L’antidotoEcco come evitare che l’economia italiana collassi per il coronavirus

Il governo vara un decreto da 7,5 miliardi di euro, Nannicini ha un piano da 20 miliardi, Cottarelli propone gli eurobond. A rischio stagionali, partite Iva, e giovani. L’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero: «Far di tutto per non spostare lo shock dal lato dell’offerta a quello della domanda»

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

Ieri sera il governo ha presentato a grandi linee il contenuto del prossimo decreto per affrontare l’emergenza coronavirus. La vera novità è il finanziamento previsto, più che raddoppiato rispetto agli annunci, da 3,6 a 7,5 miliardi. L’obiettivo dell’esecutivo, ha spiegato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è rafforzare le strutture sanitarie, gli ammortizzatori sociali e a sostenere le imprese, in particolare con «misure per sostenere una moratoria dei crediti alle imprese da parte del sistema bancario». Il governo stanzierà anche risorse per il servizio sanitario nazionale, la protezione civile e le forze dell’ordine. Gualtieri ha detto che le misure serviranno anche a «sostenere i redditi e salvaguardare l’occupazione e potenziare gli ammortizzatori sociali. Nessuno deve perdere lavoro per coronavirus». Oggi Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia presenteranno le loro proposte: «Per affrontare l’emergenza economica e sanitaria. Parleremo di scuola, di Europa e quindi di offrire responsabilmente le nostre idee. Responsabili sì ma spettatori no», ha detto Matteo Salvini, senza entrare nel dettaglio.

Le misure per le famiglie

Giovedì mattina, intervistata da Radio Capital, la ministra della Famiglia Elena Bonetti ha anticipato le misure che intende proporre al governo per sostenere i genitori di bambini in età scolastica, tra i più colpiti dal provvedimento di chiusura delle scuole: «Sto pensando a possibilità di sostegno per i costi delle baby sitter, con i voucher, si tratta di proposte per le quali ci sono in corso valutazioni economiche. Anche i nonni che sono così preziosi nel welfare della nostra società e oggi vanno tutelati, quindi dare anche la possibilità di evitare troppo contagio tra i bambini e i nonni, con congedi straordinari per i genitori. Sono misure che si dovranno attivare fin da ora». Un’idea simile a quella proposta da Giorgia Meloni, che in un’intervista al Corriere ha dettagliato il suo piano per le famiglie: «Pensiamo a un congedo parentale al 70% o a un contributo di 500 euro per le babysitter per i nuclei familiari in cui tutti siano occupati con figli sotto i 14 anni, Pensiamo alla sospensione e al ricalcolo di tutte le rette scolastiche, al pagamento degli insegnanti a spese dello Stato».

La proposta di Nannicini, 5 misure per 20 miliardi

Il governo quindi si prepara a chiedere al Parlamento un deficit di 6,3 miliardi, lo 0,35% del prodotto interno lordo. Oltre a questa misura c’è chi pensa che non si possa affrontare l’emergenza con un decreto alla settimana. Come Tommaso Nannicini, economista e senatore del Partito democratico che in un’intervista a La Stampa spiega come attuare uno choc fiscale per aiutare le imprese ad affrontare la crisi di liquidità e a sostenere la domanda. Uno stimolo economico «forte, immediato e nazionale». Cinque misure della durata di un anno da 20 miliardi di euro. Primo, rinviare a novembre gli acconti Irap, Irpef e Ires di giugno e calcolarli sulla base del reddito nel 2020, non nel 2019. Poi, ridurre l’Iva per sostenere i consumi, aumentare ecobonus e incentivi all’innovazione di chi investe. Infine estendere la cassa integrazione a tutti i lavoratori a livello nazionale, senza costi o vincoli aggiuntivi e ampliare la platea di chi riceve gli ammortizzatori sociali a precari e autonomi, in particolare in quattro settori: turismo, spettacolo, istruzione e trasporti.

I 50 miliardi di Salvini e la realtà

In attesa del piano del centrodestra, il leader della Lega Matteo Salvini ha detto che servirebbe un intervento ancora più incisivo: «Stanziare 3,6 miliardi di euro per soccorrere l’economia italiana, in ginocchio per il coronavirus, è come dare un’aspirina a chi ha la broncopolmonite. Servono 50 miliardi di euro». Una cifra che l’Italia dovrebbe prendere quasi totalmente a debito sul mercato perché il nostro debito pubblico è il 134% del Pil. «Annunciare un piano di 50 miliardi come qualcuno ha fatto baldanzosamente dall’opposizione non costa niente e rende popolari ma non fa i conti con la realtà», spiega l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero a Linkiesta. «Bisogna tenere sempre a mente le risorse a disposizione. I 7,5 miliardi del decreto sono più del doppio di quelli inizialmente preventivati. Al di là delle posizioni che ciascuno può avere sull’esecutivo, trovo sia una risposta positiva nella prospettiva di una navigazione del Paese che è estremamente incerta».

C’è il rischio che nel lungo periodo l’Italia non regga. «Il sistema Paese ha dato finora prova di nervi saldi. La compostezza con cui l’Italia ha reagito non è solo una buona notizia: è un presupposto necessario, anche se non sufficiente affinché il Paese possa riprendersi», spiega Fornero. «Questo è un grandissimo shock dal lato dell’offerta, della produzione, della creazione di valore aggiunto e il connesso mantenimento dei posti di lavoro. Le misure del governo dirette alle famiglie hanno l’obiettivo di evitare che questo shock si sposti al lato della domanda, come ha ricordato giovedì Giavazzi sul Corriere della Sera. In quel caso si creerebbe un circolo perverso con aspettative ancora più al ribasso nei consumi. Bisogna evitare un vortice negativo».

Bandi ad hoc per agenzie di viaggio e accesso al credito per le pmi.

Turismo e Cultura sono i due settori che subiranno di più le conseguenze del coronavirus. Insieme valgono il 18% del Pil italiano. Con il decreto Salva Turismo, il governo Conte ha già provato a tutelare le agenzie di viaggio e i tour operator, sospendendo fino al 30 aprile 2020 in tutta Italia i versamenti dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali. E ha pensato anche a un rimborso via voucher per chi aveva prenotato un viaggio o un pacchetto turistico ma ha dovuto rinunciare per l’emergenza. Alcune camere di commercio a livello locale da Milano a Roma, da Genova a Perugia, stanno provando ad aiutare le strutture ricettive o le agenzie di viaggio con dei bandi ad hoc per agevolare l’accesso al credito, eliminando il tasso d’interesse applicato ai finanziamenti bancari o altre agevolazioni in base al tipo di attività e al ruolo sul territorio. «Bisogna detassare le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi. È giusto sospendere il pagamento di tasse e mutui fino a settembre come ha deciso il governo». Federalberghi ha già chiesto al governo di dedurre l’Imu al 100% e di sospendere le rate dei mutui almeno per un anno per dare un po’ di ossigeno

Aumentare il sussidio di disoccupazione per i lavoratori stagionali

Un altro problema riguarda tutti i bagnini, baristi e camerieri, ignorati dai decreti speciali del governo. Per evitare il tracollo, il Comune di Capri ha chiesto al governo di estendere l’indennità mensile di disoccupazione (Naspi) dal 50% al 100% dei mesi lavorati. Questo perché siamo ancora in inverno e i lavoratori stagionali delle località turistiche non sono ancora stati riassunti. Nella maggior parte dei casi hanno terminato a gennaio o febbraio i sei mesi del loro sussidio di disoccupazione che permette alle loro famiglie di poter sopravvivere durante l’inverno. «Bisogna aiutare soprattutto i lavoratori precari: chi svolge un’attività autonoma, non tanto per vocazione ma per necessità per far quadrare i conti a fine mese. Si può pensare a una cassa integrazione in deroga estesa ai lavoratori del settore privato, e allo stesso tempo non far perdere gli stipendi ai lavoratori pubblici che non possono lavorare. Bisognerebbe evitare le disparità di trattamento, cioè cassa integrazione ridotta per autonomi e salario pieno per gli altri. Perché lo shock colpisce tutti», spiega Fornero. «Si deve pensare a un intervento nel settore sanitario, finora il più esposte e un aiuto ai i giovani che se perdono il lavoro devono ricorrere al welfare familiare dei nonni perché non hanno altre entrate, non avendo una ricchezza propria alle spalle».

Uno statuto speciale per chi lavora nello spettacolo e per gli autonomi

Stesso caso per i lavoratori di cinema, musei e teatri. Per evitare un collasso del settore si potrebbe importare il modello francese e magari estenderlo anche per le Partite iva, professionisti e autonomi. Si tratta dello statuto intermittent du spectacle che la Francia prevede per i lavoratori nel settore cultura e spettacoli. A seguito di un certo numero di ore lavorate in un anno, questi lavoratori maturano il diritto di ricevere un assegno di disoccupazione che gli è dovuto in funzione della precarietà intrinseca del loro lavoro. Nel mondo degli spettacoli è prassi assumere a tempo determinato o per lavori specifici, ma chi opera in questo settore è equiparati ai dipendenti a tempo indeterminato. La misura consente, in alcune condizioni particolari come in caso di lavori a cottimo, di cumulare il salario percepito e l’indennità di disoccupazione. Circa 272mila persone beneficiano dello statuto di intermittent du spectacle in Francia.

Dichiarazione dei redditi rinviata.

Oltre le categorie speciali ci sono i cittadini comuni, non solo quelli che non possono andare al lavoro perché il loro ufficio, fabbrica, o azienda si trova nella zona rossa. Ma anche tutti gli altri che in un modo o nell’altro sono stati danneggiati dall’emergenza coronavirus: 20,5 milioni di contribuenti tra pensionati e dipendenti. Il governo ha previsto la proroga per la compilazione del 730 al 30 settembre, anticipando di un anno la riforma prevista per il 2021. Il documento precompilato sarà disponibile online dal 5 maggio invece del 15 aprile. In teoria le aziende avranno fino al 31 marzo per inviare al Fisco la certificazione unica del contribuente. Ma se dovesse continuare l’emergenza, sarebbe sempre più concreta l’ipotesi di Nannicini di spostare la compilazione da settembre a novembre, e a cascata tutti gli altri obblighi. Anche se questo vorrà dire meno gettito nelle casse dello Stato.

Gli eurobond.

«Questo è il classico caso in cui bisogna aumentare il deficit per aiutare sul lato della tassazione o della spesa, ma devono essere misure temporanee, fin quando dura l’emergenza. Si può ridurre la tassazione, o non far pagare alcune imposte per un certo periodo di tempo, fino ad accelerare gli investimenti. In questi casi bisogna prenderci dei rischi sul lato del debito, sperando ci sia una buona reazione dei mercati», spiega l’economista Carlo Cottarelli. E se a crisi inoltrata gli investitori non comprassero i Btp? «Ci servirà l’aiuto dell’Europa. Non una misura generica, ma un intervento mirato sull’Italia. Servirebbe un piano di finanziamenti europei finanziato emettendo degli eurobond, garantiti da tutti i Paesi Ue e non dai singoli debiti pubblici nazionali».

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