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Mobilità verdeIngegneri ed esperti di software, i nuovi lavori richiesti dall’auto elettrica

La nuova filiera dell’automotive genera una nuova domanda di figure professionali e competenze. In gioco c’è sia la sostenibilità ambientale che quella economica delle stesse case costruttrici

(Pixabay)

Con una crescita a doppia cifra, il mercato dell’automotive elettrico si sta sempre più affermando come orizzonte della mobilità futura. E sebbene, a livello assoluto, i veicoli elettrici rappresentino solo il 2-3% del totale circolante su strada, l’industria sta puntando verso le quattro ruote a batteria. Un trend che modifica la componente della forza lavoro richiesta lungo tutto la filiera generando una nuova domanda di figure professionali e competenze. In gioco, infatti, c’è sia la sostenibilità ambientale che quella economica delle stesse casa costruttrici.

«Fondamentalmente c’è un driver normativo importante che sta generando una diffusione significativa della mobilità elettrica, ossia il regolamento che prevede la riduzione di Co2 per il 2020-21 di 95 grammi per chilometro e successivi paletti al 2025 e al 2030, data in cui è prevista una riduzione del 37% dell’emissione di Co2. Questo ha forzato costruttori e componentisti a mettere in campo investimenti importanti per sviluppare un prodotto che risponda alle pressioni del regolatore e del consumatore», racconta Gianmarco Giorda, direttore Anfia, Associazione nazionale filiera industria automobilistica.

L’associazione che riunisce gli operatori della filiera nazionale dell’automotive è in prima fila per favorire lo sviluppo di nuove professionalità a partire da un più stretto rapporto fra università e industria. Un esempio? La Formula SAE Italy. «Si tratta di una competizione – racconta Giorda – in cui circa 100 team di università da tutto il mondo si sfidano per quattro giorni mettendo su strada, lungo il tracciato Riccardo Paletti di Varano de Melegari in provincia di Parma, auto ibride, elettriche oppure a consumi ridotti. Il tutto sotto l’occhio attento di 150 giudici provenienti dalle nostre aziende associate che possono entrare in contatto con un bacino di oltre 2.500 ragazzi».

Tra di loro le aziende cercano principalmente un mix di figure professionali molto diverso rispetto a quello di oggi: «Sicuramente ci saranno molte più professionalità a livello di software, ingegneria dei materiali, ingegneria elettronica più che meccanica ma anche persone che abbiano una competenza sulle infrastrutture come le smart grid, le stazioni di ricarica, ecc – afferma Giorda – . Nel frattempo, però, è necessario lavorare con governo e istituzioni per avviare processi di reskilling al fine di dotare le persone già presenti in azienda delle competenze necessarie a sviluppare e cambiare le aziende stesse. Non fosse altro perché mettere una batteria in una vettura è cosa diversa da calarci dentro un motore termico».

Una consapevolezza che le aziende dell’automotive hanno fatto propria già da tempo. Come nel caso di CGA Technologies, società friulana con 40 anni di storia alle spalle e una specializzazione sugli aspetti termici del battery pack: «La nostra esperienza nasce nel mondo della refrigerazione grazie alla realizzazione di roll-bond per impianti frigoriferi. Una tecnologia che negli ultimi anni ha trovato diversi campi di applicazione, compreso quello delle auto elettriche», racconta l’ingegnere Filippo Desabbata. Uno sviluppo che ha reso necessarie attività di formazione specifiche: «Grazie alla nostra Academy, al momento rivolta solo al personale interno ma che presto apriremo ad attività di consulenza anche ai nostri clienti, abbiamo potuto trasformare il nostro know how in un valore aggiunto: brevettazione, sviluppo tecnico, ricerca e tutto ciò che fa parte dell’aspetto intangibile dell’innovazione ci mette ora nelle condizioni di assumere nuove figure professionali il cui obiettivo sia quello di trovare soluzioni integrate a problematiche complesse all’interno dei sistemi di alimentazione elettrica», racconta Desabbata.

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