Fake newsItaliani popolo di preoccupati, diligenti e complottisti

Tra deliri antiscientifici, riscritture della storia, propaganda antisemita, Internet è come sempre il rifugio di chi preferisce non credere alla versione ufficiale. Il problema è che quella ufficiosa risulta ridicola

Gli italiani anche in questa circostanza hanno un qualcosa in più. Sono più preoccupati, più fiduciosi nelle iniziative del governo, più diligenti nel rispetto delle regole e anche più favorevoli (93%) a rinunciare ai diritti fondamentali pur di contenere il contagio da Coronavirus.

Ma secondo il sondaggio di BVA Doxa condotto anche su un campione di francesi, belgi e tedeschi, sono anche i più complottisti: per un italiano su quattro il virus è frutto di una forza esterna e solo il 47% propende per una causa naturale.
In Italia, insomma, le fake news, le dichiarazioni mai fatte e, persino le notizie vere travisate (vedi decreto pubblicato sulla G. U. Il 31 gennaio sull’allarme coronavirus e servizio di Leonardo del 2015 sugli esperimenti cinesi) risultano talvolta più credute e più credibili della realtà.

Insomma, no ai “giornaloni” ma sì al blog del calzolaio che “in rete” ha scoperto quello che nessuno vi dice,  o alla chat delle mamme della V B su Whatsapp, o alle rivelazioni che arrivano via Facebook o Messenger e che confidano la verità a milioni di perfetti sconosciuti. Con un curioso effetto di ritorno.

Il poco credibile e davvero deleterio suggerimento di lavare con la candeggina le zampe ai cani al ritorno dalla passeggiata per proteggersi dal Coronavirus ha fatto il giro completo ed è finito in tv, raccomandato seriamente in un programma di grande ascolto.

Di candeggina favoleggia anche un falsissimo decalogo attribuito alla Johns Hopkins University e diffuso via Whatsapp. Insieme ad affermazioni sul «calore che scioglie il grasso» come se il virus fosse una forma un po’ particolare di cellulite, spiega che: «Una miscela con 1 parte di candeggina e 5 parti di acqua dissolve direttamente la proteina, la scompone dall’interno». La «proteina» sarebbe il Coronavirus.

Perché alla fine gli ingredienti delle fake news e dei complotti che a un italiano su quattro appaiono più autentivi della realtà, sono, come nelle ricette contadine della nonna, pochi e semplici, sempre gli stessi variamente combinati.
Se ormai sappiamo tutto sul virus “scappato” o fatto evadere appositamente dai laboratori cinesi (o americani nella versione speculare della storiella) meno vista è la variante G5, sostenuta anche, ma non solo, da Rosario Marcianò, il guru delle scie chimiche.

Quella cioè che collega la nuova connessione dati al diffondersi del virus, che in realtà virus non sarebbe ma piuttosto l’effetto di un avvelenamento da onde elettromagnetiche causato dalle reti di nuova generazione.

La prova “regina” sarebbe ovviamente la decisione degli Stati Uniti di bandire l’uso della tecnologia 5G, senza che questo li abbia salvati, peraltro. Ma  a sostegno della tesi c’è anche il fatto che Wuhan, epicentro dell’epidemia, è stata la prima città nel mondo ad aver introdotto questa innovazione. Onore condiviso con altre 16 città pilota, ma tant’è. E quale riprova migliore il fatto che anche in Lombardia, regione martire del coronavirus in Italia, sia stato introdotto il 5G?

La teoria, molto diffusa via Messenger e Whatsapp, arruola come testimonial il famoso esoterista Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, nume della scuola steineriana e citatissimo da chi vuole dare una patente di serietà ai suoi vaneggiamenti.
Il lunghissimo testo inizia così: «Dopo l’enorme pandemia del 1918 hanno chiesto a Steiner a cosa fosse dovuta. E lui rispose: “I virus sono semplicemente le escrezioni di una cellula avvelenata ; I virus sono parti di DNA o di RNA o di qualche altra proteina, che vengono espulsi dalla cellula, si formano quando la cellula è avvelenata, non sono la causa di niente“».

Ecco spiegato tutto: «Ogni pandemia negli ultimi 150 anni corrisponde ad un salto di qualità nell’elettrificazione della Terra. Nel 1918, alla fine dell’autunno del 1917, c’è stata l’introduzione delle onde radio intorno al mondo. Quando esponete un qualsiasi essere vivente ad un nuovo campo elettromagnetico, lo avvelenate, qualcuno ne viene ucciso, gli altri entrano in una specie di ibernazione ; ed è interessante, questi vivono un po’ di più e più malati.

Con la seconda guerra mondiale è iniziata una nuova pandemia con l’introduzione dei radar su tutta la Terra, ricoprendo la Terra di campi elettromagnetici emessi dai radar. Era la prima volta che gli esseri umani subivano questo tipo di esposizione. Nel 1968 c’è stata l’influenza di Hong Kong e dei satelliti che emettono delle frequenze radioattive sono stati posizionati nella fascia di Van Allen. In 6 mesi c’è stata una nuova epidemia virale».

Quindi: «la gente è stata avvelenata, ed espelle delle tossine che assomigliano a dei virus».

L’elettrificazione della Terra, insomma, è alla base di tutto: «Perché siamo creature elettriche e i prodotti chimici sono soltanto detriti di questi impulsi elettrici». La lunga rivelazione si conclude con una seconda citazione di Rudolf Steiner: «Ai tempi in cui non c’era ancora la corrente elettrica, quando l’aria non brulicava di influenze elettriche, era più facile essere umani. Per questo motivo, al fine di essere interamente umano oggi, è necessario sviluppare delle capacità spirituali più forti di quanto ce ne fosse bisogno un secolo fa».

Steiner non era uno scienziato? Non lo era in effetti, ma che c’entra? In attesa di sviluppare le capacità spirituali richieste per superare la prova, potevano mancare gli ebrei e i famigerati protocolli dei Savi di Sion?

Secondo il Middle East Media Research Institute, l’opinione pubblica turca è convinta che il Coronavirus faccia parte di un «piano sionista» per ridurre la popolazione mondiale. Ma anche per monopolizzare le case farmaceutiche con il vaccino che, ovviamente, è già stato messo a punto in Israele, ma in gran segreto.

Non solo i turchi ci credono, però. La variante italiana, che circola amenamente su social e messaggi ne fa una sorta di filastrocca chiamando in causa anche il nostro ministro degli esteri e la sua nota sinofilia: «Di Maio fa l’asse commerciale con la Cina; la Germania e la Francia per impedire che l’Italia abbia una corsia preferenziale col Dragone fanno entrare in scena i loro servizi segreti che si mettono d’accordo col Mossad per mettere in ginocchio l’economia cinese italiana.

Così fanno infettare un ricercatore, un pirla ignaro, nella centrale batteriologica – lo chiameremo il “contagiato 0”-  di  Wuhan e lo mandano a Codogno a diffondere il morbo.  Finisce che gli americani applaudono perché si tolgono dalle palle i cinesi, mentre gli israeliani che hanno il Mossad, l’intelligence migliore del mondo, preparano il vaccino dato che, essendo ebrei, venderanno al migliore offerente».

Molto più lunga ed elaborata di così, una sorta di Alla fiera dell’Est complottista, la tiritera appare anche recitata con aria ammiccante da un tipo su Facebook che non si capisce se faccia satira o ci creda e, nel dubbio, si attira gli strali di entrambi i partiti. Ma non c’è nulla di davvero nuovo in tutto questo.

Già la SARS nei primi anni 2000 aveva dato origine a teorie complottistiche, e per la precisione fu sospettata di essere un’arma biologica statunitense o cinese, messa a punto per verificarne l’immunità ai farmaci e gli effetti sulla popolazione. Era stato un biologo russo allora, Sergei Kolesnikov, membro dell’Accademia delle scienze di Mosca, nella primavera del 2003, subito dopo l’ottenimento del genoma virale, il primo a sostenere che quel coronavirus fosse artificiale, una (inesistente) sintesi tra morbillo e parotite epidemica.

Scatenando in rete l’onda complottista e dando vita alle teorie gemelle: virus nato nei laboratori segreti cinesi (e/o statunitensi) come arma biologica per dominare il mondo. Il fatto che il focolaio fosse il Guandong, vicino a Canton, sede di un noto mercato il cui motto è: «Se ha quattro zampe e non è un tavolo di può mangiare», non aveva dissuaso dal cercare origini alternative. Nell’ottobre 2003 un avvocato cinese, Tong Zeng, aveva pubblcato in un libro la presunta filiera del contagio prendendola larga e partendo da alcune cooperazioni tra Cina e Usa avvenute nel 1998.

Ma quella volta era stato il Sudest asiatico a subire la gran parte dei danni, il mondo occidentale non ne era stato quasi sfiorato e i complottisti italiani erano rimasti per lo più sllenti. Probabilmente, però, uno su quattro, almeno, crede che la Sars sia nata proprio così. Del resto, non l’hanno fatto vedere anche in tv?

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