«Will you shut up, man?»Il ribaltone di Drudge, la maglietta inevitabile di Biden e i Proud boys di Trump

La milizia tuttimaschi di sciovinisti occidentali e anti-politicamente corretto con fucili e tute mimetiche alle manifestazioni hanno adottato come motto il «stand back and stand by» pronunciato dal presidente durante il dibattito. Più che una dissociazione è stato un ordine militare

Afp

Il dibattito no
Il dibattito di martedì tra Donald Trump e Joe Biden ha unito gli americani. Democratici e repubblicani, giornalisti e strateghi, critica e pubblico chiedono che non ce ne siano altri. Non li vogliono i sostenitori di Biden, non vedono perché debba andare a farsi massacrare altre due volte da un energumeno arancione. Non il partito di Trump: il presidente insulta, critica figli vivi e morti e manda messaggi a milizie parafasciste, in due nuovi confronti rischia di far perdere un paio di seggi al Senato. Vorrebbero evitarli cronisti e conduttori costretti a seguirli, a rivedere le scene discutibili, a parlarne per ore. Chiedono la cancellazione intellettuali di sinistra come Robert Reich: «Trump svilisce e disonora tutto ciò che tocca. Il “dibattito” di ieri non è stato diverso. Non c’è motivo per farne altri». La implorano intellettuali neocon come Bill Kristol: «Per il bene del Paese, Joe Biden dovrebbe rifiutare di tornare sullo stesso palco di Donald Trump…Fate che ieri sera sia l’ultima riprovevole apparizione di Trump sulla scena televisiva nazionale. Lasciategli condurre il resto della campagna urlando disperatamente a folle di irriducibili mentre la sua sconfitta si avvicina». «Per favore, smettete di dire basta dibattiti», ha obiettato da Twitter lo scrittore Don Winslow. «Il prossimo dibattito è una town hall. Biden parla direttamente con gli elettori». Trump dovrebbe ma non si sa. Il regolamento cambierà, lui non lo rispetterà.

La maglietta inevitabile
Biden e il suo staff avevano preparato battute nazionalpopolari da spendere durante il dibattito. La più semplice ed efficace, «Will you shut up, man?», ti stai zitto?, è diventata subito una maglietta, o forse Biden l’avrebbe detto comunque e le magliette erano pronte. Sono nere con una faccina di Trump e sopra la scritta, e sotto il logo Biden/Harris (la maglietta pare però molto aderente, potrebbe produrre body-shaming tra i bianchi poco sportivi e poco giovani che Biden sta riconquistando; i dati di vendita daranno più notizie su come sta andando il candidato di tanti sondaggi).

Joe in Pennsylvania
Intanto, con una mossa modernissima ispirata alla campagna di Harry Truman nel 1948, Biden è partito in treno per un viaggio elettorale. Quello di Truman era il Whistlestop Tour, quello di Biden è Build Back Better e porta in giro questo tripudio di B per Ohio e Pennsylvania. A ogni fermata Biden racconta le storie di suo padre e della Scranton blue collar, non si sa con quali risultati. Il 9 settembre, in una delle contee che ha visitato, un cronista ha contato 7 cartelli Biden/Harris davanti alle case: 2 a Ligonier, 1 a McKeesport, 1 a Homestead dove abitava Robert De Niro nel Cacciatore, 3 a Somerset ma sullo stesso prato; tra centinaia e centinaia di cartelli Trump/Pence, e ProLife (Molti candidati presidenziali tentano la carta-treno con risultati alterni; e ieri hanno dato dell’elitista a Biden perché ha affittato un treno invece di prendere quelli dell’AmTrak).

I proud boys
La milizia tuttimaschi di sciovinisti occidentali e anti-politicamente corretto che arrivano con fucili e mimetiche alle manifestazioni era appena stata ridimensionata e svillaneggiata. Il temuto raduno di Portland si era rivelato una merenda per quattro gatti, con armi semiautomatiche ma quattro gatti. Ora lo «stand back and stand by» di Trump durante il dibattito, non certo una dissociazione, quasi un ordine militare, ha rilanciato i Proud Boys. «Stand back-stand by» è diventato il loro motto, su appositi stemmi con rami d’alloro (i Proud Boys sono stati fondati da Gavin McInnes, uno dei fondatori di Vice che poi ha venduto; un Proud Boy è stato arrestato ieri a Portland per aver puntato una pistola contro un contro-manifestante).

I proud watchers
Da mesi repubblicani e attivisti conservatori stanno costruendo una rete di attivisti, avvocati e “osservatori del voto”. Per far votare di più i loro elettori, e tenere a casa gli altri, con tecniche di soppressione del voto ma anche con intimidazioni più casarecce (giorni fa c’erano bande di trumpiani truci fuori da un seggio in Virginia). I “poll watchers” ufficiali (non quelli che stanno fuori coi cappelli MAGA) dovrebbero essere 50 mila. E martedì sera Trump ha invitato i suoi fans “ad andare ai seggi e osservare attentamente” (come si dice: cosa potrebbe andare storto?).

Il ribaltone di Drudge
Tanti e tanti anni fa, il sito Drudge Report faceva soffrire I Clinton con la sua copertura ossessiva e cattiva dello scandalo per i rapporti impropri di Bill con la giovane stagista Monica. Quattro anni fa, Matt Drudge e soci raccontavano passo passo i raduni di Trump trattandolo da rockstar; e «Trump ha avuto la nomination, in larga misura, grazie a Drudge», scriveva Carl Bernstein. Ora, se si clicca su Drudge, fa presente il New York Times, «si trova la pubblicità degli adesivi della campagna Biden-Harris con la scritta “Ho pagato più tasse di Donald Trump.” E sotto, una sfilza di titoli su Trump, molti con link di articoli sulla sua tormentata storia finanziaria». Drudge si era allontanato dal presidente già nel 2019, si segnalano titoli contro il muro col Messico e pro impeachment. Ora l’inventore del clickbait con in testa fedora da giornalisti dei film anni Trenta ha sconfinato per Biden. Ma «il suo sito non è fedele a nessun partito o ideologia», dice Matthew Lysiak, autore del libro The Drudge Revolution, convinto che Drudge lo faccia perché fiuta tempi nuovi: «Sta pensando nel lungo termine, sta scommettendo il suo capitale politico sulla candidatura Biden. Se succederà, lui userà di nuovo il suo sito per cause conservatrici» (intanto Trump lo attacca, su Twitter; e sono i social network, più che i presidenti, i nemici del sito di Drudge, che tenta il ribaltone per tornare rilevante).

Florida Men, aggiornamenti
Non va bene a Brad Parscale, ex campaign manager di Trump ora in trattamento sanitario obbligatorio per aver dato di matto in compagnia di bottiglie e armi da fuoco (dieci). E’ diventato famoso nel mondo come ubriacone matto a torso nudo nel video della polizia di Fort Lauderdale; e viene accusato di violenze domestiche continue. La moglie Candace, scappata da casa in bikini, era piena di lividi. Alle domande della polizia ha risposto che Parscale la picchiava. Alla notizia molti hanno fatto due conti e hanno realizzato che Trump assume tantissimi wife-beaters: Parscale, Steve Bannon, Rob Porter, e sono quelli di cui si sa (poi c’è Trump, secondo l’ex moglie Ivana).
Per Parscale non è la notizia peggiore. Sarebbe indagato per aver sottratto (ma poi in parte speso per i Trump) tra i 25 e i 40 milioni di dollari appartenenti alla campagna Trump 2020. Ma anche per un ammanco di 10 milioni al Republican National Committee. Ora ha una casa da due milioni e mezzo, auto per trecentomila euro, appartamenti per cinque milioni. Ma, come capita alle fortune della Florida, la sua potrebbe venire spazzata via velocemente, tra sequestri e avvocati (si spera siano bravi quelli della moglie).

Florida Men, Traumi a Palm Beach
Il Covid infuria, il governatore apre tutto, la Florida turistica sta sempre peggio. Il 40 per cento dei lavoratori degli alberghi ha perso il posto, e potrebbero diventare il 70 questo inverno. L’apocalisse dello stato vacanziero potrebbe interferire sulla narrazione economica entusiastica del Florida Man più noto, Donald Trump. Non amatissimo nelle contee che circondano la sua casa al mare: in Florida si è iniziato a votare, e le contee con più affluenza sono Palm Beach e Broward. (Broward, nonostante ci abiti Parscale, è la contea più democratica della Florida. Lì e nella Palm Beach County non si vota in massa per cattivo vicinato, ma per tenere a bada il trauma del 2000; qui c’erano i seggi delle “schede farfalla”, e dei presunti brogli durante la contesa Bush-Gore).

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