Lacustri Tavole vista lago: 10 insegne per cene con tramonto, più una

Percorriamo gli specchi d’acqua che costellano il Nord e scopriamo i luoghi più romantici che riaprono proprio in questi giorni, dove trascorrere serate estive all’insegna dell’ottimo cibo. Da Como a Gardone, passando per il Lago Maggiore, fino ai piccoli Annone e Mergozzo

Per chi è abituato a vivere in città, il lago rappresenta un luogo esotico e rassicurante al tempo stesso: spesso facilmente raggiungibile, un’ora di auto o poco più, sull’acqua lo sguardo si perde, lo stress svanisce piacevolmente ma gli occhi trovano al tempo stesso un sicuro approdo nella riva di fronte. Un paesaggio che riserva in uno spazio ristretto diverse emozioni: la navigazione delle acque, l’esplorazione di una natura di alture verdeggianti, strade a tornanti, graziosi paesini o ancora ville lussuose del passato, simboli del bello architettonico umano perfettamente incastonato nel bello della natura.

Se le prime barriere, regionali e nazionali, sono da poco cadute rendendo possibili gli spostamenti, la ripresa del turismo è ancora timida. I primi passi, prevedono in molti, si faranno senza allontanarsi troppo da casa: turismo regionale o nazionale, interno, alla scoperta dello Stivale. Prossimità è la parola chiave della stagione estiva appena iniziata e sul turismo di prossimità puntano gli operatori confidando in una ripresa della domanda interna.

Per chi vuole evadere il tempo di un fine settimana o anche per una gita in giornata, quale miglior meta del lago? Evadere con lo sguardo e soprattutto con il palato, due cose facilmente realizzabili assieme in una delle tante tavole vista lago che l’Italia ci offre. Lago di Como in cima alla classifica quanto a soste esclusive: ormai meta gourmet consolidata almeno quanto lo è a livello turistico.

Partiamo per un ipotetico percorso alla scoperta di ristoranti vista lago: alcuni di questi sono locali che sorgono all’interno di strutture ricettive e potrebbero tentarci a prolungare la sosta oltre il pranzo o la cena, una tentazione dinnanzi alla quale il paesaggio, il trascorrere lento del tempo, e la ritrovata libertà di movimento rendono debole qualunque resistenza.

Alcune scelte, vedremo, ricorrono: lo sfruttamento degli spazi aperti che molte di queste strutture già posseggono, per godere di un’esperienza che unisce sicurezza e piacevolezza. Orti, giardini, parchi diventano location per cenare, sorseggiare un aperitivo, gustarsi una grigliata con l’unica occupazione di vedere le trasformazioni della luce e dei colori al crepuscolo sul filo dell’acqua. E anche quando le riaperture sono parziali e subiscono le modifiche imposte dalla situazione contingente, il paesaggio sembra alleviare qualunque limitazione, essersi lasciati alle spalle il caos cittadino per qualche ora, è già di per sé un piccolo lusso che consente di ‘ricaricare le batterie’.

Lago di Como

Iniziamo da quel “paradiso di sereno riposto”, come lo scrittore Mark Twain definì il lago di Como, e più precisamente dalla sponda di fronte a Bellagio, vicino a dove i due rami del Lago, Como e Lecco, convergono. Qui sorge Tremezzo, località che ospita una vera e propria perla del Liberty novecentesco: il Grand Hotel Tremezzo, che ormai ha superato il secolo di vita, avendo festeggiato i 100 anni nel 2010. Una meta di indiscusso fascino, dove il lusso si sposa alla storia e a un modo di vivere il lago d’altri tempi (l’hotel è stata la prima struttura ricettiva privata direttamente sul lago). Dopo alcuni mesi di chiusura, finalmente il 26 giugno l’hotel ha riaperto con una stagione estiva sicuramente più “complicata” come la definisce la stessa Valentina De Santis, AD e membro della famiglia proprietaria della struttura: su 90 camere solo 30 potranno accogliere i clienti come in una seconda casa. Le limitazioni possono trasformarsi in occasioni per soluzioni esclusive: vietato allestire il buffet della colazione? Al Tremezzo rimediano al tavolo con un’elegante alzatina di frutta, una selezione di cornetti, frutta e marmellate accompagnati da un spremuta d’arancia fresca, il buffet da collettivo diventa personale. Tra i tanti personaggi che si sono innamorati di questa posizione sul lago, anche il Maestro della cucina italiana Gualtiero Marchesi che qui ha voluto sorgesse un proprio ristorante, ad oggi l’unico a offrire i classici della cucina di Marchesi e a portare il suo nome. Alla Terrazza Gualtiero Marchesi lo chef Osvaldo Presazzi è il direttore d’orchestra di una brigata che segue la partitura di piatti lasciati in eredità da Marchesi. Oltre ai classici come il raviolo aperto e riso oro e zafferano, per citare solo i più noti, la riapertura della Terrazza vede ampliarsi la carta con alcune interessanti novità che guardano al lago (riso mantecato alle erbe fini e lavarello, spaghetti di bottarga e missoltini).

Scendendo lungo il ramo di Como ci fermiamo allo Sheraton Lake Como Hotel, qui l’offerta ristorativa è duplice. Al Kitchen, la tavola gourmet riaperta dall’11 giugno, si punta sulla valorizzazione degli spazi verdi, grazie al parco privato di 10.000 mq in cui sorge l’hotel, e su una ripartenza tricolore: lo chef Andrea Casali ha riacceso i fornelli a giugno con il menu “L’Italia secondo noi”. Un itinerario a tappe gastronomiche da nord a sud: dal plin alla triglia alla livornese fino ai gamberi rossi. Il green torna nelle portate di un percorso degustazione dove ortaggi, frutta e radici sono protagonisti ma anche nell’orto del Kitchen. Ribattezzato “Le luci del Kitchen” da naturale dispensa a cielo aperto valorizzato da una nuova illuminazione, l’orto diventa anche spazio fisico per un nuovo aperitivo all’aperto, assecondando la stagione e l’esigenza di distanziamento. Al Kincho invece, altra tavola dell’hotel, si possono sorseggiare cocktail a bordo piscina e piatti più informali ma sempre in un contesto curato, come quelli che creati sulla scenografica griglia Ofyr dall’inventiva dello chef Carlo Molon.

Immaginiamo di percorrere in taxi boat la strada d’acqua che ci separa dall’altra riva, dove sorge la perla del lago, Bellagio, la nostra destinazione è poco distante: Lezzeno. Qui sorge il Filario Hotel & Residences, una recente struttura di design dove poter iniziare con un aperitivo pieds dans l’eau allo Yeast Side, il beach bar sulla spiaggia privata dell’hotel, per poi spostarsi ai piani alti dove potersi godere tutta la vista su uno degli angoli più suggestivi del lago, la conformazione geografica ne allarga l’orizzonte, e al tempo stesso sedersi alla tavola del Filo, il ristorante dell’hotel guidato dallo chef napoletano Alessandro Parisi. Creazioni di impronta mediterranea nella sua cucina: nord e sud assieme, un’impostazione che non vuole essere locale a tutti i costi, un Grand Tour dell’Italia a tavola. Hotel e ristorante hanno riacceso rispettivamente luci e fornelli dal 26 giugno.

Ridiscendendo verso Como sulla stessa sponda del lago, prima di arrivare in città due tappe almeno meritano una sosta. La prima per fermarsi al resort “Il Sereno”, struttura di lusso progettata dalla designer e architetto Patricia Urquiola, qui Andrea Berton ha aperto una propria tavola vista lago e dalle nuove altezze di Porta Nuova a Milano è approdato in questo paradiso terrestre facendo brillare una nuova stella Michel sul lago. Al Berton al Lago, appena riaperto il 25 giugno, l’executive chef  alla guida della brigata è Raffaele Lenzi. Origini napoletane, ha sposato una filosofia di cucina che coniuga la passione per i vegetali (“Vegetali, tuberi e radici” è il menu degustazione che ha dedicato al lato green della cucina), ai gusti asiatici e soprattutto a una cucina sana, avvalendosi anche del supporto di una nutrizionista. Accanto a salmerino e lavarello quindi non sembrerà insolito leggere in carta pak choi o salsa ponzu. Locale e globale, l’importante è avere fiducia nello chef, “Fidarsi” (come l’omakase, letteralmente mi fido di te, della tradizione giapponese) è infatti il nome di un altro percorso degustazione.

Per la seconda tappa scegliamo il  Mandarin Oriental Lago di Como: qui ci attenderanno nuovi protocolli anti-covid che cercano di conciliare comfort e sicurezza, il programma “We Care” a tutela di ospiti e personale interno è dettagliato e articolato in 17 punti. L’hotel ha riaperto dal 18 giugno; se il ristorante stellato L’Aria ancora non ha riaperto, è comunque possibile concedersi una pausa più informale vista lago al CO.MO Bar & Bistrot  dove l’executive chef del resort, Vincenzo Guarino, ha introdotto un nuovo menu per la pizza, mentre il Bar Manager Luca de Filippis ha ideato una nuova cocktail list.

Il lago di Annone

La scelta di una piacevole vista lago non ci deve condurre necessariamente verso un’unica meta. Il lago di Annone, ad esempio, può rivelarsi una destinazione interessante, a sud dei due rami del Lago di Como e a meno di un’ora da Milano. Sulle sue sponde sorge Bianca che si declina in Bianca relais e Bianca sul lago, ristorante gastronomico. Ai fornelli Fabrizio Albini, classe 1976 ed esperienze maturate sia in Italia all’Albereta di Marchesi dove ha esordito che in  Francia, meta di apprendistato comune a tanti chef. In occasione della riapertura della struttura si è puntato su una versione estiva appoggiandosi al cafè lounge “Drop”, aperto sia agli ospiti del relais che agli esterni, che oltre alla sala interna offre una terrazza esterna. Per cenare a Bianca sul lago invece occorrerà aspettare settembre. Nel frattempo negli oltre 11.000 mq del parco che circonda la struttura si sta lavorando a costruire nuove experiences legate a uno spazio suggestivo che ospita sei ulivi secolari e un orto che rifornisce le cucine guidate dallo chef Albini.

Il Lago di Garda

Dirigiamoci a est per spostarci sullo specchio d’acqua attraversato dal confine tra due regioni, Lombardia e Veneto: il Lago di Garda. Sul versante lombardo, a Gardone Riviera (BS), Riccardo Camanini, dopo la chiusura forzata dei mesi scorsi, dal 1 giugno ha riaperto il suo “Lido 84”. L’impresa gastronomica di questo eclettico chef, realizzata nel 2014 assieme al fratello Giancarlo, ha un tocco retro nel nome che conserva quello del lido che sorgeva sullo stesso spazio. Qui i Camanini realizzano quell’indispensabile stretto legame, professionale e familiare, tra sala e cucina. I colori del lago si ritrovano all’interno e all’esterno un ritrovato spazio con l’ampliamento dei giardini in occasione di questa riapertura post lockdown; in carta presenti quelli che ormai sono classici come la cacio e pepe in vescica e lo spaghettone, burro, lievito di birra’, accanto anche a un menu degustazione ‘Oscillazioni’ per farsi trascinare verso nuovi approdi del sapore.

Fermiamoci ancora sulle rive del Lago di Garda, sempre a Gardone Riviera, addirittura restiamo sulla stessa via, Corso Zanardelli, e poco più a sud scopriamo il profilo di un’importante struttura di fine ‘800, tra la natura di un parco secolare e un’architettura storica: il Grand Hotel Fasano. Fascino da Belle Epoque unito a lavori e ristrutturazioni che rinnovano i fasti di una storia lunga oltre 130 anni senza tradirla.

La data del 26 giugno è cruciale anche da queste parti, l’ultimo week end del mese segna la riapertura dell’hotel, offerta ristorativa inclusa. Matteo Felter, bresciano classe 1973, è l’executive chef de “Il Fagiano”, la tavola gourmet del Grand Hotel che riapre senza tradire la propria identità. Carta immutata, distanziamento già in atto anche prima visti gli ampi spazi e anzi con l’apertura Felter amplierà l’offerta di coperti conquistando nuovi spazi anche all’aperto, la vista sul lago non potrà che avvantaggiarsene. In questi ultimi dieci anni il Lago di Garda ha conosciuto una crescita turistica esponenziale, racconta lo chef, divenendo meta internazionale; quest’estate non fa testo ma l’ottimismo non manca e anche una buona strategia per affrontare il presente. Per la colazione ad esempio al Fasano Felter ha deciso di rimediare con una carta della colazione che prevede ben sette menu, ‘percorsi degustazione’ differenziati, per accontentare tutti e rimediare con un completo e vario servizio al tavolo l’assenza del buffet. Alla carta del Il Fagiano rimane invece forte l’impronta autoctona, forte di un territorio unico, e continua ad attingere sia dai prodotti del lago (quello di Garda stupisce con limoni, le limonaie sul Garda stupirono lo stesso Goethe in visita sul lago, e capperi che non ti aspetteresti da queste parti) ma anche dall’entroterra bresciano terra di origine dello chef (come il formaggio bagoss), sempre in un’ottica da ristorante gastronomico. Attorno all’hotel un parco che incornicia la struttura e proprio all’ombra di un’enorme magnolia sorge “Il Magnolia”, la tavola dedicata al pranzo con un menu da bistrot che ben si adatta a questo momento della giornata.

Lago Maggiore

Se invece da Como volgiamo sguardo e itinerario a ovest, qui il Lago Maggiore non ha nulla da invidiare quanto a bellezze architettoniche e naturalistiche, offre isole da visitare e storie da raccontare. Posizione cruciale, al confine tra due regioni, Piemonte e Lombardia, ma anche tra Italia e Svizzera. In uno dei suoi scritti privati, in cui professava il proprio amore per l’Italia, Stendhal invitava a vendere la propria camicia pur di poter vedere i dintorni del lago Maggiore.

Una delle terrazze più belle e panoramiche è quella che ci accoglie al “Sole di Ranco”, storico indirizzo che nel tempo ha accolto famiglie di ogni parte del mondo in vacanza qui. L’ampia piscina, le camere curate e le attenzioni della famiglia Brovelli, con l’accoglienza impressa nel DNA, fanno da cornice a un ristorante che d’estate dà il suo meglio. Davide Brovelli è sempre in movimento, sempre dinamico e sempre alla ricerca di un nuovo modo per farci stare bene. I suoi grandi classici, il vitello tonnato e il fritto di pesce sono piatti davvero regali, che si abbinano ad altri più creativi che strizzano l’occhio alle cucine internazionali senza mai dimenticare il territorio e il lago che qui domina. Se dovete fare una dichiarazione d’amore, siete nel posto giusto.

Restando sulla riva lombarda ci fermiamo a Laveno Mombello (VA), qui sorge “Il Porticciolo Hotel”, un’ex-abitazione borghese, un edificio rosso discretamente incastonato tra rocce e acqua. “La Tavola”, è il ristorante che alle quattro stelle dell’hotel dal 2017 porta in dote una propria stella, Michelin, alla guida l’under 40 Riccardo Bassetti. Un locale la cui gestione è familiare: il papà dello chef, oltre a gestire l’hotel, si occupa dei lievitati in cucina, mentre alla mamma del cuoco è riservata la gestione della sala. Una carta essenziale che consente di spaziare tra terra, mare e lago, con prevalenza di pesce e non senza qualche guizzo gastronomico-linguistico come la “BouillaBassetti”.

Lago di Mergozzo

Per chi volesse provare l’esperienza di mangiare non solo con vista sul lago ma quasi sospesi sull’acqua, l’indirizzo è uno solo: “Piccolo lago” a Verbania. Il ristorante due stelle Michelin dello chef Marco Sacco ha riaperto il 1 giugno con una formula che consente di godere degli spazi aperti attorno al ristorante e di vari momenti per uno spuntino, una merenda, una pausa pranzo stile bistrot o un aperitivo. La sera si torna a cenare nella grande sala che quasi esce dalla terraferma e con una struttura a palafitta continua a regalare l’emozione di stare a cena sull’acqua. Le acque sono quelle cristalline del lago di Mergozzo, tra piatti storici e novità dopo circa tre mesi di chiusura Sacco ha ridato fuoco ai fornelli per questa nuova e a suo modo unica stagione estiva: emozione, incertezza, felicità e consapevolezza guidano la voglia di essere protagonisti della ripartenza, leggiamo sul sito del ristorante. Voglia di essere protagonisti che accomuna tutti, chef e clienti, per riappropriarsi di piccoli momenti di felicità a tavola, meglio ancora se con uno specchio d’acqua all’orizzonte.

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