Un anno dopoAnche i dati Istat dicono che il reddito di cittadinanza non funziona

Secondo l’istituto di statistica, a gennaio si registrano 40mila occupati in meno. Non c’è traccia della crescita dei posti di lavoro trovati dai beneficiari del sussidio, come aveva annunciato Mimmo Parisi. Anzi, crescono gli inattivi che non cercano occupazione. La fase 2 è in stallo

Lo scorso gennaio, l’Istat ha registrato 40mila occupati in meno. In un mese, sono spariti dal mercato del lavoro 25mila autonomi, 15mila contratti a termine e 5mila a tempo indeterminato. Un calo dello 0,2%, che interessa soprattutto giovani e donne. Con un preoccupante aumento degli inattivi, quelli che un lavoro hanno smesso anche di cercarlo, soprattutto nelle fasce d’età più basse.

A un anno dalla partenza del reddito di cittadinanza, dunque, i dati diffusi dall’Istat non danno nessun segnale positivo sull’occupazione, né sui risultati delle politiche attive messe in campo dal governo gialloverde. Anzi, risultano del tutto in contrasto con l’annuncio fatto a metà febbraio dall’Anpal guidata da Mimmo Parisi, secondo cui i beneficiari del sussidio «che hanno avuto un rapporto di lavoro» sarebbero invece quasi 40mila (39.760), 11mila in più rispetto alla rilevazione del 10 dicembre.

Le statistiche Istat e quelle di Anpal non sono sovrapponibili, certo, essendo una mensile e l’altra bimestrale. Ma nelle tabelle Istat non c’è traccia del segno + rilevato dall’Agenzia delle politiche attive. Anzi, il trend risultava negativo già a dicembre, quando gli occupati in calo erano 75mila, affiancati da un aumento degli inattivi pari a 42mila in più. Uno scenario che si replica a gennaio. Secondo l’istituto di statistica, nel primo mese dell’anno, mentre gli occupati calano ancora, gli scoraggiati sono 20mila in più. E i disoccupati aumentano di “sole” 5mila unità, confermando che il reddito di cittadinanza di fatto non ha avuto ancora l’effetto pervasivo di attivazione nel mercato del lavoro, che dovrebbe avere attraverso la fase 2 partita a settembre. La misura avrebbe dovuto far diminuire gli inattivi e aumentare le persone in cerca di lavoro. Attivare, anziché «disattivare» i lavoratori. E invece, il tasso di occupazione scende al 59,1%, quello di disoccupazione resta invariato al 9,8% e quello di inattività cresce al 34,4%.

Un anno dopo la partenza del reddito, iniziato ad aprile 2019, se si guarda il dato di gennaio 2020, si vede che il numero di inattivi censiti dall’Istat non si è mosso neanche di un decimale. Confermando di fatto lo stallo delle politiche attive connesse al reddito. Che hanno per giunta un grande limite: sono indirizzate solo a coloro con un reddito tale da poter percepire il sussidio.

Le previsioni presentate nella relazione tecnica annessa al reddito, fatte dall’attuale presidente dell’Inps Pasquale Tridico, ad oggi si sono rivelate sbagliate. Il reddito, secondo Tridico, avrebbe dovuto portare a reimpiegare gli oltre 3 milioni di lavoratori inattivi che l’Istat classifica come “forze di lavoro potenziali”. In questo modo, il sussidio avrebbe avuto un impatto positivo sul cosiddetto “Pil potenziale”, con un aumento del tasso di partecipazione della popolazione alla forza lavoro. Ma non è avvenuto. Anzi c’è stata una contrazione di 90mila unità della forza lavoro, risultato sia della crisi demografica ma anche della mancata sostituzione dei pensionati con i nuovi lavoratori (con buona pace di quota 100).

Certo, si dirà, i 40mila occupati in meno registrati dall’Istat sono dovuti a una forte riduzione degli autonomi, calati di 80mila unità in un anno. Ma se i contratti a termine scendono in un mese più di quelli stabili (-15mila), questi ultimi continuano a seguire il trend negativo (-5mila) iniziato già nei mesi scorsi (-75mila a dicembre).

Nessuna «bellissima notizia», quindi, per citare la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo dopo l’annuncio fatto da Anpal a febbraio. Anche perché il calo di gennaio si concentra soprattutto sui lavoratori più deboli: under 35, in particolare donne. L’occupazione femminile diminuisce di 30mila unità in un mese, nella fascia 15-24 si registrano 26mila occupati in meno, in quella 25-34 la riduzione è di 13mila unità. Con il tasso di disoccupazione giovanile che torna a crescere al 29,3%, mentre proprio tra i più giovani è concentrato l’aumento degli inattivi. Sotto i 35 anni, a gennaio se ne contano 37mila in più.

E in effetti, come abbiamo scritto, i dati comunicati da Anpal sulla fase 2 del reddito mostrano più di una lacuna. L’espressione «alla data del 10 febbraio 2019 i beneficiari del reddito di cittadinanza che hanno avuto un rapporto di lavoro dopo l’approvazione della domanda sono 39.760» segnala sì l’attivazione di contratti attraverso le comunicazioni obbligatorie, ma non dice se quei contratti sono già scaduti o sono attualmente attivi, né che durata hanno o hanno avuto. Il comunicato diffuso dall’Agenzia dice solo che il 65,2% ha trovato un’occupazione a tempo determinato, il 19,7% a tempo indeterminato, il 3,9% in apprendistato, il 2% con contratti di collaborazione. E poi c’è un vago «altro» al 9,2%.

D’altronde la fase 2 del reddito è partita con grande ritardo solo a settembre, ed è ancora in alto mare. Solo 529mila beneficiari sono stati convocati finora su oltre 900mila percettori, e solo 262mila hanno sottoscritto il famoso patto per il lavoro. Oltre il 70% non è stato quindi ancora coinvolto nella ricerca di un’occupazione. I quasi 3mila navigator sono stati assunti nei centri per l’impiego, ma – dopo un lungo periodo di formazione – senza la piattaforma di incrocio dei dati tra domanda e offerta, il famoso matching e case management annunciato da Mimmo Parisi resta ancora una chimera. E i dati Istat lo confermano.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta
Paper

Linkiesta Paper Estate 2020