L’Italia all’appelloIl meridione è un banco di prova, non solo scolastico, per il Paese

Pubblichiamo la lettera aperta di Vito Emilio Piccichè, un dirigente scolastico di Camporeale, in Sicilia, che propone un modello di sviluppo sostenibile per ripensare l’istruzione nei piccoli centri. E dalla rinascita del Sud

Che l’Italia meridionale, e la Sicilia in particolare, scontino un grave problema di sottosviluppo, se rapportato all’Italia settentrionale e all’Europa continentale, è un fatto noto da tempo. Commissioni, esperti, con corposi studi e relazioni, hanno analizzato il problema, producendo quintali di cellulosa, sicuramente non tutta da cestinare, ma generalmente non andando oltre la diagnosi, se non con dispersi propositi ed alcuni progetti, senza una visione complessiva e, soprattutto, senza molta convinzione.

E la scuola? La scuola ha continuato a produrre graduatorie, concorsi riservati e ordinari da una parte e, dall’altra, ad offrire formazione direttamente proporzionale all’entusiasmo di docenti, di dirigenti scolastici e operatori scolastici, fra acronimi e neologismi, sempre diversi e sempre uguali.

Ma la forza della vita nella scuola è insopprimibile, per il semplice fatto che si nutre di perenne gioventù. L’entroterra siciliano nasconde meraviglie di risorse umane, di cultura, di tradizioni, di paesaggi, di archeologia, di sapori, di profumi; nel tempo si è perso il gusto di annusarli per cibarsene, fino a smarrire l’entusiasmo e il senso di sazietà e di appagamento.

Una scuola sottodimensionata, senza un preside titolare, ma reggente, a causa del pauroso calo demografico, che accoglie insieme le piccole comunità di Camporeale, Grisì e Roccamena, sta cercando di capire prima di perire, prima che, con un decreto, si sancisca la perdita della sua autonomia, con accorpamento della stessa ad altra realtà di altro paese limitrofo, affinché di due scuole, entrambe atrofizzate nei numeri, se ne faccia una, con sicuro risparmio di spesa per le casse statali.

Ora se veramente si vuole risparmiare, paradossalmente basterebbe deprimere ulteriormente questa area del Paese, agevolando lo spopolamento e, di conseguenza, determinando un ulteriore calo demografico. Francamente non occorre un particolare impegno per fare ciò, basta semplicemente lasciare il mondo così com’è.

Questa piccola scuola, che onora Sciascia nella sua denominazione e, chissà, nel suo agire, si scopre vita e vuole non solo capire ma proporre un modello di sviluppo del territorio, non solo possibile ma anche sostenibile, in cui le risorse europee e statali, vengano rese sacre, realizzando le infrastrutture ferroviarie, viarie, culturali, sanitarie, telematiche che consentano alle giovani coppie di rimanere, e anche di attirare famiglie ormai costrette ad andarsene, stabilendosi al nord e all’estero.

Da tempo a Camporeale si parlava di ciò, prima nello staff di presidenza, poi nella scuola, con il desiderio di coinvolgere i Sindaci del territorio e la politica. Il Covid 19 ha accelerato il processo di cui la scuola camporealese aveva colto da tempo immediatamente le potenzialità connesse alla grave crisi generata dalla pandemia, prima ancora che il Wall Street Journal, ripreso dal Sole 24 Ore il 19 agosto scorso, annunciasse al mondo che a San Francisco e nella Silicon Valley la pandemia, con il conseguente processo di diffusione massiccia dello smart working, aveva prodotto nell’area un calo del mercato immobiliare del 15%.

Impiegati e dirigenti delle grandi aziende di San Francisco, infatti, hanno spostato il loro domicilio nei paesi di origine o nelle aree interne degli Stati Uniti, dove i costi degli immobili sono decisamente inferiori, continuando a lavorare da casa e, di conseguenza, risolvendo i loro costosissimi contratti di affitto in città. Nel riprendere la notizia, Il Sole 24 Ore si chiedeva cosa sarebbe successo se lo stesso fenomeno si verificasse a Milano e nel suo hinterland. Insomma ciò che era stato prefigurato mesi prima dagli organi collegiali della piccola scuola camporealese, dedicata a Leonardo Sciascia, si era realizzato a San Francisco e si sarebbe verificato a livello globale.

Si è intuito, nell’entroterra della Sicilia occidentale, non solo che la crisi pandemica porta in sé grandi occasioni di sviluppo per i borghi e i piccoli centri, ma soprattutto che la scuola non può solo essere vittima dello spopolamento ma artefice, stimolo e traino, per un rilancio che renda appetibile il ritorno in aree tanto bucoliche quanto sempre più deserte, di interi nuclei familiari, con al seguito numerosi bambini desiderosi di imparare e di porre milioni di perché alle loro maestre.

L’idea di sviluppo di cui la scuola si è fatta promotrice si muove su alcuni assi principali, ispirati dalla convinta certezza che solo offrendo servizi di qualità, in termini scolastici, telematici, di mobilità, sanitari, alle persone, si creerebbero le condizioni per un ripopolamento dell’intera Sicilia occidentale con rientro, spinte anche dallo smart working e dai minori costi degli immobili, di tante famiglie che da anni vivono altrove, dissuadendo al contempo chi sta per andare via.

In particolare si dovrebbe da un lato puntare alla creazione di pochissimi poli scolastici di eccellenza internazionale in alcuni settori strategici: arte, cultura, turismo, agricoltura ed enogastronomia, intelligenza artificiale e telecomunicazioni. Parallelamente non è più rinviabile la realizzazione del doppio binario e l’elettrificazione della rete che partendo da Palermo Punta Raisi raggiunge Trapani, sia via Milo che via Castelvetrano, in meno di un’ora.

Al contempo occorrerebbe portare a completamento l’ottocentesco progetto ferroviario, Palermo Lolli – Salaparuta, in parte realizzato ed abbandonato negli anni ’30 del secolo scorso, raddoppiando ed elettrificando la linea oltre Salaparuta, in modo da collegarla, all’altezza di Gibellina-Salemi, alla ferrovia Palermo Trapani, via Castelvetrano. Il tutto associato al ripristino della disastrata viabilità stradale interna dell’area.

Le persone inoltre devono potersi curare in modo eccellente in Sicilia senza essere costrette a costosissimi, per la regione, viaggi in ospedali del nord, e poter avere la speranza, affidandosi alla sanità siciliana, di prolungare e bene la propria vita per altri anni ancora. In più occorrono mirati ed efficaci incentivi per far radicare giovani famiglie, con bambini in tenerissima età, nei nostri paesi, in modo che frequentino scuole eccellenti di cui occorre curare il verde, l’estetica, le strutture, essendo generalmente dotate di buoni insegnanti già formati, per esperienza e cultura, allo spirito delle piccole comunità e del buon vicinato.

La creazione di un brand del territorio, che punti ad esempio su un festival nel campo enogastronomico ed artistico, diffuso su tutto il territorio e di spessore internazionale, completerebbe il quadro, facendo conoscere la nostra realtà a livello globale, con benefici facilmente intuibili anche al mondo delle nostre piccole imprese e sul turismo.

Il progetto si pone nettamente in linea con il Green New Deal europeo, e potrebbe attingere ai fondi di Next Generation EU. Favorisce infatti la transizione energetica ed ecologica, prevedendo da un lato un massiccio investimento sul ferro, andando quindi ad abbattere la mobilità su gomma, e dall’altro il potenziamento dello smart working, che decongestionerebbe i grandi agglomerati urbani, dove tante persone del luogo negli anni avevano trovato lavoro.

Il Sole 24 Ore del 23 agosto scorso ha analizzato le prospettive che si aprono a causa del Covid-19 il quale, di fatto, ha generato una notevole spinta a ridare vita ai borghi, con conseguente progressivo distanziamento dalle affollatissime e costose città. Ad occhi aperti, e con fema concreta determinazione, abbiamo lo stesso realizzabile sogno di Leonardo Sciascia, che fu anche di Danilo Dolci e di Ludovico Corrao: «Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando».

Ora siamo ad un bivio della storia: o il sogno diventa realtà, rapidamente e ben fatto, o possiamo mettere il lucchetto a questa e ad altre parti del nostro Paese, con tutti i rischi connessi per la stessa unità nazionale.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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