Agitazione alla Casa BiancaL’asimmetria della decenza porta Biden avanti di 14 punti su Trump

Nel team del presidente stanno dando di matto, dice uno dei membri del Culto al Washington Post. In più danno versioni contrastanti della malattia, mentre i repubblicani cercano di convincere gli elettori di nuove teorie della cospirazione

(Photo by ROBERTO SCHMIDT / AFP)

Agitazione alla Casa Bianca
Dopo il dibattito e il contagio, c’è panico ai vertici del Culto di Trump, come non era successo mai. «Alla Casa Bianca stanno dando di matto», ha detto uno che ci lavora al Washington Post. Temono i sondaggi, temono il Covid da cui non si sono potuti proteggere, danno versioni contrastanti sulla malattia di Trump.

Si rendono conto di non essere stimati: «Un consigliere della Casa Bianca racconta che un esponente governativo di alto livello di un paese del G7 gli ha chiesto se Trump dall’ospedale stava per sostituire Mike Pence con Ivanka» per darle poteri presidenziali, scrive Vanity Fair.

«Molte fonti ci riferiscono del terrore nella campagna di Trump», spiega Steve Schmidt, uno degli strateghi ex repubblicani del Lincoln Project (che produce ottimi spot contro Trump). «Hanno paura. Sanno che le mura stanno crollando».

Se non crolleranno, si dovrà anche all’eroico sforzo degli alleati repubblicani di Trump che cercano di convincere i giornalisti di nuove conspiracy theories. Per esempio, che il focolaio della Casa Bianca sia doloso, provocato da nemici politici. «È pazzesco che tutti questi repubblicani si stiano ammalando», ha detto un repubblicano importante intervistato anonimamente. «Quando qualcosa del genere succede a un mese dalle elezioni, ha a che fare con le elezioni». Forse tanti repubblicani si ammalano perché stanno in gruppo, si toccano, non portano mascherine perché sono in una tenaglia: li bullizza Trump, li bullizzano gli elettori. Come quelli che stanno davanti al Walter Reed Hospital con bandiere e cappelli da baseball trumpiani (tra loro c’è stato un foltissimo gruppo di motociclisti, inginocchiati vicini vicini a pregare per Trump).


L’ansia del partito stupido

«C’era panico anche prima. Ma ora siamo diventati il partito stupido», ha detto al Washington Post Ed Rollins, vecchio repubblicano co-chairman del super PAC pro Trump Great America. «I candidati sono obbligati a difendersi dalle domande su Trump e su cosa ha fatto contro il virus». È un problema per i senatori vulnerabili. Che non sono più solo gli uscenti, in Maine, North Carolina, Arizona, Colorado, forse Iowa e Georgia. Secondo i sondaggi, la candidata democratica Barbara Bollier potrebbe vincere al Senato in Kansas per la prima volta dal 1932 (What’s the Matter With Kansas di Thomas Frank è libro classico sugli americani degli stati in mezzo, diventati conservatori tutti armi e religione e anti-élites; sarebbe una vittoria culturale, anche).


Trump fa un giretto

Trump ha fatto un video di un minuto, ha detto che ha capito il Covid, che è «andato a scuola di Covid». Poi ha promesso una sorpresa, ha creato una suspence tipo reality, è ricomparso in un Hummer nero. Ha fatto un giretto, ha salutato i fans fuori dell’ospedale, forse ha infettato gli agenti del servizio segreto. Qualche medico del Walter Reed ha twittato dandogli del  criminale che rischia di ammazzare la sua scorta. Fuori dall’ospedale a salutarlo c’era Gavin McInnes, fondatore dei Proud Boys. Lo stratega trumpiano Steve Cortes ha commentato sereno l’uscita da caudillo matto: «Il presidente in ospedale con il virus oggi ha fatto molte più cose di Joe Biden».

Poi c’è l’analisi equilibrata di Josh Barro del New York Magazine: «In alcuni casi, il fatto che il presidente fosse un idiota ha mitigato il suo essere una persona molto immorale. In questo caso, è stata un’aggravante».


Trump e il dexamethasone

Intanto i suoi medici sono entusiasti ma poco chiari, hanno detto che  Trump prende il dexamethasone, che si dà solo ai malati gravi perché ha molte controindicazioni. Oggi è un altro giorno.


L’angolo del dottor Conley

«Non voglio dare nessuna informazione che possa portare la malattia in un’altra direzione». Sean Conley, durante il bollettino medico sulla salute di Trump (Conley, comandante della Marina, non è laureato in medicina ma in osteopatia; è stato lui a prescrivere l’idroxiclorochina come farmaco preventivo; eccetera).


La tristezza dei trumpiani di base

Il popolo dei cappelli da baseball Make America Great Again è stupito, secondo alcuni reportage. Molti pensavano Trump non si ammalasse. I più convinti credono alla narrazione dolosa. Pensano che alla presentazione della giudice Amy Coney Barrett, ora detta il Rose Garden Massacre, il Deep State abbia diffuso virus. Altri si chiedono perché i medici non gli diano l’idroxiclorochina.

Perché, per il trumpiano di base, «Lui non è mica uno che va in giro con geni culodebole da fighetta», ha fatto presente il “MAGA life coach” Brenden Dilley nel suo talk show alla radio. «Non ha geni liberal, ha geni dell’1 per cento» (quelli di Qanon sono abbastanza d’accordo, in più hanno teorie su messaggi segreti nei tweet di Trump).


L’asimmetria della decenza

Biden è in vantaggio di 14 punti su Trump, dato nazionale, tra gli elettori registrati. Ma è soprattutto più avanti di Hillary Clinton nei sondaggi degli stati incerti. E, ora che Trump è ricoverato, può fare il candidato dinamico. In giro -con mascherina e tutto- dal Michigan alla Florida.

Biden ha sospeso gli spot negativi sul presidente (dopo il giretto di Trump in Suv sono iniziate le pressioni perché li riprenda). Sta riconquistando gli anziani (Biden sarebbe al 62 per cento, Trump al 35), e le donne suburbane (58 contro 33).

L’”asimmetria della decenza” (bella espressione di Robert Reich in un commento ieri sul Guardian) tra i due candidati ha colpito anche gli elettori più trumpiani, i maschi sopra i 50. Secondo un sondaggio Wall Street Journal/Nbc, prima del dibattito preferivano Trump, aveva 13 punti di vantaggio. Nei giorni successivi vinceva Biden di un punto.

Ipotesi Texas
«Biden deve fare del Texas una priorità. Se spende, se viene qui, se convince gli elettori ispanici, può far finire quest’incubo nazionale la sera delle elezioni». Lo scrive e lo dice Beto O’Rourke, ex deputato ed ex candidato al Senato. Sulla carta ha ragione. Biden va meglio del previsto tra gli elettori bianchi, e conduce di 41 punti tra i Latinx, che sono il 39 per cento dei texani.

Nella realtà, il governatore repubblicano Greg Abbott ha ordinato che ogni contea non può avere più di un ufficio dove depositare le schede. Vale anche per contee come quella di Houston, con 4 milioni e 700 mila abitanti e un’enorme popolazione nera e ispanica (ci sono molti ricorsi, ma non si sa).

Plexiglas in Carolina 
Lindsey Graham, complesso personaggio dal meraviglioso accento del Sud, è sopravvissuto al Rose Garden Massacre ma potrebbe non essere rieletto. È alla pari col giovane nero democratico centrista Jaime Harrison. Che nel dibattito dell’altra sera lo ha fatto a pezzi. Ma in social distancing, Harrison si era portato un paravento di plexiglas per non entrare in contatto con Graham, che frequenta praticamente solo infetti.

E di Graham, uomo che ama essere in contatto con la base, sono ora comparse foto con un capo dei Proud Boys, Joe Biggs, barbuto il giusto, che siede con lui in un ristorante.

La guerra dei Porrazzos
Ancora non si sa quanto peserà, nelle scelte di voto, nella scelta se andare o no a votare, la propaganda virale a base di fake news e scenari terrorizzanti, russa o autoctona. O collegata con la campagna di Trump, come i siti di ultradestra dei Porrazzo.

Dino Porrazzo senior e Dino Porrazzo junior sono i titolari di AFF Media, società con sede a Pinon Hills, estrema periferia di Los Angeles. Nelle loro pagine Facebook, mostrava ieri il Guardian, si rivendica la necessità di milizie armate, e si raccomanda ai trumpiani di prepararsi ad azioni violente contro i nemici politici a novembre, perché la sinistra occuperà le strade e assalterà la Casa Bianca (le reazioni dei trumpiani su Facebook sono favorevoli). I Porrazzo sono legati alla “milizia nazionale diffusa” (vuol dire composta da disadattati armati che si fanno reclutare online) dei Three Percenters.  E con una società che lavorava con l’ex campaign manager di Trump, Brad Parscale.

Florida Men
Parscale, oltre che dimissionario, è ora disarmato. Un giudice della Broward County ha confermato il sequestro della dozzina di fucili e pistole che teneva in casa. Potrà forse riaverle tra due settimane.

Intanto più di mezzo di milione di Floridians hanno restituito di persona le schede postali. 92.416 erano registrati come indipendenti, 145.798 come repubblicani, 282.169 come democratici (le urla di Trump, le brutture sui figli di Biden, hanno indignato gli anziani che votano presto, si diceva).

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