Personalizzare il votoIl Pd dice che il No può mettere nei guai il governo, ma drammatizzare il referendum è controproducente

Il Partito democratico, per paura e tattica, rischia di trasformare il quesito in un giudizio divino sull’esecutivo. L’andreottiano presidente del Consiglio lo ha capito e se ne sta alla larga

Afp

La paura e la tattica fanno dire ai dem vicini a Nicola Zingaretti e Dario Franceschini che il No può vincere e che a quel punto sarebbero guai per il governo.

In realtà, fanno finta di non sapere che la barricata populista alzata in questi anni è ancora molto molto alta e che, peraltro, il governo, in questo discorso, non c’entra niente. Oppure potrebbero nascondere l’idea geniale di trasformare il 20-21 settembre in un referendum su Giuseppe Conte: una drammatizzazione che sarebbe davvero un harakiri che nemmeno Yukio Mishima (lo scrittore giapponese più tradotto in occidente che si tolse la vita tramite seppuku, il suicidio rituale dei samurai, ndr). Una mossa politicamente controproducente ai limiti del masochismo.

Se nella testa degli italiani cominciasse a circolare l’idea che il No può diventare lo strumento semplice ed immediato per esprimere una critica di massa alle istituzioni e anche (se non principalmente) al governo, il risultato sarebbe tutt’altro che scontato.

Non dimentichiamoci che si andrà ai seggi in quelle scuole che avranno riaperto (o non riaperto) solo 6 giorni prima – chissà in quali condizioni. Quindi poco dopo una data che per l’Italia è veramente cruciale.  E magari si voterà in un clima reso anche mediaticamente pesante a causa dell’aumento dei contagi e delle difficoltà dei controlli, con una generazione di giovani che è uscita da questa estate se non sconvolta almeno turbata nello scoprirsi così vulnerabile. Probabile che del taglio dei parlamentari se ne freghi altamente, possibile però che qualcuno agiti la scheda come una clava.

Dunque, se il Pd pensasse di trasformare l’appuntamento referendario in un giudizio divino sul governo Conte commetterebbe un clamoroso autogol: l’andreottiano premier lo ha capito e se ne sta alla larga. Invece il Pd lega moltissimo il doppio risultato referendum-Regionali alla sorte del governo.

Per quanto lo riguarda, Zingaretti sarebbe ormai molto orientato a entrare nell’esecutivo come vicepremier lasciando il partito nelle mani di Andrea Orlando contando su un risultato che il Nazareno considera molto buono (3 a 3) o comunque non catastrofico (4 a 2), preparandosi a scaricare su Matteo Renzi la responsabilità di una eventuale sconfitta di Michele Emiliano in Puglia, come se non fosse significativo il fatto che il governatore più filo-grillino non è riuscito a ottenere un’intesa col Movimento, che tra l’altro vale molto più di Italia viva.

Ma l’altra verità che sta facendo male è che se si sta al merito del quesito referendario risulta evidente che il No sta sfondando a sinistra, in tutta la sinistra, una volta tanto, quella più radicale e quella più moderata.

Ieri è toccato al vecchio Emanuele Macaluso, su Huffington Post, bollare la scelta di Zingaretti come “stupida”. Mettiamoci Romano Prodi, Rosy Bindi, Luciano Violante, Pierluigi Castagnetti, Giovanni Maria Flick, Aldo Tortorella e tanti altri, uno scorrimento del film dell’Ulivo sfiorando le radici del Pci e della Dc (e socialisti e radicali sono tutti per il No), e viene da pensare che per molti militanti e elettori del Pd questo appuntamento sta diventando un calvario dove il Pd porta la croce senza alcuna gloria particolare. Un sacrifico che si sarebbe potuto evitare solo se si avesse avuto la faccia per dire ai grillini che no, questa riforma “non s’aveva da fare”.

In questa situazione in cui si è cacciato da solo, il Partito democratico in queste ore si lamenta di tutti, comunicando psicologicamente al Paese questa sua insofferenza e insicurezza.

Addebita a Luigi Di Maio una inaffidabilità di fondo (ultima, l’incredibile vicenda del plateale dissenso grillino sui vertici dei servizi segreti), e fa appello al “voto utile”, da sempre la trincea migliore dove acquartierarsi mentre cadono le bombe. Sperando di non rompersi l’osso del collo e di poter tirare avanti.

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