Green DealLa transizione verde può aiutare a risolvere le divergenze fiscali e monetarie nell’Unione europea?

Secondo lo European data journalism network la pandemia potrebbe rappresentare un’opportunità per Bruxelles per rafforzare la sua coesione finanziaria e dare il via a una corretta transizione climatica con la collaborazione di tutti gli Stati membri

Per la prima volta nella storia della Banca centrale europea (Bce), la presidente Christine Lagarde ha affermato la sua intenzione di perseguire obiettivi ecologici, una mossa controversa considerando la natura indipendente dell’istituzione. Insieme al piano della Commissione europea di concentrare il recovery fund da 750 miliardi di euro denominato Next Generation verso la transizione verde, raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo potrebbe essere a portata di mano. Se i leader di queste due importanti istituzioni portano avanti i loro piani green, c’è il potenziale per risolvere un problema di vecchia data dell’Ue, allineando le politiche monetarie e fiscali verso un obiettivo comune. Se attuate in modo efficace, queste misure di recupero potrebbero effettivamente inaugurare una nuova generazione dell’Unione europea.

L’accordo del Consiglio dell’UE sul piano di ripresa, annunciato il 21 luglio 2020, rappresenta un passo importante per l’Unione in termini di solidarietà economica e politica. La Commissione europea raccoglierà fondi sui mercati finanziari per fornire sovvenzioni e prestiti ai suoi Stati membri. Il pacchetto nel suo complesso sarà composto da 1,8 trilioni di euro; 1.074,3 miliardi di euro per il quadro finanziario pluriennale (QFP), ovvero il bilancio ordinario dell’UE, e 750 miliardi di euro per il NGEU.

La distribuzione del pacchetto è per molti versi allineata al Green Deal. Sebbene non sia ambizioso come l’accordo inizialmente proposto a maggio, è probabilmente il piano green più importante che il mondo abbia visto finora. Il Green Deal, il Next Generation Eu e il QFP possono essere utilizzati come leva dall’UE per spingere gli Stati membri ad attuare iniziative per una ripresa pulita, vigorosa e sostenibile.

«I negoziati del Consiglio europeo sul fondo per la ripresa hanno dimostrato che il cambiamento climatico è un elemento importante in politica. Il piano tuttavia non fornisce finanziamenti sufficienti in alcune aree», ha affermato Manon Dufour, capo del think tank energetico E3G di Bruxelles. Allo stato attuale, il QFP e il NGEU indirizzeranno 547 miliardi di euro (30%) delle risorse dell’UE verso la transizione verde nel corso di sei anni. Ciò equivale solo al 25 per cento degli investimenti necessari richiesti per raggiungere un obiettivo di riduzione delle emissioni del 50-55 per cento entro il 2030.

Inoltre, come detto altrove, la Banca europea per gli investimenti (BEI) deve fare di più per finanziare la transizione verde. Nonostante abbia perso le garanzie del principale programma di investimento della Commissione, EUinvest, la BEI ha un margine che copre più del doppio del suo bilancio per attuare progetti verdi rischiosi ma potenzialmente gratificanti. Soprattutto considerando le aliquote che al momento sono favorevoli.

Tuttavia, il più grande svantaggio dell’accordo raggiunto dal Consiglio è la riduzione del Fondo per la transizione giusta alla metà dell’importo proposto dalla Commissione europea. Il Fondo ha lo scopo di sostenere le regioni dell’UE più colpite dalla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, un elemento importante per garantire l’inclusione sociale e l’accettabilità politica della transizione verde. Eppure, secondo Gregory Claeyes e Simone Tagliapietra di Bruegel, il giudizio complessivo è positivo.

Sebbene il piano di ripresa della Commissione offra all’UE una finestra di opportunità per portare avanti le riforme strutturali della sua economia, gran parte dell’attuazione è lasciata alla discrezione dei singoli Stati membri. Il Recovery and Resilience Facility, che costituisce il 90 per cento del NGEU, richiede agli Stati membri di progettare e presentare i propri piani di recupero nazionali.

Una volta presentate, queste proposte saranno valutate dalla Commissione sulla base di tre criteri. Il piano deve essere coerente con le raccomandazioni specifiche per ogni Paese del semestre europeo; deve sviluppare la crescita e le opportunità di lavoro, nonché aumentare la resilienza economica e sociale e promuovere l’agenda verde e digitale.

Quest’ultimo punto, tuttavia, è problematico da garantire data la «completa mancanza di una metodologia chiara per stabilire se un’azione sia verde o meno», ha detto il capo di E3G a OBCT/EDJNet. «È necessaria una migliore governance del clima sia a livello regionale che nazionale per monitorare e applicare adeguatamente l’azione per il clima. Ad esempio la metodologia attuale utilizzata in conformità con il QFP spesso sovrastima quanto viene speso per il clima». In altre parole, l’impegno degli Stati membri per un futuro verde e il rigore della Commissione nel definire e applicare questi tre criteri determineranno in larga parte la misura in cui il piano di ripresa dell’UE contribuirà a una transizione verde.

Anche se resta da vedere come avverrà l’effettiva implementazione del Recovery and Resilience Facility, l’idea di politiche verdi che guidino sia la politica fiscale che quella monetaria potrebbe segnare un cambiamento storico nell’economia europea. Già prima dell’introduzione della moneta comune, accademici e responsabili politici hanno criticato il progetto incompleto o non ottimale della politica monetaria centralizzata dell’area dell’euro, lasciando la politica fiscale a livello nazionale.

Le misure fiscali e monetarie dovrebbero completarsi a vicenda, ma data l’asimmetria fiscale nelle economie dell’UE, l’allineamento della politica fiscale e monetaria è stata una sfida costante. Le politiche verdi potrebbero diventare una preziosa aggiunta alle regole sull’allineamento fiscale del Patto di stabilità e crescita che non hanno ancora raggiunto il livello di convergenza desiderato.

L’impegno di Lagarde nell’esaminare modifiche “più verdi” a tutte le operazioni della Banca centrale europea, compresi gli acquisti di asset, è un primo passo per realizzare tale convergenza. Date le carenze del piano di ripresa, la Bce può svolgere un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi climatici desiderati creando un ambiente di investimento attraente per l’azione climatica e ambientale.

Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Bce, ha dichiarato in un recente discorso che sono necessari tre pilastri complementari per accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio: un prezzo effettivo del carbonio, un forte programma di investimenti e un mercato finanziario più verde. Schnabel ha anche invitato tutte le banche centrali a ridurre i rischi climatici, perché il riscaldamento globale pone gravi rischi per la stabilità dei prezzi. Se la Bce implementerà le sue idee green, questo la renderebbe la prima banca centrale a utilizzare un programma di acquisto di obbligazioni per perseguire obiettivi verdi.

Ciò potrebbe suscitare una risposta da parte delle banche private per indirizzare il capitale verso progetti verdi. A questo proposito, il sistema finanziario può essere un catalizzatore sia per l’azione a favore del clima che per l’allineamento degli obiettivi monetari e fiscali. Tuttavia, affinché i mercati supportino una transizione verde, le politiche climatiche unificate tra i governi nazionali dovranno fornire la spina dorsale per progetti e imprese verdi, creando così le condizioni per il settore finanziario per allocare il capitale dove è più necessario.

La presidente della Bce, in una lettera rivolta ai membri del Parlamento europeo nel dicembre dello scorso anno, ha dichiarato che la Banca centrale europea sta conducendo un’analisi approfondita di tutte le attività e ha rilevato che «l’Eurosistema ha acquistato notevoli quantità di obbligazioni verdi, sia nell’ambito del CSPP (Corporate Sector Purchase Programme) che del PSPP (Public sector purchase programme)».

Tuttavia, in linea con quanto sostenuto da Dufour, data la mancanza di una metodologia consolidata per monitorare l’azione per il clima, rimane un quadro incompleto dell’impatto del carbonio sui Programmi di acquisto di asset, ostacolando una valutazione più significativa. «Ciò richiede cautela nella valutazione di possibili misure politiche indipendentemente dall’utilizzo dei proventi e dei modelli di business delle singole società», ha concluso Lagarde nella sua dichiarazione.

Nonostante le implicazioni del Covid-19, la pandemia ha lasciato spazio all’UE per ristrutturare la sfida fiscale-monetaria in corso. L’eccessiva dipendenza dalla Bce prima e soprattutto durante la pandemia ha messo in luce l’asimmetria all’interno della sua struttura fiscale e monetaria. Integrando un’altra pietra angolare dell’agenda centrale dell’UE, ovvero gli obiettivi green, e utilizzando più misure fiscali per sostenere le politiche monetarie, sia l’Unione stessa che il clima ne trarranno vantaggio.

*Articolo pubblicato originariamente dallo European data journalism network

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