Dopo il virusL’epidemia ha incrinato il mito della sanità lombarda, ora tutti invocano l’assistenza di territorio

Il presunto primato delle strutture ospedaliere della Lombardia appare come un’arma spuntata di fronte a Covid-19, mentre i medici bergamaschi hanno denunciato lo stato delle cose su una rivista americana, non italiana

Linkiesta

La riflessione sui limiti e gli errori della sanità lombarda è finita – complice una pepata intervista di Giorgio Gori a un quotidiano romano – per scatenare il conflitto politico, inclusa la scontata incursione da cartellino rosso di Matteo Salvini. Ma in realtà tutto era iniziato in maniera singolare. Un gruppo di medici in servizio all’ospedale Giovanni XXIII aveva scritto una lunga memoria non per un quotidiano bergamasco o milanese, ma per il New England Journal of Medicine.

In patria avevano paura di non essere ascoltati? Chissà. La lettera comunque è stata poi tradotta e semplificata in un lungo thread su Twitter dall’economista Fabio Sabatini ed è entrata così nel circuito dell’informazione italiana. L’analisi dei medici è spietata: ospedale contaminato e ai limiti del collasso, pazienti anziani non rianimati o comunque stesi per terra su materassi, comunità locali abbandonate e soprattutto incapacità totale di passare da una sanità centrata sul paziente ricoverato in ospedale a un sistema calibrato sull’assistenza medica di territorio.

Ed è stato proprio quest’ultimo elemento ad alimentare la parte più proficua del dibattito che subito dopo è divampato sui media nazionali. Di sicuro ne esce incrinato il mito della sanità lombarda, originale esperienza di collaborazione pubblico-privato capace di esprimere l’eccellenza mondiale. Fino a poche settimane fa si discuteva di attrarre a Milano non solo pazienti siciliani o pugliesi ma anche olandesi, francesi o spagnoli.

Oggi il presunto primato delle strutture ospedaliere lombarde appare come un’arma spuntata di fronte all’epidemia e tutti invocano la sanità di territorio, specializzazione nella quale appaiono più versati veneti ed emiliani. Il tema comunque occuperà un posto centrale nell’agenda politica locale del dopo-virus ma – attenzione – non sarà facile mettere mano alle contraddizioni giuridiche e operative lasciate aperte dall’architettura di sistema ideata da Roberto Formigoni.

Se si vuole costruire una moderna medicina di territorio bisognerà fare i conti con le resistenze corporative dei medici di famiglia che non avranno nessuna voglia di condividere con altri l’elenco dei propri pazienti.

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