Uffici stampa Comunicare la crisi

Cosa pensano i mediatori della comunicazione enogastronomica: tra adattabilità e resilienza, le testimonianze dei professionisti di settore in attesa della fase 2

Foto tratta da Unsplash

«Non si prendono decisioni in tempo di guerra». Giusto. Ma è dalle crisi, svuotando questa parola del suo significato pessimista, che nascono le opportunità; quella causata dal Coronavirus è, però, una crisi alla quale nessuno era preparato. In Italia non esiste (ancora) un protocollo sulla comunicazione di emergenza e questo vale anche per il giornalismo enogastronomico che vive un po’ come se fosse in trincea per non incorrere in una infodemia, una pandemia da informazione che potrebbe disorientare gli stessi addetti ai lavori. Lo stanno vivendo a proprie spese gli uffici stampa che rivestono il triplice ruolo di partner, consulenti, oltre che di comunicatori. Il loro più alto rischio è dare consigli sbagliati al cliente. “Un errore imperdonabile”, afferma Véronique Enderlin di Les Enderlin che non dimenticherà facilmente la data del 3 marzo in cui “Per la prima volta ho visto il ristoratore avere paura”. Al Dpcm dell’11 marzo mancava qualche giorno, i locali erano regolarmente aperti ma la gente che andava al ristorante era sempre meno. “Parliamo con i clienti tutti i giorni e si sono accorciate paradossalmente le distanze. Il nostro è un ruolo anche un po’ da psicologi volendo. Se prima avevamo gruppi WhatsApp solo con un referente interno all’azienda adesso abbiamo formato veri e propri gruppi di crisi da 15-20 persone”. Tra nuove acquisizioni bloccate, eventi cambiati di anno sul calendario e congelamenti di piani di comunicazioni, il lavoro maggiore è sui clienti fidelizzati per superare insieme questo passaggio epocale. Il mood è rimanere vicino e dare la massima disponibilità anche a coloro che sono entrati in difficoltà o hanno visto ridotta la loro liquidità, confermando tutti i servizi e le azioni di comunicazione, in attesa della ripresa. Una comunicazione fatta di umanità e maggiore empatia quella promossa da Giulia Dirindelli, in sinergia con Teresa Caniato e Anna Montagner, che afferma: “Oggi con online si entra di più nella intimità, si guardano spazi e si sentono persone che prima era inimmaginabile vedere o sapere. Ecco ripartire dalla consapevolezza che dietro a tutto ci sono persone, famiglie, con sensibilità diverse e con biografie significative. Mettere al centro le persone indipendentemente dal prodotto credo sia la nostra nuova sfida”.

Di prospettiva parla anche l’agenzia di comunicazione Aromi, convinta che “Ogni realtà ristorativa e ogni azienda di questo settore possa approfittare del momento per ideare nuovi format, nuove proposte al proprio cliente, ricercare nuovi prospect e generare nuovi lead, fare up selling”. Il loro team che da sempre lavora sul Digital Marketing in ambito di sviluppo software sta trovando soluzioni applicative che consentano in alcuni casi una auspicata crescita aziendale. “Confidiamo molto nei nuovi utilizzi di realtà aumentata, e stiamo lavorando anche in questa direzione”. Lungimiranza nell’approccio di Alessia Rizzetto, fondatrice di Alessia Rizzetto Pr & Communication, che con i dining bonds ha guardato Oltreoceano. “Ho fatto vedere ad Andrea Berton quello che succedeva a New York. Così, lui è stato pioniere in Italia nel promuovere i restaurant bonds, voucher da spendere domani nel suo ristorante”. Un circuito virtuoso che ha generato il lancio del primo portale italiano Dinnerbond.it per acquistare un pranzo o una cena nel proprio locale preferito al termine del lockdown. Nelle ultime settimane sono stati promossi anche wine tasting virtuali e aperitivi social, incrementati o creati ex novo servizi di home delivery che, sebbene non arricchiscano nessuno, fanno partecipare i cuochi come cittadinanza attiva in risposta al rischio di appiattimento di un mestiere fatto di gesti e convivialità. Questa può essere una strada percorribile per rafforzare il brand ma “Il delivery è solo un aspetto dell’attività, non lo può definire in senso assoluto”, spiegano Mirta Oregna e Axelle Brown-Videau di Origami Consulting, che collaborano insieme in modo complementare e sartoriale dal 2015. “I punti di forza sono sicuramente la reattività, la flessibilità nel capire e rispondere alle richieste del mercato”. Fondamentale nel rapporto fiduciario è, infatti, il tempo di risposta: “Gli appuntamenti di persona sono diventati digitali (Skype, Zoom e WhatsApp) – aggiungono Mirta e Axelle – ma soprattutto ci siamo messe a disposizione del Cliente come parte attiva nello studio di nuove strategie dando supporto tempestivo alle sue richieste”.

Ci sono casi in cui persino la distanza può arricchire. A dimostrarlo è Ezio Zigliani – Press Officer & Pr, che è riuscito a riunire, nella pratica e sul fronte comunicativo, più suoi partner: un vino, uno chef, un pastificio, un brand di posate e un’azienda di baccalà. Una comunicazione solidale e trasversale tra diverse filiere produttive, forse impensabile se si percepisce l’altro da un orizzonte ristretto, immortalata dallo scatto di Stefano Cavada, influencer specializzato nella produzione di svariati progetti e contenuti legati al mondo della cucina. In questo caso l’immagine social che incoraggia il concetto di “replicabile” ha un impatto emotivo da non sottovalutare perché tutte le situazioni che non possiamo vivere le stiamo ricreando in cucina. Così la bellezza del cibo ha trovato rifugio nel luogo che più di tutti adesso ci appartiene, la casa, riuscendo a estetizzare il piatto e proiettando il nostro desiderio di tornare a mangiare fuori presto (si spera). Sempre Ezio pone l’accento sul fronte destinatari e, alla luce di una maggiore complicità con la stampa, i messaggi avranno una distribuzione in senso orizzontale. “Non pensare a una verticalizzazione delle figure del giornalista, del blogger o dell’influencer”, ciò significa individuare quel giornalista, quel blogger o quell’influencer senza che la selezione dell’uno escluda l’altro. È a loro che si richiede originalità e onestà intellettuale. D’altronde, come afferma lo chef Ferran Adrià nella docu-serie elBulli: La Storia di un sogno, «La creatività è non copiare».

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Linkiesta Paper Estate 2020