Decrescita viraleIl turismo va in quarantena, le agenzie di viaggio protestano contro il governo

Un migliaio di operatori turistici sono arrivati da tutta Italia al ministero dello Sviluppo economico. «Il problema ora è la parola Italia. Abbiamo comunicato l’idea di un Paese infetto», dicono. A marzo le cancellazioni hanno raggiunto il 90 per cento

«Il turismo è morto in una settimana grazie a voi». Se la sono presa con il governo, e pure con la stampa, i titolari e i lavoratori delle agenzie di viaggio arrivati da tutta Italia al ministero dello Sviluppo economico in rappresentanza dell’indotto turistico messo in ginocchio dai contraccolpi della diffusione del coronavirus. Un comparto che conta circa 60mila imprese, e che rappresenta il 13% del Pil nazionale, tra tour operator, agenzie, alberghi e guide turistiche. «Ne abbiamo viste tante, dall’11 settembre alle due guerre del golfo, ma mai un disastro così», racconta un imprenditore romano. «Nei giorni scorsi abbiamo fatto anche 200-300 cancellazioni al giorno. Ormai le agenzie neanche aprono la serranda al mattino. Il problema ora è la parola Italia: abbiamo comunicato l’idea di un Paese infetto. E non solo nessuno viene più dall’estero, ma ci chiudono pure i voli».

Circa un migliaio di operatori del turismo si sono radunati con striscioni e cartelli sotto le finestre del Mise al grido «non smetteremo di viaggiare». E il nervosismo e la preoccupazione si sono fatti sentire, prima di essere ricevuti dai tecnici del ministro. Rimborsi e cancellazioni sono come un bollettino di guerra. L’elenco dei Paesi che hanno messo l’Italia in una sorta di black list si aggiorna ora dopo ora sul sito della Farnesina. Tra gli ultimi, Repubblica Ceca e Oman. «Le ambasciate cosa stanno facendo? Il nostro ministro degli Esteri cosa sta facendo?», si chiedono.

Nel mese di marzo le cancellazioni hanno raggiunto il 90%, per i mesi successivi si prevede il 60% in meno. Secondo le stime di Confcommercio, tra marzo e maggio sono a rischio oltre 21 milioni di presenze con una riduzione di spesa di circa 2,7 miliardi di euro.

Quello che ora chiamano «decreto salva turismo», approvato dal governo nel fine settimana, è stato accolto con favore dalla Fiavet, la Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo. Soprattutto nella parte che riguarda le gite scolastiche, sospese dal governo fino al 15 marzo. Il testo prevede la possibilità di dare alle scuole un voucher della validità di un anno, senza dover per forza rimborsare le quote versate. E in più, in caso di annullamento del pacchetto di viaggio e obbligo di rimborso da parte delle agenzie, queste possano a loro volta chiedere il rimborso dei voli alle compagnie aeree.

Ma non basta. Finora, quasi nessuna compagnia ha rimborsato i biglietti già pagati. E le più reticenti saranno le low cost, alcune delle quali hanno già comunicato che per la cancellazione dei voli non è previsto alcun indennizzo. «Il nostro problema principale è la liquidità», spiegano in tanti. «Noi non facciamo magazzino. Noi anticipiamo le spese, ci esponiamo. E quello che non vendiamo oggi non lo venderemo domani». I pullman per le gite scolastiche vengono prenotati e pagati prima. Così come i biglietti dei musei più richiesti, comprati con mesi di anticipo.

Qualcuno ha già mandato in aspettativa qualche dipendente. «Congeliamo tutto, tanto per i prossimi tre mesi non lavoreremo», spiega un tour operator. C’è chi ha deciso di aprire solo mezza giornata, e chi non apre più e risponde solo al cellulare. A breve – dicono tutti – partiranno i licenziamenti.

Sugli schermi degli smartphone mostrano gli elenchi delle email di disdetta. «In sette giorni ho cancellato cinque crociere per Dubai, tre viaggi a Parigi e cinque gite scolastiche», dice il titolare di un’agenzia di viaggio calabrese. «Anche per i Paesi che non hanno chiuso i voli per l’Italia, i clienti hanno paura che arrivati lì saranno messi in quarantena, e così non partono. Siamo in continuazione al telefono con le ambasciate per tranquillizzarli». «I russi stanno cominciando a cancellare per tutta l’estate», spiega un’imprenditrice arrivata a Roma dalla Toscana. «Da noi è a rischio la stagione estiva», dice chi è arrivato dalla Sardegna. «Sabato sera ho passato tutta serata al telefono dopo che Turkish Airlines ha chiuso i voli per l’Italia», racconta una imprenditrice napoletana.

“Aprite gli aeroporti italiani”, si legge su un cartello, ricordando vecchi slogan salviniani. «Si parla di una ripresa nel mese di luglio, ma quanti di noi ci saranno ancora a luglio?», si chiedono. Tra gli imprenditori, è presente anche una delegazione di guide turistiche. Secondo i dati raccolti dall’associazione di categoria, il 60% dei tour e delle visite da uno a cinque giorni è già stato cancellato. «Fino al 31 marzo non abbiamo neanche una visita prenotata», dice una delle guide. «In quattro giorni ho perso più di 5mila euro di tour».

Quello che chiedono ora, nel prossimo decreto da 3,6 miliardi annunciato, è uno «stato di crisi generale per il turismo». Nell’elenco delle proposte che una delegazione di imprenditori ha portato nell’incontro al Mise ci sono la cassa integrazione anche sotto i sei dipendenti, la cancellazione del pagamento delle tasse e dei contributi almeno per sei mesi e nuove agevolazioni sui mutui. E in più, dicono, «serve una campagna pubblicitaria mirata. Bisogna riportare la gente a credere che siamo un Paese sano. Non puoi annullare gite scolastiche, e poi dire che gli altri stanno sbagliando a non venire in Italia, perché in realtà è un Paese sicuro». «Quando hai mandato a sbattere a 200 all’ora una macchina non puoi pensare di farla ripartire il giorno dopo»».

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