Il sovrastante e il revisionistaPerché la crescita economica cinese non accenna a diminuire

In molti sono convinti che nello scontro tra Washington e Pechino sarà la seconda ad avere la peggio, perché l’economia pianificata della Repubblica popolare, essendo trainata da infrastrutture e non dai consumi, non può reggere sul lungo termine. Eppure finora, malgrado le previsioni, non è scoppiata nessuna bolla. Come mai?

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Le tensioni fra il sovrastante e il revisionista sono stati studiati fin dalla antichità. Sparta era dominante ed Atene voleva prenderne il posto. La “Guerra del Peloponneso” di Tucidide tratta proprio di questo. Abbiamo avuto altri scontri nel corso dei secoli. Alcuni si sono conclusi con una guerra. L’ultimo caso è quello della «guerra fredda», laddove la potenza revisionistica, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ad un certo punto è implosa.

La Cina da decenni registra un tasso di crescita impressionante, tanto che oggi la sua economia – se misurata non a prezzi correnti, ma a parità di potere d’acquisto (PPP) – ha la stessa dimensione di quella statunitense. Col tempo, dato il maggior tasso di crescita, l’economia della Cina diventerà più grande di quella statunitense. Ad oggi la Cina, l’Europa, e gli Stati Uniti hanno una dimensione simile. I cinesi sono però molto più numerosi, per cui il loro Pil diviso per il numero di abitanti – il Pil per capita – è pari da un terzo a un quarto di quello che si forma intorno alle sponde dell’Atlantico.

Da qui il domandarsi se la Cina potrà continuare a crescere a gran velocità come in passato, oppure a un passo più contenuto, oppure se il suo modello di crescita – trainato dalle infrastrutture e non dai consumi, prima o poi franerà. In molti, e da anni, si aspettano lo scoppio della «bolla» cinese.

In Cina si ha, infatti, un volume di credito simile a quello statunitense, che è stato acceso per costruire un volume abnorme di infrastrutture, che, man mano che si accumulano, hanno dei ritorni decrescenti. Per esempio, delle città intere, capaci di ospitare milioni di persone, sorte dal nulla e finanziate dal credito in assenza di un numero sufficiente di inquilini per pagare le costruzioni.

Eppure la bolla non è ancora scoppiata. Come mai? Una bolla può durare a lungo? Sì! Si immagini che ogni generazione investa negli immobili una quota di risparmio tratto da un reddito crescente, in presenza di una forte urbanizzazione. Che poi è quello che è accaduto in Italia per decenni, dove gli immobili crescevano di prezzo a un tasso maggiore della crescita dell’economia, così creando un ceto medio di proprietari. Se l’economia è in forte crescita, ogni generazione avrà un reddito maggiore di quella precedente. Ciò che consentirà al venditore dell’immobile comprato tempo prima, quando il reddito pro capite del Paese era molto più basso, di guadagnare.

In Cina il capitale privato può guadagnare molto finché può trarre profitto dalla manodopera a basso costo che emigra dalla campagna in città e dalle imprese statali alle imprese private. Gli imprenditori hanno i mezzi per investire nel mercato immobiliare. La loro previsione – così si arguisce dal loro comportamento – è che con la minor redditività futura dell’investimento industriale, quella legata alla fine della prima industrializzazione, si avrà una ricerca di investimenti alternativi, come quello immobilitare. E quindi dal loro punto di vista è razionale accumulare immobili anche sfitti.

Questa accumulazione di beni immobili non ancora redditizi era giunta, per il volume abnorme che si era formato, a un limite. Da qui le molte previsioni di un crack. Come ha reagito la Cina? I progetti finanziati con prestiti bancari a breve termine e ad alto tasso di interesse sono stati rifinanziati con obbligazioni a basso rendimento emesse dalle amministrazioni provinciali. Una parte del debito è passata dagli imprenditori immobiliari alle famiglie cui è stato concesso un accesso più facile ai mutui.

Siamo al dunque. La bolla, alla fine, non è scoppiata. Non solo non è scoppiata, ma la Cina ha dei punti di forza che fanno si che la sua crescita, se anche la bolla si sgonfiasse ma in maniera ordinata, non possa deragliare. Quali sono? La Cina ha un saggio di risparmio elevato e un controllo statale sui flussi finanziari. Ha un sistema finanziario ancora chiuso, ma diventato più trasparente ed efficiente. Ha un reddito pro capite inferiore a quello dei Paesi ricchi e quindi può crescere ancora, ma combinando i fattori in modo più moderno.

Grazie a queste caratteristiche non si vede come possa emergere in Cina una crisi grave. Se le cose stanno così, allora il braccio di ferro statunitense con la Cina – sulla libertà politica, sui diritti civili, sulla tecnologia – non dovrebbe riuscire a «spingerla in un angolo».

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