L’alibiEcco che cosa fa il misterioso comitato tecnico-scientifico che governa al posto del governo

Palazzo Chigi ascolta le indicazioni del gruppo dei «saggi», abdicando al suo ruolo politico. Ora attende il loro parere per decidere quando uscire dalla quarantena

(Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)

Le raccomandazioni sanitarie, la chiusura delle aziende, le restrizioni alla circolazione, il dibattito sull’uso delle mascherine, le valutazioni sui test sierologici. E ora le regole per stabilire l’inizio della “fase due”. Per ciascuno dei provvedimenti adottati fino ad oggi, Palazzo Chigi si è mosso consultando e ascoltando le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Un organismo entrato nelle case degli italiani attraverso telegiornali e conferenze stampa. 

Accanto al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli siede quasi sempre uno scienziato del Cts. Brusaferro, Locatelli, Ippolito i cognomi ricorrenti. Un cenacolo di saggi «al servizio dell’emergenza» a cui tutti guardano sperando di capire qualcosa di più nel valzer di dubbi, dati e paure. Anche se poi non sempre si sa chi faccia parte del Comitato e cosa decida. 

Sono in molti a sospettare che l’esecutivo si sia messo nelle mani del Cts per capire come e quando riaprire le attività. «Non ho mai detto che seguiamo alla lettera le indicazioni del comitato tecnico-scientifico», ha dovuto giustificarsi il premier Conte. Che in questi giorni sta incontrando gli scienziati in vista della scadenza del 13 aprile delle misure di contenimento. La strategia è quella della cautela, gli scienziati stanno predisponendo un piano per la ripresa a tappe, studiando tutte le misure di sicurezza del caso.

Ma cosa fa il Comitato? Creato con un’ordinanza del capo dipartimento della Protezione Civile del 3 febbraio, poi istituito per decreto del commissario per l’emergenza Borrelli, il Cts deve fornire consulenza al capo del dipartimento della Protezione Civile in merito all’adozione delle misure di prevenzione per fronteggiare la diffusione del coronavirus. Si riunisce tutti i giorni nella sede della Protezione Civile. Studia, approfondisce e fornisce pareri alle Regioni, oltre che al governo. Nel comitato siedono dirigenti che già fanno parte della pubblica amministrazione e che per quest’incarico non ricevono compenso. Volti che si sono fatti notare in queste settimane di emergenza, ma non solo. Inizialmente erano in sette, ora sono diventati una ventina.

C’è il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito, il Segretario Generale del Ministero della Salute Giuseppe Ruocco, il rappresentante dell’Oms Ranieri Guerra, il capo del 118 della Lombardia Alberto Zoli, il geriatra Roberto Bernabei, il capo del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, il direttore della Pneumologia del Policlinico Gemelli Luca Richeldi. 

E poi il direttore generale dell’Aifa, altri manager del Ministero della Salute, dell’Inail e della Protezione Civile, anestesisti e pediatri, cui si aggiungono esperti consultati per singole tematiche. Oltre a questa pattuglia, c’è poi una figura molto ascoltata negli ambienti di governo, che però non siede nel comitato. È Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, promotore del movimento politico di Calenda e oggi consulente del ministro Roberto Speranza. In prima linea anche mediaticamente, dai giornali alle tv.

Videoconferenze e telefonate. Con il Cts «c’è un confronto quotidiano e importantissimo», confermano dal governo, chiarendo però che «la decisione è della politica». Tirato per la giacchetta da più parti, invocato e criticato, sollecitato e discusso. Il Comitato è diventato un po’ la coperta di Linus di un esecutivo spesso in difficoltà, alle prese con decisioni difficili in uno scenario mai immaginato prima. Un periodo in cui, a torto o a ragione, gli scienziati vengono prima dei politici. 

Il senatore forzista Andrea Cangini su Twitter sceglie la strada delle citazioni: «La politica, diceva il cancelliere Bismarck, “non è una scienza come molti signori professori s’immaginano, ma un’arte”. E chi non la possiede si nasconde dietro un comitato tecnico scientifico». Ma la situazione crea malumori anche nella maggioranza: l’accusa è che siano proprio i tecnici a dettare la linea all’esecutivo. Decisioni, non consigli. Matteo Renzi, ospite a Carta Bianca su Rai 3 martedì sera, attacca: «Adesso facciamo decidere ai virologi anche come combattere la disoccupazione e la fame nel mondo». 

Una sorta di commissariamento con scelte che spesso hanno orizzonti temporali limitati. Alla Protezione Civile preferiscono parlare di «affiancamento». E in ambienti vicini ai dossier dell’emergenza si fa notare che alcuni dei massimi esperti ingaggiati dal governo avevano consigliato misure più drastiche sin da subito, e non gradualmente, come invece è stato fatto da Palazzo Chigi.

Nel tentativo di contenere la fase dell’emergenza sanitaria, ora si apre quella della gestione economica e sociale con la ripresa delle attività. Gli interessi in ballo sono molti, le pressioni pure. Gli scienziati raccomandano «gradualità e grandissima prudenza o gli sforzi fatti andrebbero vanificati». C’è chi chiede di allargare quel comitato, come Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, magari aprendolo a rappresentanti delle categorie produttive, economisti, specialisti della pubblica amministrazione, costituzionalisti. 

Il Partito Democratico insiste per la creazione di una “cabina di regia” per incentivare il dialogo con parti sociali, Regioni e opposizione. E i tecnici continueranno a contare? Alla Protezione Civile non hanno dubbi: «Due mesi fa sulle riviste scientifiche il coronavirus non esisteva, gli infettivologi cominciano a comprendere adesso il fenomeno. Immaginare che il presidente del Consiglio prenda decisioni autonome senza basi scientifiche è quantomeno forte». L’emergenza non è finita, il Comitato continua a lavorare.

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