Pragmatismo ambrosianoChi è Enrico Pazzali, il manager dietro al nuovo ospedale alla Fiera di Milano

Classe 1964, bocconiano, vanta un curriculum ricco di esperienze e adesso dovrà aiutare la sua azienda ad affrontare le difficoltà post coronavirus. Saranno tante, per uno spazio espositivo

(MIGUEL MEDINA / AFP)

Gli Impauriti oggi non possono che applaudire Enrico Pazzali, il protagonista di una di quelle che in era pre-virus avremmo catalogato come “una storia del fare”, un’avventura tipicamente milanese dove lo spirito pragmatico e orientato a produrre fatti tangibili alla fine trionfa. Sto parlando del nuovo ospedale costruito nell’area della Fiera per il ricovero dei pazienti in terapia intensiva e inaugurato ieri, con qualche imprudente assembramento a vedere le foto.

Messo in piedi in tempi strettissimi (per un deprecabile slittamento lessicale ora si usa dire “cinesi”, una volta si sarebbe detto “americani”) il nuovo ospedale ci spinge a parlare di un manager sconosciuto al grande pubblico ma molto apprezzato dagli addetti ai lavori.

Classe 1964, milanese e bocconiano, Pazzali vanta un curriculum ricco di esperienze in azienda (Poste, Omnitel, Compaq, Shell e Bull) ma è stato anche amministratore delegato di Fiera Milano prima di diventare lo scorso anno presidente di Fondazione Fiera, la società azionista e holding del polo espositivo milanese.

Il 2020 di Pazzali, almeno nei programmi stilati a tavolino, era consacrato a occuparsi del centenario della fiera e a ragionare in termini di sviluppo del business. Nelle prime sortite sulla stampa cittadina Pazzali aveva sostenuto che le fiere dovessero «fare politica industriale», in sostanza non si dovessero limitare a organizzare e vendere manifestazioni e spazi espositivi ma dovessero intrecciare la loro offerta con le strategie di medio periodo del sistema produttivo nazionale.

Vasto e impegnativo progetto che, vista la situazione, andrà per forza aggiornato e rivisto. Anche perché già il solo rinvio del Salone del Mobile compromette i conti della fiera e richiederà agli azionisti e alle società operative almeno un paio di salti mortali.

Di quelli però ci sarà tempo per discuterne, oggi l’inaugurazione del nuovo ospedale va salutata come uno straordinario segnale di vitalità, una luce nel tunnel per usare la più abusata delle metafore. Il pragmatismo milanese ha vinto e ha per ora relegato in secondo piano quei fastidiosi rumori di campagna elettorale che gli Impauriti detestano.

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