Un’immagine vale mille bugieCosì i politici (e non solo) manipolano i grafici per rappresentare la realtà che preferiscono

Non importa se i dati sono corretti: è importante il modo in cui vengono presentati. Come spiega Alberto Cairo in “Come i grafici mentono” (Raffaello Cortina Editore) è importante prestare attenzione al dettaglio, al contesto e alle figure. Perché i fatti esistono, ma le loro rappresentazioni li possono distorcere

MANDEL NGAN / AFP

l 27 aprile 2017, il presidente Donald J. Trump ricevette i giornalisti della Reuters Stephen J. Adler, Jeff Mason e Steve Holland per esporre i risultati conseguiti durante i suoi primi cento giorni in carica.

Mentre parlava della Cina e del suo presidente Xi Jinping, Trump si concesse una pausa per consegnare ai tre ospiti altrettante copie di una mappa elettorale del 2016. Poi disse: “Ecco, prendete questa, è la cartina definitiva delle cifre. Mica male, eh? Il rosso siamo ovviamente noi”.

Quando lessi questa intervista, mi dissi che era abbastanza comprensibile che il presidente Trump amasse tanto questa mappa. Aveva vinto le elezioni del 2016 nonostante gran parte delle previsioni gli assegnasse tra l’1 e il 33% di possibilità di farcela; malgrado la scarsa fiducia dei vertici repubblicani; una campagna elettorale ridotta all’osso spesso in piena baraonda; e le tante dichiarazioni controverse su donne, minoranze, servizi segreti statunitensi e perfino veterani di guerra. Molti opinionisti e politici avevano profetizzato la sua sconfitta. E lui aveva dimostrato che si sbagliavano. Aveva conquistato la presidenza nonostante tutto.

Però aver vinto non è una scusa sufficiente per diffondere una visualizzazione fuorviante. E questa cartina, se presentata da sola e fuori contesto, può essere fuorviante.

È comparsa in tanti altri posti nel 2017. Secondo The Hill lo staff della Casa Bianca ne teneva una grande copia incorniciata appesa nella West Wing.

Inoltre la mappa è stata regolarmente proposta da numerosi media conservatori come Fox News, Breitbart e InfoWars, solo per citarne alcuni. Una nota figura destrorsa dei social media, Jack Posobiec, l’ha sbattuta sulla copertina del suo libro Citizens for Trump, che si presenta più o meno così:

Ho passato gli ultimi due decenni realizzando grafici e insegnando agli altri come progettarli, e sono convinto che chiunque, te compreso, mio lettore, possa imparare a leggere e perfino a creare grafici validi, pertanto di solito sono ben lieto di offrire i miei consigli costruttivi nonché gratuiti a chiunque gradisca stare ad ascoltarli.

Quando ho visto il libro di Posobiec nei social media, ho suggerito che gli sarebbe convenuto cambiare il titolo o la mappa, dato che quest’ultima non mostra affatto ciò che dice il titolo del volume.

Infatti è ingannevole perché in teoria dovrebbe mostrare i cittadini che hanno votato per ogni candidato, ma non lo fa. Invece raffigura un territorio.

Ho proposto a Posobiec di cambiare l’immagine sulla copertina del libro per validare meglio titolo e sottotitolo, oppure cambiare il titolo in Counties for Trump, le contee favorevoli a Trump, dato che è questo che mostra in realtà la cartina. L’autore ha ignorato il mio consiglio.

Prova a valutare il rapporto tra i colori, rosso (repubblicani) e grigio (democratici). All’incirca l’80% della superficie della figura è rosso e solo il 20% grigio. La mappa indica un trionfo a valanga, invece la vittoria di Trump non è stata affatto a valanga. Il voto popolare, i “cittadini” di Posobiec, si è suddiviso in parti quasi uguali.

Potremmo essere ancor più pignoli segnalando che l’affluenza ai seggi è stata attorno al 60%,3 più del 40% degli aventi diritto al voto non si è presentato ai seggi. Se creassimo un grafico con tutti gli aventi diritto al voto, vedremmo che i cittadini che hanno votato per ognuno dei principali candidati erano un po’ meno di un terzo del totale.

E se contassimo tutti i cittadini? Negli Stati Uniti vivono 325 milioni di persone, di cui circa 300 milioni hanno la cittadinanza, secondo la Kaiser Foundation. Scopriremmo così che i “Cittadini per Trump” o i “Cittadini per Clinton” costituiscono poco più di un quinto dell’intera cittadinanza.

Ai critici del presidente Trump non è parso vero di poter fustigare questa sua scelta di distribuire ai visitatori la mappa a livello di contea. Perché mai contare i chilometri quadrati ignorando il fatto che tante contee andate a Trump (2626) sono grandi come dimensioni ma scarsamente popolate, mentre tante di quelle in cui ha vinto Hillary Cliton (487) sono piccole, urbanizzate e densamente popolate?

Questa realtà si palesa nella seguente mappa degli Stati Uniti continentali, realizzata dal cartografo Kenneth Field. Qui ogni puntino rappresenta un elettore, grigio se democratico, rosso se repubblicano, ed è posizionato più o meno, non con esattezza, nel luogo in cui quella data persona ha votato. Enormi superfici degli Stati Uniti sono vuote.

Essendo io una persona che si sforza di adottare una dieta mediatica equilibrata, seguo individui e pubblicazioni di tutte le tendenze politiche. E quello che ho visto negli ultimi anni mi fa temere che la crescente polarizzazione ideologica negli Stati Uniti stia causando anche una spaccatura nelle preferenze in tema di grafici.

Alcuni conservatori che seguo adorano la mappa a contee che il presidente Trump ha consegnato ai giornalisti. La postano di continuo nei loro siti web e nei loro account di social media.
I liberal e i progressisti, di contro, prediligono questa mappa a bolle proposta dalla rivista Time e da altre testate, in cui le bolle hanno dimensioni proporzionali ai voti ricevuti dal candidato vittorioso in ciascuna contea.

Conservatori e liberal irridono gli avversari per l’altrui stupidità. “Come avete potuto twittare quella mappa? Non vedete che distorce i risultati delle elezioni?”

Non c’è niente da ridere. Entrambe le parti del dibattito stanno brandendo grafici diversi perché tutti quanti utilizziamo spesso le informazioni solo per puntellare le nostre convinzioni: i conservatori amano raccontarsi una vittoria schiacciante nelle presidenziali del 2016, i liberal si consolano sottolineando la maggiore quota di voto popolare di Hillary Clinton.

I progressisti hanno ragione quando sostengono che la mappa colorata delle contee non è una raffigurazione adeguata del numero di voti ricevuti da ogni candidato, ma la loro amata mappa a bolle è altrettanto fallace.

Mostrando solo i voti del candidato vincente in ogni contea, il grafico ignora quelli incassati dal candidato perdente. Tanta gente ha votato per Hillary Clinton nelle regioni più conservatrici. Tanti hanno votato per Donald Trump in quelle super-progressiste.

 

da “Come i grafici mentono. Capire meglio le informazioni visive”, di Alberto Cairo, Raffaello Cortina Editore, 2020

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