Eterno ritorno Con la pandemia si realizzerà il socialpopulismo, dopo resteranno solo le macerie

Il Governo Conte sta perdendo la sfida del coronavirus ma sta vincendo quella ideologica contro il mondo politico-culturale liberal-democratico, europeista e occidentalista che la coalizione giallorossa considera il vero nemico dell’Italia. Quando ci sveglieremo sarà troppo tardi

Afp

Domenica scorsa, sentendo la diretta di Conte e leggendo i sondaggi, che fotografano l’irresistibile ascesa dell’autoproclamato comandante in capo della guerra al coronavirus, qualcuno avrà tratto la triste conferma che l’inclinazione per le “prescrizioni”, cioè per un esercizio di potere arbitrario, paternalistico e colpevolizzante – se il contagio riparte, è colpa vostra – alligna più profondamente in una cultura civile incapace di autodisciplina, di rigore e di senso della responsabilità individuale. Ovviamente, per questa stessa ragione, a trarre una conclusione così pessimista è una minoranza sempre più infima e sempre più indiziata, quando solo provi a esprimersi pubblicamente, di essere nemica e untrice del popolo.

Il successo di Conte nel pieno di un default sanitario colossale ha anche confermato una dinamica tipica della politica nazionale, cioè la dissociazione tra l’efficacia e il gradimento dell’azione di governo. Non è un fenomeno recente. Ha accompagnato tutta la storia italiana dalla fine degli anni ’70 a oggi. Ci si sveglia, alla fine, quando già cadono le bombe. 

È successo con il mercoledì nero del 1992, quando le politiche di bilancio “espansive” con deficit in doppia cifra, congegnate nella stagione della solidarietà nazionale, giunsero al proprio esito finale. È tornato a succedere alla fine del 2011, quando le prestidigitazioni contabili di Tremonti non riuscirono più a camuffare le menzogne del berlusconismo triumphans e l’Italia venne riacciuffata per i piedi mentre già precipitava nel baratro dell’insolvenza.

Succederà presto o tardi anche con la stagione del miracolismo populista e del qualunquismo al potere, quando l’illusione di avere abolito la povertà, salvato l’Italia dal dominio straniero e imposto un originale “modello italiano” – e di averlo fatto con i soldi, il lavoro e il senso di responsabilità degli altri – lascerà l’Italia alla deriva nel Mediterraneo, più vicina a Cipro, che alla Germania o alla Francia. Niente di nuovo, d’altra parte anche l’Italia di Piazza Venezia si svegliò solo a guerra ben più che iniziata, quando già a decine di migliaia si contavano i morti.

Il coronavirus in Italia è diventato qualcosa di molto di più di un’emergenza sanitaria: è un esperimento sociale populista, un capitolo del libro dei sogni della nuova ideologia nazionale. Proprio la pandemia, come si sono subito affrettati a concludere i nemici della società aperta, questuanti o agenti di Mosca e di Pechino, dimostra che esiste un interesse generale della Società espresso dalla volontà generale del Governo, che non deve lasciare spazio a dubbi e ambiguità circa la rilevanza di interessi, valori, principi altri e diversi da quelli assunti e riconosciuti dal Governo stesso nel nome del popolo.

Insomma, il Covid-19 dimostrerebbe che i principi di governo liberal-democratici sono un lusso che non ci possiamo più permettere, oppure uno spiraglio lasciato a un’infezione fisicamente e politicamente mortale. 

Ecco dunque il modello italiano: la quarantena semipermanente; il lockdown allentato o ristretto da un Governo inflessibile ma benevolo; il calmiere ai prezzi delle mascherine ma anche al sentimento di libertà di chi chiede ragione di una vita da caserma, piena di divieti insensati; la totale, olimpica ed esibita indifferenza a principi di sostenibilità economica e civile; Il disprezzo esibito per le “fisime” delle libertà personali, delle regole istituzionali e dello stato di diritto.

Il Governo Conte sta perdendo la sfida del coronavirus e perderà ancora più duramente quella della fase 2, il cui fallimento riverserà, come per la fase 1, sui cittadini “disubbidienti”. Ma sta vincendo la sfida ideologica a quel mondo politico-culturale liberal-democratico, europeista e occidentalista che la coalizione giallorossa considera, come prima quella gialloverde, il vero nemico della fortuna e della libertà italiana. 

Sarà l’ennesimo trionfo presente sulle macerie future, un classico della storia nazionale.

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