Lo sceriffo di SalernoPugno di ferro, ordinanze draconiane, discorsi sopra le righe: that’s Vincenzo De Luca

Il presidente della Regione Campania sta potenziando la sanità e adottando misure drastiche per mantenere la sicurezza, ma nella sua comunicazione c’è molto di più: la rielezione, nonostante il governo giallorosso voglia sbarazzarsi di lui. Non sarà facile

Foto dal profilo Facebook di Vincenzo De Luca

«In Cina la quarantena ha funzionato perché hanno metodi educativi più efficienti per chi non la rispetta: lo fucilano». È chiaramente una provocazione quella di Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, durante il suo discorso diffuso via social lo scorso fine settimana. Ma riassume, con i soliti toni coloriti, la strategia che sta provando a mettere in campo in questi giorni.

I numeri sono in crescita anche in Campania – 26 positivi sui 125 tamponi esaminati oggi, per un totale di 486 contagiati – e l’amministrazione è costretta a intervenire su più livelli per rallentare la diffusione ed evitare di raggiungere livelli insostenibili per gli ospedali. Per potenziare il sistema sanitario l’ex sindaco di Salerno ha annunciato la realizzazione di 490 nuovi posti letto, di cui 102 in terapia intensiva e 85 in terapia sub intensiva, «per far fronte anche a un eventuale incremento di dieci volte dei ricoveri che necessitano di terapia intensiva».

È previsto, infatti, un investimento da 20 milioni di euro per l’acquisto del materiale e attrezzature utili ai posti letto aggiuntivi. «È una riorganizzazione imponente – spiega il presidente regionale – che ha bisogno anche di personale e tecnologie. Stiamo lavorando con i direttori generali per far sì che i tempi di attuazione siano rapidi. Abbiamo bisogno anche di 1600 tra medici infermieri e operatori socio-sanitari».

D’altra parte De Luca, che è stato commissario alla Sanità in Campania, conosce molto bene le difficoltà cui potrebbe andare incontro l’intera regione se non si dovesse riuscire a contenere l’emergenza. In tre anni – da marzo 2017 a dicembre 2019 – il presidente ha portato la Campania fuori dal commissariamento che durava dal 2010, mettendo i conti a posto e superando la soglia minima per i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Ma la spending review ha portato con sé inevitabili conseguenze negative, per quanto attese: tagli al personale, blocco del turnover e, più in generale, un servizio non sempre adeguato, con liste di attesa infinite, reparti fatiscenti o condizioni igieniche pessime, come dimostra l’invasione di formiche al San Giovanni Bosco). Per questo sono anche stati sospesi – dal 12 marzo al 6 aprile – tutti gli altri ricoveri programmati, sia medici che chirurgici. In questo periodo si potranno effettuare solo ricoveri con carattere d’urgenza non differibili.

Sul piano della sicurezza e del controllo del territorio, invece, De Luca aveva dichiarato fin dall’inizio l’intenzione di adottare misure drastiche per far rispettare la quarantena. Sabato scorso, per esempio, ha scritto a tutti i prefetti della Campania chiedendo l’urgente attivazione di pattuglie delle forze dell’ordine e delle forze armate per la vigilanza per l’azione di deterrenza e contrasto in tutte le località in cui sono stati assembramenti di persone. «Costringeremo le persone individuate a circolare senza motivo a fare la quarantena di 15 giorni», aveva detto De Luca, di sicuro il presidente regionale più attivo nel firmare ordinanze aggiuntive al provvedimento arrivato da Roma.

Domenica scorsa ha blindato cinque comuni. Il primo è stato Ariano Irpino, provincia di Avellino. I 21 casi positivi sui 37 dell’intera provincia hanno costretto De Luca a intervenire: nessuno può entrare o uscire, e resteranno chiusi anche gli uffici pubblici. Lo stesso provvedimento è toccato a quattro Comuni della Provincia di Salerno – Sala Consilina, Polla, Atena Lucana e Caggiano – dove si contano 17 casi in totale. Ma quello che preoccupa sono i contatti – si pensa tra gli 80 e i 90 – che i contagiati avrebbero avuto negli ultimi giorni, durante un rito religioso promosso da un predicatore. Mentre a Fisciano il primo caso di contagio – una dipendente della ditta di pulizie impegnata all’Università di Salerno – ha portato all’isolamento di 140 famiglie, a causa dei contatti avuti negli ultimi 15 giorni.

Per potenziare ancora di più il suo dispositivo di sicurezza, martedì sera De Luca ha chiesto al governo l’invio di reparti dell’esercito con un comunicato stampa: «Ancora oggi si registrano assembramenti dei cittadini e trasgressioni alle prescrizioni imposte in sede nazionale e regionale. Diventa quindi ancora più urgente la necessità di avere sul territorio unità delle Forze Armate a supporto delle Forze dell’Ordine».

Decisioni dure che il Governatore considera l’unica strategia possibile per tenere sotto controllo quelle aree dove il virus potrebbe diffondersi molto velocemente. In Campania molti comuni hanno un’elevata densità abitativa: i 6 con la densità più alta d’Italia sono tutti in provincia di Napoli (nell’ordine, Casavatore, Portici, San Giorgio a Cremano, Melito, Napoli, Frattaminore). Qui l’azione di controllo delle forze dell’ordine e la responsabilità individuale dei cittadini sono indispensabili. Altrimenti si rischierebbe una diffusione del virus su larga scala, rendendo impossibile il lavoro agli ospedali.

«Il problema di De Luca è che tutto questo è costretto a farlo da solo», spiega Marco Demarco, fondatore del Corriere del Mezzogiorno, che individua nell’assenza di figure importanti al fianco di De Luca una grave carenza. «È simbolico che nella regione più colpita, cioè la Lombardia, la conferenza stampa sull’emergenza la facciano in tre, il presidente della Giunta regionale, l’assessore alla Sanità e l’assessore al Bilancio, mentre qui parla solo De Luca, anche perché un assessore alla Sanità non c’è», dice Demarco. E pensare che non più tardi di una settimana fa, lo stesso presidente aveva allontanato la possibilità della nomina di un Supercommissario: «L’unico con il curriculum adeguato per la Campania sarebbe Padre Pio». In questo modo, però, spiega Demarco, «De Luca è indotto a strafare, a farsi carico di troppe responsabilità, aumentando il rischio di commettere errori».

De Luca è stato protagonista assoluto negli ultimi giorni con diverse ordinanze. Ma in questi giorni, più del solito, la comunicazione – modi, tempi, peso delle parole – ha un valore particolare. E De Luca si è speso in lunghi monologhi dai toni decisi, per restituire l’immagine da uomo forte – che ha portato a una produzione sconfinata di meme – trovando sempre (o quasi sempre) un argomento per criticare il governo. Qualche esempio: «La norma di distanza di almeno un metro è illusoria e ingestibile. Un’idiozia». Oppure: «Mi pare che il governo e il ministero della Salute abbiano lavorato con serietà, ma c’è stato un ritardo obiettivo nell’individuazione del focolaio, passata l’emergenza, dovremo capire dove sono state le criticità». E ancora: «Serve il pugno di ferro, se non lo farà il Governo, lo faremo noi».

Sembrano discorsi da campagna elettorale, come se servissero per trarre un vantaggio politico. Ma le elezioni sono slittate, rinviate proprio per l’emergenza coronavirus. Così Demarco suggerisce un’altra chiave di lettura: «Non ha importanza se De Luca tragga un vantaggio politico da questa situazione. Non è quello il punto. Quel che conta è che nella sua comunicazione c’è sempre un di più, e qualcosa non torna. Abbiamo visto in questi giorni che è capace di misure vere, fatti concreti. Poi c’è un voler strafare, che non è mai positivo e potrebbe andare anche oltre la soglia del legittimo».

Negli ultimi giorni, infatti, i costituzionalisti Francesco Marone e Alberto Lucarelli si sono scagliati contro la quarantena forzata disposta da De Luca, giudicata illegittima in quanto «adottata in assenza di potere, perché mette tutti i cittadini agli arresti domiciliari. Il che è evidentemente illegittimo».

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