Contagi recordConte non esclude più un secondo lockdown nazionale

Nel governo il dubbio è se non ci sia bisogno di rivedere in corsa il dpcm appena firmato e se non sia il caso di inasprire le regole sugli assembramenti e sulla chiusura di locali, ristoranti e attività sociali e culturali. 

Francisco Seco / POOL / AFP

Un numero così alto di contagi in 24 ore, 7.332, non si era mai visto dall’inizio della pandemia. Tanto che davanti a questi dati in rapida salita, il nuovo dpcm appena varato sembra ormai quasi già vecchio. E se è vero che anche i tamponi hanno toccato la cifra record di 152mila, le lancette sembrano essere state spostate indietro al mese di marzo, agitando lo spettro di un ipotetico lockdown generalizzato a Natale.

«Credo che sia nell’ordine delle cose», ha detto ieri l’infettivologo Andrea Crisanti. Un’ipotesi ventilata anche dal virologo Fabrizio Pregliasco per le città in cui la curva degli infetti dovesse impennarsi, Milano in primis. Tant’è che anche l’atteggiamento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte davanti all’ipotesi di un secondo lockdown ora sembra essere mutata.

Lunedì diceva di escluderlo. Martedì dal punto stampa di Palazzo Chigi aveva esortato gli italiani a rispettare le regole: «Dobbiamo evitare di far ripiombare il Paese in un lockdown generalizzato». Ma mercoledì da Capri, quando i giornalisti gli hanno chiesto un commento sul lockdown a Natale ipotizzato da Andrea Crisanti, il premier ha risposto con una formula che fa intravedere la preoccupazione e non esclude, a questo punto, nessuna ipotesi: «Io non faccio previsioni. Io faccio previsioni sulle misure più idonee, adeguate e sostenibili per prevenire un lockdown». E poi, come a spiegare che una eventuale crescita dei contagi non sarà frutto di errori nelle misure del governo, ha aggiunto: «Molto dipenderà dal comportamento dei cittadini. Smettiamola con le polemiche e i dibattiti, la formula vincente è collaborare e rispettare le regole restrittive varate dal governo».

Nelle parole del premier si intravede lo stato d’allarme. E intanto nel governo il dubbio è se non ci sia bisogno di rivedere in corsa il dpcm appena firmato e se non sia il caso di inasprire le regole sugli assembramenti e sulla chiusura di locali, ristoranti e attività sociali e culturali. Anche sulla scia del coprifuoco francese delle 21. Si ragiona su come, se farlo e soprattutto quando. E quanto aspettare prima di prendere ulteriori decisioni drastiche.

«La situazione non può non preoccupare», ammette Conte spiegando che, se non si rispettano le restrizioni e «si lascia correre il contagio», il rischio è che «non ci saranno numeri sufficienti nelle terapie intensive». Più volte ripete «dipende dai cittadini» e lancia un monito alle Regioni, dopo gli scontri su scuola e trasporti, ricordando che il dpcm consente di «introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità». Quindi mini-lockdown locali.

Ieri Conte ha ricevuto la lettera con cui Riccardo Nencini, presidente della commissione Cultura del Senato, sprona il governo a colmare il ritardo logistico accumulato sui trasporti: «Sarà un novembre drammatico, il Cts dice che treni e bus sono possibili focolai».

E nuove possibili misure potrebbero essere varate anche alla Camera. Una proposta di riforma del regolamento presentata dal deputato Pd Stefano Ceccanti, che finora ha raccolto 110 firme, propone il voto a distanza per chi è in isolamento o malato. Sia per l’aula che per le commissioni.

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