Casa Bianca, zona rossaIl Covidiota in chief esce dall’ospedale, twitta in stampatello e i suoi cominciano a demoralizzarsi

I repubblicani iniziano a perdere le speranze di vedere rieletto il presidente uscente, ma ci sono anche i fanatici convinti che sia il virus a doversi riprendere da Trump (e come dargli torto, in effetti)

(Photo by Tasos Katopodis / GETTY IMAGES / AFP)

L’October Surprise continua
Dopo le tasse non pagate da Trump, gli appelli alle milizie fasciste di Trump, c’è stata l’autoincoronazione di Trump-Covidiota in Capo. Perché è il 2020, perché c’è Donald Trump, perché le sorprese di ottobre che influenzano le elezioni di novembre, in America, ci sono sempre state.

Stavolta pochi prevedono una crisi internazionale. Paesi come Iran e Cina, sostengono gli esperti, preferiscono lasciar fare a Trump.  Ora in cura con il  dexamethasone che causa «comportamenti maniacali e pessima capacità decisionale».

E ieri Trump ha twittato di star lasciando l’ospedale, di stare meglio di vent’anni fa, e ha raccomandato lasciare «che il Covid domini la vostra vita», e diventerà uno slogan elettorale pericolosissimo (gli Stati Uniti hanno il 4 per cento della popolazione mondiale e il 20 per cento dei casi di Covid).

È uscito dal Walter Reed, è salito a infettare qualcuno sull’elicottero Marine One. Quando è arrivato alla Casa Bianca e si è tolto la maschera per farsi fotografare, respirando a fatica e col mento in su, Reed Galen, uno dei fondatori del Lincoln Project, l’ha soprannominato sul colpo «Benito Trumpolini».

Secondo i medici che hanno studiato le immagini, Trump ha la polmonite. Sta perdendo le elezioni perché ha ignorato e malgestito (eufemismo) il Covid. Cerca di risalire nei sondaggi convincendo gli elettori di essere un superuomo che ha battuto il Covid. Deve riuscirci in tempo per il prossimo dibattito, tra dieci giorni. È un rischio politico e sanitario per lui, e per il personale della Casa Bianca, o quel che ne resta.

Space force, o forse no
«Oggi è come se l’elezione fosse finita», diceva ieri uno stratega repubblicano a Politico. «I sondaggi dopo il dibattito sono un disastro. Non so cosa si possa fare mentre lui si rimette. Ci sono troppi anziani convinti che sia stato irresponsabile e che tutto sia iniziato quando lui ha politicizzato il coronavirus».

E ci sono moltissimi parlamentari repubblicani che non sanno come sta Trump. E non sono rassicurati dalle sue tweetstorm mattutine da eccesso di steroidi (quella di ieri era tutta in stampatello, a base di «PRO LIFE. VOTE!», «STOCK MARKET HIGHS. VOTE!» e il bellissimo «SPACE FORCE. VOTE!», che sono diventati subito meme planetari). Mentre i fedelissimi rispondono, Matt Gaeta, pittoresco deputato di Naples, Florida, preferito da Don junior e senior, ha twittato: «Il presidente Trump non si dovrà riprendere dal Covid. Il Covid dovrà riprendersi dal presidente Trump» (i commenti sono irriferibili e fanno ridere).

La gaia Barrett
Qualcuno dà tutto per perso, la Casa Bianca, il Senato, il buon nome. Altri pensano che Trump, al solito, ne uscirà. Come quattro anni fa a ottobre: la registrazione in cui diceva che le donne vanno «grabbed by the pussy» (e altro) avrebbe dovuto seppellire ogni sua chance, e invece.

Invece, stavolta si parla della conferma di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. Sei senatori della maggioranza sono in isolamento, tre per contatti con la Casa Bianca, tre positivi, di cui due nella commissione Giustizia. È possibile che non riescano a confermare la giudice prima delle elezioni, il 3 novembre. Ed è un problema per i senatori in difficoltà, che devono portare a votare destra religiosa e antiabortisti gravi; per primo il presidente della commissione, Lindsey Graham del South Carolina.

Un altro problema per Graham e gli altri sono le attività della pia giudice, che anni fa ha tenuto cinque lezioni ben pagate alla Alliance Defending Freedom. Un’organizzazione classificata «gruppo dedito all’odio»: vorrebbe rendere l’omosessualità un reato, e propone la sterilizzazione forzata delle persone trans (?). Barrett, nell’audizione per la conferma a giudice federale tre anni fa, aveva detto che purtroppo non si era informata (succede).

Ron e l’Oktoberfest
Trump, col giretto in Suv dell’altro giorno, si è confermato leader dell’ala stupida egemone nel partito repubblicano. I senatori vicini a lui cercano di essere all’altezza. Giorni fa Rick Scott della Florida (un ex governatore ricco e cattivo) ha detto di essere positivo al Covid creando grande agitazione. Il suo staff ha subito smentito: Scott pensava che quando il test ti dice che non hai il Covid «è positivo», gli pareva logico. Poi c’è stato Ron Johnson, dopo aver fatto il test è andato all’Oktoberfest a Mequon, Wisconsin, dove ha tenuto un dicorso. Johnson ha giurato di non aver «stretto mani o fatto foto» (?).

Contagiati minori
La Casa Bianca si è dissociata dall’intero staff della Casa Bianca. Tutti hanno ricevuto un’email che invita a non andare in ufficio in caso di sintomi. In caso di sintomi manifestati in ufficio, l’ordine è di andare a casa e chiamare il medico. E «lo Staff non dovrebbe rivolgersi alla White House Medical Unit per fare test». In effetti sono occupati con Trump e famiglia e stretti collaboratori; l’ultima è la portavoce Kayleigh McEnany con altri collaboratori, tra l’entusiasmo dei giornalisti (non si era messa in quarantena; uno dei tre reporter già infettati, Michael Shear del New York Times, non è stato cercato da nessuno della Casa Bianca per contact tracing, o altro).

I limiti di Biden
La campagna di Trump ha deciso di attaccare Biden perché non ha preso il Covid. Ha iniziato su Fox News Erin Perrine, capo ufficio stampa della campagna. Ha spiegato che Trump «ha esperienza, ora, nel combattere il coronavirus come individuo. Queste esperienze di prima mano, Joe Biden, non le ha» («A questo punto credo sia un qualche tipo di sfida» a chi è più scemo, ha commentato su Twitter una certa Anathema Bellace, e in effetti).

Scandalo in Carolina del Nord
Era una corsa decisiva per la maggioranza al Senato, ma noiosa. Poi, nel weekend, nel giro di tre ore, è diventata un episodio di Veep. Il senatore uscente era positivo per il Covid. E lo sfidante democratico e coniugato ammetteva una serie di Whatsapp ardenti con la direttrice di una società di pierre della marijuana.

Ora Thom Tillis è in quarantena e spera di poter andare a Washington per l’audizione di Coney Barrett: se la giudice viene confermata, più conservatori andranno a votarlo. E Cal Cunningham – quello che messaggiava – scoprirà se gli elettori sono meno austeri di una volta. Anche grazie a Trump. Ci sono storie con pornostar da lui pagate per tacere, decine di accuse di molestie e anche di stupri, e non hanno più di tanto danneggiato il presidente. Al confronto, i messaggini in campagna elettorale durante una pandemia di un candidato che sogna incontri “hot and fun” non paiono gravi, ma vai a sapere (ora Cunningham teme le donne suburbane che dovevano dargli la vittoria).

Il piccolo Donald
Mary Trump, la nipote dottoressa in psicologia clinica autrice del bestseller “Too Much And Never Enough“, ha spiegato alla National Public Radio che per suo zio ammalarsi è «inaccettabile».

«Una debolezza. Sembra incredibilmente crudele, ma è vero». Il padre di Trump, Fred (quello che aveva fatto i soldi veramente, e che forse era stato nazista) era così. E il piccolo Donald ci voleva credere «a un livello così estremo da diventare tossico. Non lasciava spazio per esprimere… tristezza, disperazione, malattia».

Florida Men, sondaggi
Il voto dei floridiani di tutti i sessi è importante anche emotivamente. La Florida, che conta da subito le schede postali, in caso di vantaggio netto di uno dei candidati potrebbe dichiarare il vincitore nella notte tra il 3 e il 4 novembre. Se il vincitore fosse Biden, l’elezione sarebbe decisa, Trump non può vincere senza i voti della Florida. Per il momento, per i sondaggi, Biden è avanti in media di 5 punti.

E ieri è andato a Miami, a cercare di convincere gli ispanici e i caraibici. È andato a Little Haiti e a Little Havana, dove i cubani restano repubblicani. E dicono di voler votare per Trump al 59 per cento. E sono i cubani vecchi anticastristi, e gli ultimi arrivati. Che non si preoccupano delle sue politiche anti-migranti, e gli credono quando dice che c’è un pericolo socialista.

Florida Men, aggiornamenti
Candace, la moglie dell’ex campaign manager di Trump, Brad Parscale, collabora con la polizia. Sicuramente sulle accuse (poi brevemente ritrattate) di violenza domestica; forse sulle indagini per l’appropriazione di decine di milioni, forse non in disaccordo con Trump (su Twitter si trovano moduli online per persone aggredite da Parscale; da compilare e mandare al giudice Carlos Rebollo, della Broward County Courthouse).

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