Atto secondoCome ha fatto il premier uscente croato a trionfare alle elezioni

I socialdemocratici volevano relegarlo all’opposizione, l’estrema destra lo avrebbe accettato al massimo come ministro degli Esteri in un governo di coalizione, ma Andrej Plenković ha vinto la sua scommessa: anticipare il voto per capitalizzare la buona gestione della pandemia

Afp

L’estrema destra lo voleva “al massimo come ministro”, i socialdemocratici volevano relegarlo all’opposizione, alla fine Andrej Plenković l’ha spuntata di nuovo e meglio di sempre. Il Primo ministro croato ha incassato ieri un risultato netto, conquistando 66 seggi su 150 al parlamento di Zagabria. Non lontano dalla maggioranza assoluta di 76 seggi. Il centro sinistra subisce invece una pesante sconfitta che costerà probabilmente le dimissioni del suo leader, Davor Bernardić. Infine, un successo dell’estrema destra che tuttavia non potrà esigere posizioni di governo, mentre per la prima volta entra al Sabor una coalizione rosso-verde: è la vittoria di Možemo!, che riesce a vincere anche fuori dalla capitale.

Plenković, atto due
Andrej Plenković può tirare un sospiro di sollievo. La strategia di anticipare il voto per capitalizzare la buona gestione della pandemia ha funzionato. L’HDZ non potrà governare da solo, ma non dovrà nemmeno sottostare alle condizioni dell’estrema destra come pareva inevitabile alla vigilia del voto. Anche gli scenari di una grande coalizione tra SDP e HDZ sono ormai da buttare.

Nonostante i sondaggi lo mostrassero in difficoltà negli ultimi giorni, Plenković non paga il suo incontro con Novak Đoković, positivo al coronavirus, e il suo rifiuto di sottoporsi alle due settimane di auto-isolamento obbligatorie, e non paga nemmeno il recente ritorno dell’epidemia, con quasi 100 nuovi casi al giorno. Al contrario, il voto di ieri lo riconferma in sella, libero dall’ala oltranzista del suo partito che si è riunita attorno al Movimento patriottico di Miroslav Škoro, ma che non potrà far molto al Sabor se non sbraitare di tanto in tanto.

Škoro, il cantante folk, ex candidato alle presidenziali, ottiene infatti 16 seggi. Un buon risultato, magari inferiore a quanto profetizzato da alcuni sondaggi della vigilia, ma soprattutto, un risultato non più determinante. Škoro si immaginava ago della bilancia, elemento necessario a Plenković per governare. «Sarà al massimo ministro degli Esteri», avevano detto del premier quelli del suo Movimento.

Ora, si ritrovano relegati negli scranni più a destra del Sabor, senza arte ne parte. Stessa fine anche per Most (8 mandati), che nel 2016 si era alleato con l’HDZ dando vita al governo Orešković (allora c’era Karamarko alla guida dell’HDZ). L’esperimento all’epoca fallì dopo meno di un anno e, a quanto pare, non sarà riproposto. Plenković non dovrà dunque cercare alla sua destra i seggi chiave per formare un governo e già ieri sera ha parlato alle minoranze (che hanno di diritto 8 rappresentanti), assicurando di volerne aumentare i diritti. Con loro più qualche paio di deputati, avrà la maggioranza.

Se da un lato il nuovo Sabor appare dunque sbilanciato a destra (90 seggi su 150 fanno capo a HDZ, Most o Patriottici), dall’altro l’HDZ di Plenković ottiene un mandato ampio che lo libera dall’ala oltranzista del suo partito e gli permetterà di proseguire sulla sua linea, pro-europea e moderata. Cosa significherà questo in termini di agenda politica? Probabilmente, la scelta dei ministri ci suggerirà quanto diverso sarà l’HDZ di Plenković nei prossimi 4 anni.

Quello che forse non cambierà – dato che non si tratta di questioni ideologiche – è il numero di scandali di corruzione che spesso accompagnano i governi HDZ (l’ultimo aveva dovuto cambiare una decina di ministri). Su questo tema servirà davvero un’inversione a U della squadra Plenković.

L’SDP salta un turno, sorpresa Možemo!
Dall’altro lato dell’emiciclo, Davor Bernardić non solo non riesce a cavalcare il tema dell’anti-corruzione, ma trascina l’SDP al punto più basso della sua storia. La coalizione Restart, che oltre ai socialdemocratici contava anche la Dieta democratica istriana, il Partito popolare e quello dei pensionati, potrà contare su appena 41 seggi.

Già nella serata di ieri, diversi esponenti dell’SDP hanno chiesto apertamente le dimissioni di “Bero”, che durante la campagna elettorale non ha saputo dimostrarsi convincente e pronto ad assumere la leadership del paese (è legittimo pensare che molti elettori centristi dell’SDP abbiano preferito il carisma di Plenković alle improvvisazioni di Bernardić). Lui ha risposto nel suo primo intervento assicurando di essere «pronto a partire». I socialdemocratici si ritrovano dunque all’opposizione e con un grande cantiere davanti, quello di ricostruire un partito che negli ultimi anni ha perso pezzi ed elezioni. “Restart” dovrà ora essere il motto dell’SDP.

Tutt’altra atmosfera invece in casa Možemo!. La coalizione rosso-verde guidata da questo movimento urbano, nato a Zagabria in opposizione alle politiche del sindaco Milan Bandić, ha saputo conquistare diverse circoscrizioni elettorali, portando a casa 7 seggi. Možemo! – attorno a cui si sono uniti anche il Fronte dei Lavoratori, Orah e altre realtà minori – ha realizzato dei buoni risultati anche in alcune circoscrizioni della diaspora, sottolineando l’esistenza di una nuova, più recente diaspora alla ricerca di una nuova offerta politica.

Il leader di Možemo, Tomislav Tomašević (che ha ottenuto più preferenze di Bero), ha celebrato ieri sera il successo ottenuto in tempi brevi e annunciato il prossimo obiettivo del movimento, le elezioni comunali che si terranno l’anno prossimo a Zagabria: l’occasione per mettere fine alla lunga era di Milan Bandić, in carica dal 2000. Sicuramente va imputato ai rosso-verdi parte del crollo dell’SDP e la sfida per Možemo, negli anni a venire, sarà quella di saper mantenere e espandere quella fetta di elettorato conquistata ieri – soprattutto quando l’SDP tornerà in forma.

Nel frattempo, la parabola di Bojan Glavašević è significativa del momento politico in Croazia. Da deputato SDP e sottosegretario al ministero dei Veterani all’epoca del governo Milanović (2011–2016), Glavašević ha saputo rompere con il partito e farsi eleggere – sulla base delle preferenze – come deputato indipendente all’interno della coalizione Možemo!.

La fine di Živi zid
Nel frattempo, la parabola di Bojan Glavašević è significativa del momento politico in Croazia. Da deputato SDP e sottosegretario al ministero dei Veterani all’epoca del governo Milanović (2011–2016), Glavašević ha saputo rompere con il partito e farsi eleggere – sulla base delle preferenze – come deputato indipendente all’interno della coalizione Možemo!.

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