migliore di altri modelli. A leggere gli ultimi tweet di Trump, anche la Casa Bianca tifa Sanders, chiamato «Crazy Bernie» Bernie il pazzo, perché lo considera il candidato democratico più facile da battere. Forse lo pensa anche Putin, di certo crede che chiunque dei due vinca al Cremlino si potrà brindare.

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