Martedì il Super Tuesday Joe Biden ha stravinto in South Carolina e ha riaperto il duello con Sanders

All’ex vicepresidente di Obama serviva una vittoria convincente nello stato del sud, il primo con una larga fetta di elettori afroamericani, per dimostrare di essere il candidato democratico in grado di battere il senatore socialista

SCOTT OLSON / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Joe Biden ha vinto le primarie in South Carolina. Joe Biden è vivo. Risorto, si potrebbe dire. Durante il dibattito della scorsa settimana lo aveva promesso: vincerò in South Carolina. Il problema è che doveva vincere anche con un buon margine e così è stato, anzi è andato ancora meglio: alle undici di sera ora locale e con il 92% dei seggi scrutinati, i risultati lo davano al 49% contro il 19.7% del secondo arrivato Bernie Sanders (terzo arrivato, il miliardario Tom Steyer con il 11.4% ha annunciato il suo ritiro proprio subito dopo).

Un risultato che è abbastanza per guardare avanti e arrivare al Super Tuesday di martedì 3 marzo con slancio: in termine di delegati Sanders conduce con 56 ma Bidenè salito a quota 49. Il boato che esplode alle sette e zero uno – nel momento in cui sul mega schermo Biden è dato come il vincitore probabile – è un sospiro di sollievo collettivo da parte dei suoi sostenitori – non moltissimi, in realtà – radunati qui in una palestra di Columbia, la capitale dello stato.

Preceduto da James Clyburn che lo definisce non solo un ottimo candidato ma anche un uomo («la gente confonde bontà con debolezza», dice) Biden sale sul palco alle nove. «Grazie a voi, il cuore del partito democratico, abbiamo vinto e abbiamo vinto di tanto. Se sarò il candidato possiamo battere Donald Trump, mantenere Nancy Pelosi Speaker della Camera e riprenderci il Senato», dice, trovando anche il tempo di attaccare Sanders: «Abbiamo bisogno di un candidato democratico, davvero democratico, democratico da sempre, orgogliosamente democratico, Obama-Biden democratico».

E ancora: «Dobbiamo battere Trump senza diventare come loro». Un discorso bello, emotivo, improntato alla bontà e anche con una certa dose di energia («Rialziamoci, riprendiamoci il paese», urla alla fine) a siglare quella che è la prima vittoria elettorale in uno Stato per Biden.

Dopo la brutta prestazione in Iowa dove era arrivato quarto, l’imbarazzante in New Hampshire (quinto) e la deludente in Nevada (secondo), l’ex vicepresidente mette finalmente a segno una vittoria e di fatto riacciuffa per i capelli una corsa alla candidatura che sembrava quasi già assegnata a Bernie Sanders. In realtà non è una sorpresa: avendo il South Carolina una maggioranza di votanti democratici fatta di afroamericani, categoria di elettorato in cui Sanders non riesce a sfondare, Biden è sempre stato il favorito, in vantaggio in tutti i sondaggi di febbraio. In quello della Monmouth University, ad esempio, condotto dal 23 al 25 febbraio Biden aveva un vantaggio di 20 punti mentre gli altri sondaggi erano tutti intorno ai 18-16 punti percentuali. Fondamentale, come previsto, il voto afroamericano: Biden l’ha stravinto con il 64%.

Fondamentale, il giorno prima delle elezioni, l’endorsement di James Clyburn, l’afroamericano di più alto rango al Congresso e il più influente democratico del South Carolina. Come ha sottolineato James Carville, analista politico, «gli afro americani sono la seconda potenza democratica in termini di voto e questa sera la loro voce si è sentita».

E adesso? Nell’analisi post voto, un po’ tutti si sono chiesti che cosa succederà adesso, non tanto a Biden e Sanders, quanto piuttosto agli altri: Pete Buttigieg, Elizabeth Warren e Amy Klobuchar. Abbadonderanno prima di Super Tuesday o visto che comunque il voto è dopodomani resisteranno fino al 3 marzo e poi daranno l’annuncio? Perché di una cosa tutti ormai sono convinti: la corsa alla candidatura è ormai una faccenda a due.