Le regole europeeI paletti di Bruxelles per il recovery plan italiano: 37% a investimenti green, 20% al digitale

La Commissione Ue ha pubblicato le linee guida entro le quali dovranno muoversi gli Stati membri. Sì ai grandi progetti nazionali, ma già in fase avanzata. All’Italia andranno 1,5 miliardi in più di sussidi del previsto

(Photo by OLIVIER HOSLET / POOL / AFP)

Quattro priorità: transizione verde, digitale e produttività, equità e stabilità macroeconomica. E sette obiettivi (European flagship): promuovere l’energia pulita, migliorare l’efficienza energetica degli edifici, sviluppare la mobilità sostenibile, rafforzare la banda larga, digitalizzare la pubblica amministrazione, il settore giudiziario e sanitario, rafforzare il cloud e potenziare le competenze digitali. La Commissione europea ha pubblicato le linee guida entro le quali dovranno muoversi gli Stati membri, Italia compresa, nella stesura dei piani nazionali all’interno del programma Next Generation Eu. In base ai paletti di Bruxelles, almeno il 37% dei fondi dovrà andare alla transizione verde e non meno del 20% alla transizione digitale.

Gli Stati membri, spiega la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, «necessitano di orientamenti chiari per garantire che i 672,5 miliardi di euro siano investiti sia per l’immediata ripresa economica dell’Europa, ma anche per una crescita sostenibile e inclusiva a lungo termine».

Secondo le “istruzioni d’uso” di Bruxelles, i piani dovranno «riflettere le sfide specifiche per Paese ed essere allineati con le priorità dell’Europa». Sarà valutata quindi la coerenza con le raccomandazioni agli Stati inviate nel 2019 e 2020 e con le priorità europee. Per l’Italia significa aumento della crescita e della produttività, riduzione dei tempi della giustizia civile, investimenti in scuola e ricerca, aumento del tasso di occupazione per giovani e donne.

Riforme e investimenti dovranno muoversi in parallelo per migliorare «il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro, i sistemi sanitari, la resilienza economica e sociale e la coesione». Allo stesso tempo, dovranno essere sostenibili e rispettare il principio del «do no harm», non fare danni.

Transizione verde
Da qui il primo pilastro, quello del green, a cui dovrà essere dedicato almeno il 37% dei fondi del piano di ciascuno Stato. L’obiettivo è ridurre le emissioni del 55% entro il 2030. E per farlo, gli Stati membri dovranno presentare progetti «nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’industria della decarbonizzazione, dell’economia circolare, della gestione dell’acqua e della biodiversità».

Importanti indicazioni arriveranno a ottobre, quando la Commissione presenterà la valutazione del piano nazionale per l’energia e il clima di ciascuno Stato, fornendo ulteriori indicazioni specifiche per la preparazione dei piani. La raccomandazione, per ora, è di ridurre le emissioni mediante un maggiore «utilizzo di energie rinnovabili e di idrogeno e un maggiore impegno sulla efficienza energetica degli edifici».

Saranno valutati positivamente i programmi di ristrutturazione degli edifici: l’obiettivo di Bruxelles è di raddoppiare almeno il tasso di ristrutturazione annuale del patrimonio edilizio esistente, attraverso l’iniziativa Renovation Wave. Altra gamba importante sarà la mobilità sostenibile. Quindi sì a investimenti nel trasporto pubblico, a incentivi per stimolare domanda di veicoli a basse e zero emissioni e alle infrastrutture per la ricarica e il rifornimento. «La riforma degli incentivi ambientali sarà particolarmente importante». Un lungo paragrafo poi è destinato alla promozione dell’economia circolare e al ripristino della biodiversità, anche per «aumentare la resilienza e prevenire l’emergere e la diffusione di future epidemie».

La transizione verde, però, dovrà essere «giusta e socialmente equa». Ciò significa «che i piani nazionali di ripresa e resilienza dovrebbero essere sviluppati in piena coerenza con i piani territoriali».

Transizione digitale
La transizione digitale in tutti i settori economici, compresi i servizi pubblici, è il secondo pilastro. Ogni piano nazionale dovrà destinarvi il 20% delle risorse. Dovrà essere quindi migliorata la connettività e la diffusione del 5G e potenziata la banda larga. Nell’ottica di colmare il divario digitale, ma anche di favorire settori come agricoltura, trasporti, salute e istruzione.

Bruxelles chiede progetti di sviluppo delle competenze digitali. Questo significa riforme nel settore dell’istruzione e potenziamento del life long learning lungo tutta la vita del lavoratore. Ma la digitalizzazione dovrà interessare anche la pubblica amministrazione, compresi i sistemi giudiziari e sanitari. Serviranno investimenti nell’intelligenza artificiale, sicurezza informatica, tecnologia e infrastrutture quantistiche, microelettronica, servizi cloud e blockchain «per migliorare la produttività a lungo termine».

Equità
Qui l’obiettivo è ridurre le disuguaglianze esasperate dalla pandemia, garantendo il sostegno a tutte le componenti della società, con l’obiettivo della coesione sociale, economica e territoriale.

«La situazione dei giovani richiede un’attenzione particolare», sottolinea Bruxelles. «Dovrebbe essere compiuto ogni sforzo per impedire che la disoccupazione e l’esclusione sociale si radichino». Attenzione particolare dovrà essere rivolta alle donne, alle persone scarsamente qualificate, ai disabili e alle minoranze etniche, facilitando l’accesso al mercato del lavoro con il rafforzamento delle politiche attive e della inclusività dei sistemi di istruzione.

A questo proposito – è la raccomandazione – «è particolarmente importante la parità di accesso a un’istruzione e una formazione di alta qualità per i gruppi svantaggiati, per compensare il fatto che il contesto socioeconomico è attualmente il fattore determinante più importante del risultato educativo dei bambini e dei giovani».

L’obiettivo dei piani dovrà essere quello di aumentare il livello di occupazione e ridurre il divario retributivo tra uomini e donne. Sì a politiche efficaci di conciliazione vita-lavoro, garantendo l’accesso agli asili nido, a regimi di sostegno al reddito e a riforme dei sistemi fiscali e previdenziali per la creazione di posti di lavoro di qualità. Ad esempio «spostando il carico fiscale dal lavoro a tasse meno distorsive».

E la stessa parità di accesso dovrà essere garantita per la sanità. Questo, si legge, «sarà sempre più importante anche perché il pieno impatto del Covid-19 sulla salute pubblica persisterà per anni».

Conti pubblici
Il tutto, però, dovrà essere fatto mantenendo quanto più in ordine i conti pubblici. Quindi è necessario «passare gradualmente da una risposta di emergenza protettiva a misure che facilitino una riallocazione delle risorse e supportino la ripresa». Quando le condizioni economiche lo consentiranno, «le politiche fiscali dovrebbero mirare a ripristinare posizioni di bilancio prudenti a medio termine e garantire la sostenibilità del debito, rafforzando nel contempo gli investimenti. Ricostituire le riserve fiscali nel tempo sarà importante per essere preparati alle crisi future». Con una precisazione: «L’attivazione della clausola generale di salvaguardia non sospende le procedure del Patto di stabilità e crescita».

Migliorare la qualità delle finanze pubbliche, si aggiunge, «sarà importante per stimolare il potenziale di crescita e sostenere la trasformazione economica». Gli Stati membri «che assicurano una sana gestione delle finanze pubbliche si riprenderanno più rapidamente dalla crisi».

La spesa pubblica dovrà sostenere la transizione verde e digitale, anche attraverso gli appalti pubblici verdi e digitali. Inoltre, la tassazione su carbonio e inquinanti «saranno importanti strumenti ambientali e fiscali». Ma si dovrà fare attenzione anche al debito privato in crescita di imprese e famiglie, assicurando il buon funzionamento del settore finanziario.

I sette European Flagship
La Commissione, poi, «incoraggia vivamente» gli Stati membri a includere nei loro piani i sette European Flagship.

Il primo, denominato “Power up” riguarda la diffusione di tecnologie pulite ed energie rinnovabili. Tra i piani europei, c’è anche la produzione di 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile in tutta l’Europa entro il 2025.

Nell’obiettivo “Renovate” si punta invece alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati. Il terzo punto “Recharge and refuel” riguarda la mobilità sostenibile, con la diffusione di stazioni di ricarica e rifornimento per veicoli sostenibili e la diffusione di trasporti pubblici a basse emissioni.

L’obiettivo quattro, “Connect”, riguarda la diffusione della banda larga e del 5G. L’obiettivo numero cinque, “Modernise”, punta alla digitalizzazione della pubblica amministrazione: «Entro il 2025, gli Stati membri dovrebbero garantire la fornitura di un’identità digitale europea e le pubbliche amministrazioni dovrebbero fornire servizi pubblici digitali personalizzati e di facile utilizzo».

Al punto sei, “Scale-up”, l’obiettivo è l’aumento delle capacità del data cloud europeo e lo sviluppo di processori più potenti e più efficienti dal punto di vista energetico.

L’ultimo punto riguarda le competenze, “Reskill and Upskill”. «Investimenti senza precedenti nella riqualificazione e nel miglioramento delle competenze sono fondamentali», spiegano dalla Commissione. Entro il 2025, la quota di europei di età compresa tra 16 e 74 anni con competenze digitali di base dovrà aumentare fino al 70 per cento. Quindi sì al potenziamento dell’apprendistato e alla formazione professionale, con particolare attenzione alle donne e ai gruppi svantaggiati. Entro il 2025 almeno quattro diplomati negli istituti professionali su cinque dovranno essere impiegati e tre su cinque dovrebbero beneficiare di una formazione sul posto di lavoro.

Le raccomandazioni per l’avvio dei lavori
Le linee guida, come spiega il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, aiuta «gli Stati membri a preparare piani nazionali di alta qualità in linea con i nostri obiettivi concordati. Non solo in modo che i finanziamenti possano iniziare a fluire il più rapidamente possibile a sostegno della ripresa, ma in modo che possano essere un motore di un cambiamento veramente trasformativo».

Una delle parole d’ordine delle linee guida è “investimenti”, in particolare quelli a vantaggio del mercato unico. Bruxelles raccomanda di eliminare ostacoli agli investimenti come gli oneri amministrativi per avviare un’impresa, la tassazione elevata o complessa, leggi restrittive o lunghi procedimenti giudiziari. «Il successo dell’attuazione del Recovery and Resilience Facility dipende dalla capacità di affrontare efficacemente gli ostacoli agli investimenti e dal miglioramento del contesto imprenditoriale» attraverso «riforme strutturali complementari».

Entro il 15 ottobre dovranno arrivare alla Commissione le bozze dei piani nazionali. La deadline per presentare i piani veri e propri è fissata per il 30 aprile 2021. «Sarà fondamentale che gli Stati membri si impegnino quanto prima in un ampio dialogo politico, con le parti sociali e tutte le altre parti interessate, per preparare i loro piani di ripresa e resilienza», raccomandano da Bruxelles, sollecitando anche il Parlamento europeo e il Consiglio a concordare «il più rapidamente possibile l’atto legislativo in modo che lo strumento diventi operativo a partire dal 1 gennaio 2021».

Quanto alla tipologia dei progetti, il Recovery and Resilience Facility, specificano, «sarà particolarmente vantaggioso per quei progetti gestiti a livello nazionale e di grandi dimensioni». Ma considerato l’orizzonte temporale del 2023 per impegnare i soldi, «gli Stati membri possono concentrarsi su quei progetti che sono in una fase di preparazione piuttosto avanzata».

La Commissione assicura collaborazione e supporto tecnico agli Stati anche attraverso la Recovery Task Force, incoraggiando gli Stati membri a «interagire strettamente con i suoi servizi per discutere i progetti di piani in una fase iniziale». In ogni caso, per garantire la coerenza tra i piani, ogni Paese riceverà ulteriori orientamenti su come presentare al meglio i piani.

Le risorse
Nel documento si trova anche un dettaglio sulle risorse. Il piano Next Generation Eu ha un valore totale di 750 miliardi di euro, di cui 672,5 miliardi saranno distribuiti direttamente ai governi nazionali attraverso il Recovery and Resilience Facility. Suddivisi tra 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti. Il resto sarà erogato attraverso il bilancio comunitario. Per ora, però, si trova solo una stima della distribuzione dei sussidi tra i Paesi membri. L’Italia avrà a disposizione 44,7 miliardi di euro dal primo pacchetto, che riguarda il 70% del totale da spendere entro il 2021-2022, e altri 20,7 miliardi da impegnare entro il 2023.

La cifra dei sussidi sale quindi a 65,4 miliardi di euro per il nostro Paese, ovvero circa 1,5 miliardi in più rispetto a quella calcolata precedentemente di circa 63,8 miliardi. La dotazione totale per il Recovery Plan italiano salirebbe così a circa 193 miliardi di euro, rispetto ai 191 attesi.

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