La roulette di Boris JohnsonIl Regno Unito ha una strategia molto rischiosa per contenere il coronavirus

Il governo britannico non prenderà a breve misure drastiche di contenimento. L’obiettivo è che l’infezione si diffonda ma non troppo velocemente, in modo da controllare i malati e far sviluppare l’immunità di gregge alla popolazione. Se sbagliasse, la sanità potrebbe collassare

Simon DAWSON / POOL / AFP

Il Regno Unito è uno dei paesi europei meno colpiti dal coronavirus. Il 12 marzo conta 596 casi e 10 morti. Ieri pomeriggio il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha tenuto una conferenza stampa per spiegare la strategia che il paese intende adottare per affrontare l’epidemia di coronavirus che sarà «La più grande emergenza sanitaria per una generazione», ha detto. Il governo ha innanzitutto pregato i cittadini che accusano sintomi, anche lievi, di rimanere a casa per 7 giorni, e ha detto che potrebbe prendere misure per rallentare la diffusione del virus, come il divieto di eventi molto partecipati, ma per ora non è necessario.

Il Regno Unito tuttavia non chiuderà le scuole, ha detto Johnson, perché questa decisione potrebbe rendere la situazione anche peggiore. Subito dopo Johnson ha preso la parola Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico del governo, per dettagliare gli obiettivi da raggiungere nelle prossime settimane: in primo luogo allungare i tempi in cui arrivare al picco epidemico, per non saturare gli ospedali. In secondo luogo, una volta raggiunto, cercare di abbassarlo con misure via via più drastiche. L’idea del governo britannico è che non è «desiderabile» che la popolazione non contragga il virus, anzi. È necessario che il virus circoli per sviluppare anticorpi, l’importante è che non lo faccia troppo velocemente.

Il governo britannico ha comunicato che per adesso non intende prendere misure restrittive che intacchino la libertà di circolazione o la vita quotidiana di chi non mostra sintomi, dimostrando di non voler seguire le azioni degli altri governi, come quello italiano, prima del tempo. Richard Horton, direttore della rivista scientifica Lancet, ha scritto su Twitter che il governo sta giocando «alla roulette» con la salute delle persone, e non ha capito che le drastiche misure di contenimento sono necessarie a rallentare la diffusione del virus. In effetti sembra che la strategia di Johnson si basi sul cercare di controllare la diffusione del virus senza tuttavia prendere le misure necessarie per fermarlo fin da subito, in sostanza “scommettendo” sulla capacità del sistema sanitario britannico di reggere la pressione del picco epidemico e aiutare la popolazione a sviluppare così un’immunità di gregge contro il virus.

L’immunità di gregge, il meccanismo che consente alle popolazioni di proteggere gli immunodepressi grazie all’acquisizione di anticorpi contro un determinato virus da parte della maggioranza della popolazione, verrà effettivamente sviluppata nel mondo nei prossimi mesi. In genere questa si raggiunge con le vaccinazioni a tappeto, o con lo sviluppo di anticorpi. Il problema è cosa accade quando l’immunità di gregge non è ancora acquisita, e il picco epidemico fa riversare centinaia di malati nelle terapie intensive contemporaneamente. Se si accetta il rischio che molte di queste persone muoiano, l’immunità di gregge si raggiunge, ma a un prezzo altissimo.

Secondo Horton, Johnson e il suo staff non stanno prendendo in considerazione il rischio di saturazione delle terapie intensive del paese: «Il sistema sanitario nazionale non è preparato. Ho visitato oggi un ospedale e aveva già 19 pazienti in affetti da Covid in terapia intensiva». Come con la strategia francese, sapremo presto se il Regno Unito ha ragione o torto.

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