Decreto coronavirusQuattro ore senza governo e lo strano caso del professor Brusaferro

La gravità della situazione renderebbe necessario il massimo dell’unità e della chiarezza da parte di tutti, a cominciare dal governo, che ieri è apparso invece più preoccupato di trovare qualcuno su cui scaricare le sue responsabilità

TIZIANA FABI / AFP

La decisione di chiudere tutte le scuole assunta ieri dal governo è una decisione letteralmente senza precedenti, certamente meditata e resa evidentemente necessaria dalla rapidità del contagio da coronavirus. La gravità della situazione renderebbe dunque necessario il massimo dell’unità e della chiarezza da parte di tutti, a cominciare però dal governo, che ieri si è mostrato assai poco chiaro e spesso è apparso persino tentato di scaricare le sue incertezze e le sue divisioni sui giornalisti, lasciando più volte spiazzati persino quelli meglio disposti nei suoi confronti.

Di sicuro il primo a rimanere spiazzato, martedì sera, è Giovanni Floris, con una puntata del suo talk show tutta impostata sul tema dell’economia e della necessità di ripartire – in linea con quanto si attendevano dal governo le stesse forze politiche di maggioranza e opposizione, coinvolte nella consueta sfilza di vertici, tavoli e tavolini – che giusto al momento di andare in onda si trova davanti notizie di ben altro tenore. Il cartello in grafica spara in prima serata intimazioni da gabinetto di guerra. «A tutti gli italiani: anziani in casa; evitare luoghi affollati; no baci e strette di mano; stop a manifestazioni sportive per un mese; chi ha la febbre resti a casa». Non proprio l’introduzione giusta per un parterre di economisti e imprenditori invitati a parlare dell’esigenza di fare esattamente l’opposto.

La trasmissione parte dunque con il conduttore da solo che parla al telefono con il presidente dell’Istituto superiore di sanità, ancora sconosciuto al grande pubblico ma destinato a un ruolo centrale nel prosieguo della nostra storia, il professor Silvio Brusaferro. Ma quella sera, sarà la fretta, la concitazione, l’imprevisto, fatto sta che non si sente quasi niente. Deve rendersene conto anche Floris, che infatti lo liquida dopo poche battute e passa subito all’inviata da Palazzo Chigi. Non prima però di avere precisato che «insomma mi pare che il presidente Brusaferro ridimensioni» (e chi lo sa), riassumendo così il senso del documento che gli «scienziati» avrebbero consegnato al governo: «Vabbè, queste son regole di buon senso, diteglielo voi agli italiani che vi ascoltano…».

Poco dopo, sempre al telefono, Floris proverà a ottenerne conferma anche dal ministro della Salute, che lascerà l’importante riunione proprio per collegarsi con la trasmissione, ma alla domanda se quelli mostrati dal cartello siano semplici consigli o invece ordini perentori la risposta, sia pure espressa da Roberto Speranza con il consueto gusto per la circonlocuzione, non è proprio quella attesa dall’intervistatore. Il succo è: certo non possiamo fare le multe a chi si stringe la mano o si bacia per strada, ma ci auguriamo che tutti i cittadini rispettino le indicazioni.

E così si arriva a ieri mattina, con i giornali, evidentemente non meno spiazzati di Floris, che dedicano le aperture a questa ennesima, incerta, contraddittoria svolta nella gestione della crisi. Una situazione quanto mai precaria, perché tutto può decidere un governo, obiettivamente, ma non il coprifuoco facoltativo, o la legge marziale a piacere. Se la situazione è grave, perché lo dicono le autorità sanitarie preposte, l’autorità politica non può limitarsi a trasmetterne le preoccupazioni ai cittadini, rimettendosi al loro buon cuore. I tecnici hanno la responsabilità di fornire le giuste informazioni, ma la responsabilità di assumere le decisioni conseguenti spetta ai politici, cioè a governo e parlamento.

E così ieri a rimanere spiazzati sono stati tutti i giornalisti d’Italia, che dopo avere annunciato online per l’intera mattinata – non smentiti da alcuno – che il governo stava «valutando» l’ipotesi di chiudere tutte le scuole del paese, alle 13.55, ora del primo flash dell’Ansa, hanno diffuso la notizia della decisione ufficiale. Per essere clamorosamente smentiti dal ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, secondo la quale nessuna decisione era stata ancora presa, circa un quarto d’ora dopo, quando la notizia aveva già fatto il giro del mondo (farà il giro del mondo, ovviamente, anche la smentita).

In questo modo, dopo che le scuole hanno già comunicato formalmente la chiusura alle famiglie, mentre i giornalisti cercano conferme o smentite che continuano a non ottenere e le famigerate chat di classe ribollono di genitori in preda al panico, passano le quattro ore più incredibili di questa pazza crisi. Il lungo silenzio comunica agli italiani e al mondo intero che il governo letteralmente non sa cosa fare né cosa dire, un vuoto di potere che il presidente del Consiglio giustificherà in conferenza stampa, dopo le sei di sera, con la seguente argomentazione, meritevole di essere esposta per esteso. Primo punto: Conte aveva richiesto appositamente alla riunione «la presenza del presidente dell’Istituto superiore di sanità, professor Brusaferro», il quale ha aiutato tutti i ministri «a valutare qual è la situazione attuale epidemiologica, qual è l’andamento della diffusione del contagio» e ha fornito loro «tutta una serie di valutazioni tecniche».

Secondo punto: una «ampia parte dello scambio informativo è stata dedicata al capitolo delle scuole e delle università», su cui, precisa Conte, «abbiamo fatto un’ampia valutazione, avvalendoci dell’esperto, del professor Brusaferro». Terzo punto: al termine di cotanti scambi e cotante valutazioni, «l’orientamento è stato di disporre la chiusura delle scuole, però ci siamo anche detti: su questo demandiamo al professor Brusaferro di ritirarsi col comitato tecnico-scientifico per un approfondimento specifico sul punto delle scuole». E dunque «ecco perché abbiamo impiegato un po’ di tempo». Ed ecco perché «la notizia che è fuoriuscita è stata completamente improvvida», perché «non ci siamo lasciati con la decisione finale, in quanto abbiamo demandato al professor Brusaferro un approfondimento, per avere tutti gli elementi di valutazione».

Arrivato a questo punto del resoconto, sopraffatto, anche il più scrupoloso cronista deve mollare la presa, pur consapevole di tralasciare almeno un’altra mezza dozzina di fondamentali scambi informativi, pause di riflessione e ulteriori approfondimenti del professor Brusaferro. Solo per dovere di cronaca segnalo due dettagli, che riprendo pigramente dal sito di Repubblica: la precisazione secondo cui la notizia «improvvida» sulla chiusura delle scuole era stata anticipata a tutti i giornalisti da «fonti del governo», e il seguente titolo: «Coronavirus, il comitato scientifico: inefficace chiudere le scuole per prevenzione».

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