Il ra(i)ccomandato quotidianoEcco come i grillini hanno imparato a mangiare la scatoletta di tonno Rai

Il Movimento de ”l’uno vale uno” si è da tempo preso il Tg1, adesso Raitre, pare anche Agorà, e non contiene i professionisti che si fingono pentastellati per scalare posizioni nel servizio pubblico. Ma la centrale culturale è il Fatto, giornale partito per chi vuole arrivare a Viale Mazzini o farci carriera

Afp

Con 1700 giornalisti dipendenti molto spesso bravi e demotivati, mamma Rai chiama un ennesimo esterno – anzi, esterna – per condurre un programma d’informazione. Non cambia mai niente, viale Mazzini è come l’Unione Sovietica: irriformabile. Non solo perché non c’è un Michail Gorbaciov ma per il fatto che il sistema-Rai non ammette perestrojke e glasnost. Solo signorsì al gattopardo di turno.

Ad Agorà, il talk mattutino di Rai3, dunque sbarcherà (notizia ufficiosa ma non smentita) Luisella Costamagna, volto noto, battagliero e fazioso dai tempi di Michele Santoro, passaggio nelle reti berlusconiane, fino all’arruolamento nell’ammiraglia grillina diretta da Marco Travaglio, un’area che pare sia diventata indispensabile per chi vuole arrivare in Rai o farci carriera.

Il Fatto in edicola ha un po’ le ruote sgonfie, ma culturalmente è diventato una specie di centrale per gli acquisti tipo la Consip, proprio quel Fatto che copiò la testata da un programma di Enzo Biagi per accreditare l’idea di essere l’erede del Giornalismo indipendente e autonomo dal potere. Si è visto come è finita: il direttore del Fatto (già mezzo dominus dell’infotainment di La7) assieme a Rocco Casalino e al ministro degli Esteri non è estraneo al grande gioco di chi conta a Saxa Rubra.

La cosa più triste è la constatazione che né i rottamatori né i gialloverdi, né i giallorossi – cioè i tre ultimi governi – hanno cambiato di una virgola il vocabolario in uso alla Rai, né la sua logica tribale, nel senso letterale del termine, per la quale bisogna che ciascuna tribù abbia il suo pentolone di minestra.

I fasti della Prima Repubblica rinverdiscono sotto i riflettori di Saxa Rubra, e il Movimento 5 Stelle de ”l’uno vale uno” si è da tempo pappato appunto il Tg1 ficcandoci il cronista che lo seguiva tutti i giorni, e arraffa ora la Terza rete, mette bocca sul Gr, Agorà e giù per li rami, conduttori, conduttrici, registi, autori e fauna saxarubresca di vario tipo.

Con un presidente come Marcello Foa, che tutto è tranne che di garanzia, la spartizione delle poltrone fa persino rimpiangere quelle del pentapartito, quando – secondo una vecchia battuta – la logica del bilancino voleva 8 posti alla Dc, 4 socialisti, 3 laici, 2 comunisti… e uno capace. Ma almeno c’era ben altra qualità.

Oggi dietro l’ipocrisia del “governo del cambiamento” quella logica è persino peggiorata. Ci sono professionisti che si fingono grillini per scalare le postazioni, gente che fino al giorno prima era nelle grazie del Partito democratico e ora figura “in quota M5S”: come il neo direttore di Rai3 Franco Di Mare, promosso in prima fila alla vigilia della pensione. E non è l’unico finto grillino a essere stato promosso.

E così si arriva alla Costamagna, una giornalista esterna – e i risparmi? – che rompe con una recente tradizione che pareva sensata, quella di affidare il talk di Rai3 a chi aveva ben condotto l’edizione estiva (in questo caso Monica Giandotti). Invece Luisella. Tanto schierata da indignare il Pd, che ovviamente era ben assiso al tavolo della spartizione, al punto di fargli ipotizzare una non partecipazione alla Agorà costa-travagliesca, ipotesi peraltro un pochettino strana visto che i dem vanno giustamente ovunque li si chiami, da Giletti a Sangiuliano. Non sarà che invece di provare a riformare la Rai, anzi, a furia di spartirsela, il Nazareno si sente fregato dai nuovi dorotei a cinque stelle?

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