Il sommerso della cittàLa crudele selezione del virus nelle case di riposo per anziani

La decisione di Protezione Civile e Regione di non diffondere il dato suddiviso per province e capoluoghi aveva mantenuto il tabù dei morti in città. Sono stat gli ospizi a fare da camera di scoppio dell’epidemia

(Photo by Piero Cruciatti / AFP)

E ora anche Milano piange i suoi morti («Il 2 novembre in aprile» ha titolato l’inserto cittadino di Repubblica). Fino alla pubblicazione dei dati Istat di comparazione dei decessi del marzo 2019 con quelli del marzo 2020 sembrava quasi che in città non fosse deceduto nessuno per il coronavirus. Il dibattito sanitario meneghino era monopolizzato da altri temi: il conteggio giornaliero dei nuovi positivi, il contenzioso sui tamponi effettuati, le valutazioni sul numero degli asintomatici chiusi in casa a scontare l’auto-quarantena, il dualismo tracciamento-privacy.

Complice anche la decisione di Protezione Civile e Regione di non diffondere il dato dei decessi suddiviso per province e capoluoghi, il tabù dei morti in città non era stato rotto. Tante sirene ma poche bare. Purtroppo i dati dell’Istat hanno squarciato il velo e fotografato tutt’altra realtà. Le valutazioni e i conteggi fatti dalle principali testate sono risultati differenti: per il Corriere della Sera si devono registrare a Milano città circa 1.300 decessi per il virus, per Repubblica l’aumento è stato del 76% da 1.224 del 2019 a 2.155 del 2020.

Altri dettagli: ufficialmente il Comune dichiarava a ieri mattina 414 morti per coronavirus mentre dai conteggi dei decessi in ospedale vanno distinti i residenti in città e quelli dei Comuni limitrofi ricoverati in ospedali milanesi.

Uscendo dalla ferrea logica dei numeri va detto che la sortita dell’Istat ha originato a valle un’altra scoperta: se a Codogno e nella bergamasca erano stati gli ospedali a fare da camera di scoppio dell’epidemia, a Milano sono state le case di riposo degli anziani. E quindi è presumibile che il virus in città sia stato finora ancor più crudelmente selettivo nei confronti degli anziani rispetto al resto della Lombardia. Incamerata la lezione della statistica sarà forse utile che questo conteggio e queste rivelazioni non si fermino, non sarebbe giusto.

Finora noi Impauriti ci siamo cibati di un racconto dimezzato dell’epidemia cittadina. Tanto smart working, tanti social e persino incursioni in politica con il caso Gallera-Sala. Bisognerà invece recuperare il sommerso del virus, le storie dei più deboli e dei senzavoce che se ne vanno lasciando tracce solo nella statistica.

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