Pregare da soliAnche la religione si adatta al coronavirus

Le funzioni religiose sono state stravolte dall’epidemia, e tutti i culti stanno concedendo strappi alle regole mai visti prima d’ora. Ebrei, cristiani e musulmani cambiano le abitudini grazie alla tecnologia

(Handout / VATICAN MEDIA / AFP)

Nella prima sera di Pesach, la Pasqua ebraica, le famiglie si riuniscono a cena per celebrare il seder: una serie di azioni simboliche, benedizioni, la lettura corale dell’Haggada, il racconto dell’uscita degli ebrei dall’Egitto. L’inizio della Pasqua ebraica arriva quest’anno l’8 aprile, nel mezzo di una pandemia che costringe gran parte della popolazione mondiale all’isolamento domestico.

La minaccia sanitaria e il distanziamento sociale, comandamento assoluto di questa nuova era, spingono i leader delle tre religioni monoteiste ad appoggiare misure che fino a qualche settimana fa sarebbero state impensabili. Così, 14 rabbini ortodossi sefarditi hanno firmato in Israele un pronunciamento che permette di celebrare il seder pasquale in videoconferenza attraverso l’utilizzo di piattaforme come Zoom, per permettere alle famiglie di rimanere unite in un momento difficile ma pur sempre di festa.

E per non lasciare da soli gli anziani. Il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett, in un video di pochi giorni fa, è stato categorico: la forma più cruciale benché dolorosa di distanziamento sociale per arginare il virus è quella tra giovani e anziani.
Un altro rabbino sefardita, sempre in Israele, ha raccomandato ai fedeli di non spegnere gli smartphone il sabato, come vorrebbe la Halachà, la legge religiosa ebraica, per poter così ricevere le notifiche del governo sull’emergenza Covid-19.

Di Moed, i giorni di festa solenne come la Pasqua, nel mondo ebraico sono proibiti tutti i lavori, e anche l’utilizzo di dispositivi elettronici, come durante lo Shabbat. La dispensa rabbinica ha già innescato polemiche in Israele, dove il rabbino capo ashkenazita David Lau ha definito la decisione «irresponsabile» e «oltre il ridicolo».

Nel paese, dove ci sono stati finora oltre 2.500 contagi e almeno otto vittime per Covid-19, il governo ha imposto come in Italia l’isolamento domestico e vieta gli assembramenti di più di dieci persone. Servono dieci uomini adulti per raggiungere il minian, il numero minimo di persone per la preghiera pubblica e collettiva al tempio.

La diffusione del coronavirus ha comunque chiuso le sinagoghe, come ha serrato le chiese e le moschee. E impedisce un po’ ovunque raggruppamenti, relegando la religione al luogo del privato.L’emergenza cambia le abitudini religiose dei fedeli di tutto il mondo in un momento in cui le popolazioni si appoggiano alla fede per far fronte a una crisi senza precedenti, che genera angosce e smarrimenti, crea incertezze sul futuro, minaccia la salute e il destino di familiari, parenti, amici.

I credenti adattano così la propria spiritualità ai nuovi tempi, mentre i riti di sempre dall’ebraismo, all’islam al cristianesimo perdono il senso rassicurante della collettività. Nella storia dell’islam l’adhān, la chiamata alle cinque preghiere giornaliere, è rimasto invariato. «Affrettatevi alla preghiera» grida il muezzin dai minareti dell’intero mondo musulmano, da secoli. Oggi, a causa della pandemia, in Turchia e in Algeria aggiunge: «Pregate a casa».

Le moschee sono state chiuse nella maggior parte dei paesi islamici, anche se le polemiche da parte delle realtà più conservatrici non mancano. Gli imam continuano a fare i loro sermoni il venerdì a porte chiuse, e a diffonderli dagli altoparlanti delle sale di preghiera. La monarchia saudita, custode dei luoghi sacri all’islam di Mecca e Medina, ha preso una decisione storica senza precedenti sospendendo i pellegrinaggi, mentre l’Iraq ha chiuso gli affollati santuari di Najaf e Kerbala.

L’improvvisa irruzione del coronavirus trasforma anche la vita religiosa di milioni di cristiani ovunque nel mondo. La Via Crucis in diretta sulla televisione locale, l’invito alla comunità di riconoscere i rintocchi delle campane accendendo una candela sul davanzale e recitando una preghiera sono le strade attraverso le quali monsignor Davide Milani, prevosto di Lecco, raggiunge in questi giorni i fedeli.

«Questa crisi centrerà le religioni più sul senso, sull’autenticità, sulla ricerca di una relazione viva con Dio, e meno sulla forma, meno sull’obbedienza alle norme», ci scrive in una chiacchierata su WhatsApp.

La ritualità si adegua intanto alla nuova normalità. E i media seguono di conseguenza: se non sorprende che Tv2000, l’emittente della Conferenza episcopale italiana, mandi in diretta ogni giorno la messa celebrata dal Papa, racconta sicuramente un adattamento ai tempi la riprogrammazione con le dirette di Rai1, Canale 5 e radio RTL 102.5. 

La celebrazione dell’Angelus di Papa Francesco in streaming dalla biblioteca del Palazzo Apostolico è stato il segno forte di quanto la diffusione del coronavirus stia trasformando le abitudini religiose dei cattolici, la routine dei loro riti secolari. Il Pontefice pregherà oggi, 27 marzo, in una Piazza San Pietro completamente vuota, per invocare la fine della pandemia. Sarà solo accanto al crocefisso della chiesa di San Marcello, simbolo per Roma della vittoria della fede sulla peste del 1519: un’altra immagine senza precedenti che racconta la portata dell’emergenza.

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