La cabina di regia per il Made in ItalyIl piano (e i soldi) per aiutare il sistema Italia colpito dal coronavirus

Giovedì vertice con Macron per rilanciare l’export. Martedì alla Farnesina si riunisce la cabina di regia per il commercio estero, con la strategia integrata per le nostre esportazioni e, grazie a Calenda, anche con 300 milioni di euro da spendere

Afp

Dopo una settimana monopolizzata dal Coronavirus, la diplomazia italiana cerca di tornare alla normalità. L’occasione è il trentacinquesimo vertice italo-francese di giovedì a Napoli alla presenza di 11 ministri, i presidenti Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron, che poi hanno cenato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fino a martedì sera il summit era in forse ma alla fine il governo italiano ha confermato un impegno previsto da mesi anche per dimostrare di aver superato la fase più critica della crisi sanitaria. Soltanto il ministro della Sanità Roberto Speranza era assente per evidenti motivi di agenda.

A suo modo anche il vertice in sé segna un ritorno alla normalità, visto che l’incontro bilaterale, pensato come annuale alla sua origine, non si era tenuto né nel 2018 né nel 2019 a causa dei pessimi rapporti tra i due paesi durante il primo governo Conte. Senza Matteo Salvini, e con Luigi Di Maio convertito al macronismo «La visita ai Gilet gialli è il passato, oggi le relazioni sono migliorate», ha detto al Monde, tutto è più semplice. Anche ragionare su un nuovo accordo bilaterale, il famoso trattato del Quirinale evocato da Macron e Gentiloni nel settembre 2017 a Lione in occasione dell’ultimo vertice intergovernativo. Nulla di concreto da questo punto di vista, ma le due delegazioni ne hanno brevemente discusso e l’obiettivo è arrivare alla firma alla fine di quest’anno.

Con il governo francese, infine, l’Italia condivide le preoccupazioni sul mancato accordo per il budget europeo: «I rapporti sono molto più buoni di quanto viene raccontato, soprattutto c’è sintonia sulla strategia da tenere in Europa. Italia e Francia hanno un evidente interesse comune sulla flessibilità di bilancio e condividono che sia necessario un gran piano di investimenti europeo» sottolinea un diplomatico francese. Una posizione in effetti molto vicina a quella del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che, intervistato da Radio 24, ha detto che l’Italia è pronta a «utilizzare gli spazi di flessibilità» concessi dalle regole europee per affrontare le conseguenze del Coronavirus e rilanciare la crescita asfittica del paese. Avere Parigi dalla stessa parte non è banale.

Per completare il rilancio post epidemia la Farnesina lavora anche a un dossier che dovrebbe avere ricadute importanti sull’economia italiana, e in parte provare ad arginare i contraccolpi del panico creato dalla malattia. Il 3 marzo si riunirà la cabina di regia per l’internazionalizzazione e il commercio estero, un’iniziativa in comune tra il ministero degli Esteri e quello dello Sviluppo economico, progettata dall’allora ministro Carlo Calenda, che ha come obiettivo il sostegno all’export italiano e alle aziende che operano all’estero. Alla Farnesina ci saranno anche il ministro Gualtieri, il presidente di Confindustria e i leader delle associazioni di categoria.

L’Istituto per il commercio estero (Ice), è passato sotto il controllo del ministero degli Esteri grazie a Luigi Di Maio, che vuole dunque sfruttare le potenzialità di un’agenzia che adesso dispone di un budget di 300 milioni di euro (130 di quest’anno e 140 non utilizzati l’anno scorso). L’idea, spiegano dall’entourage del ministro, è «allocare queste risorse verso nuovi mercati maturi su cui dirottare e sostenere le esportazioni» che subiranno un fisiologico ridimensionamento nei paesi alle prese con il Coronavirus, in particolare la Cina.

In più, secondo il documento strategico preparato dal governo, per alcuni mercati si intende procedere a veri e propri «piani industriali di sostegno all’export e all’internazionalizzazione, di respiro pluriennale» con «un ventaglio di azioni attuative, comprendenti missioni (di sistema e settoriali), iniziative di formazione, piani di comunicazione integrata, pacchetti ad hoc di sostegno finanziario». Si tratta di Cina, Stati Uniti, Giappone, Canada, Russia e India. Il ministro Di Maio intende organizzare dei viaggi «di sistema» con delegazioni molto ampie che comprendano le imprese interessate, università, centri di ricerca e altri ministri.

Visite complicate che necessitano di una lunga preparazione. Per le missioni di sistema il documento sull’internazionalizzazione individua l’Arabia Saudita, il Brasile, il Vietnam, il Messico e l’India. Secondo le informazioni di Linkiesta, nel 2020 il ministro visiterà il Messico, molto probabilmente in tarda primavera, e incontrerà il primo ministro indiano Narendra Modi. Le due tappe non sono ancora confermate, ma sono considerate prioritarie. Alla Farnesina ragionano anche su una visita in Brasile, paese considerato importante per la fortissima presenza italiana (400 mila persone) e per il mercato interno molto popoloso, anche se difficilmente si riuscirà a organizzare una viaggio di sistema già quest’anno.

Per Luigi Di Maio questi viaggi rappresentano l’occasione per parlare alle aziende e muoversi su un terreno «a lui più congeniale» come spiegano spesso dal suo entourage. Tanto che nel documento si legge che «le missioni imprenditoriali a guida politica continueranno a rappresentare uno strumento fondamentale per perseguire obiettivi di visibilità e penetrazione a medio-lungo termine».

Certo, per completare il quadro il ministro dovrebbe assegnare la delega al commercio estero, che in sede di formazione del governo era stata promessa a Ivan Scalfarotto, sottosegretario Pd e ora in quota Italia Viva, ma diventata oggetto di grandissima rivalità con Manlio Di Stefano, del Movimento 5 Stelle e in quota Alessandro Di Battista. I Cinque Stelle, oltre al ministro, hanno anche il viceministro e, per prassi, non possono avere anche il sottosegretario più importante. Tuttavia il Pd non ha alcun interesse a litigare con i grillini per salvare un esponente del partito di Matteo Renzi, nonostante Dario Franceschini avesse confermato ai renziani che l‘accordo di governo prevedeva le deleghe a Scalfarotto. Che quindi potrebbe essere sacrificato. Di Maio finora non ha affidato le competenze, almeno formalmente. Ma tutto lascia pensare che a breve sceglierà il suo compagno di partito Di Stefano. Se così fosse, le dimissioni di Scalfarotto saranno pressoché certe.