Sospensione del giudizioSi avvicina il momento della verità nella battaglia al virus e comincia “l’Enigma Waterloo” di Conte

Alla notizia positiva sul vaccino fa da contraltare quella sulla situazione reale di un Paese che ha difficoltà a contare contagiati, ricoverati, morti, perfino a interpretare i dati. Il governo non sa se scaricare le responsabilità sulla scienza, sui cittadini o di nuovo sulle Regioni, e cerca delle soluzioni, ma è chiaro che ormai procede a tentoni

Roberto Monaldo / LaPresse

In tutte le grandi battaglie proprio all’acme dello scontro subentra come un momento di sospensione non concordato che precede il momento della verità, uno stato di fermo immagine prima dell’urto decisivo, in questo lungo attimo può vincere l’uno e può vincere l’altro. Si è parlato persino di “Enigma Waterloo”, la più decantata delle battaglie, proprio perché fino all’ultimo le sorti di Napoleone furono incertissime.

Un giorno sapremo se alla metà di novembre 2020 gli italiani furono dentro quel lungo attimo, incerti fra la disperazione per il numero dei morti, dei ricoverati, dei contagiati, e la difficile interpretazione di dati che un giorno segnalano un rallentamento della curva e il giorno dopo (cioè ieri) un’ulteriore impennata.

E contemporaneamente si accende la luce del vaccino, non più una chimera lontana ma una possibilità reale e relativamente vicina, comunque il segno che questo Covid è destinato a essere annichilito, e tuttavia è come con lo sbarco in Normandia, una bella notizia ma intanto qui si spara e si muore.

Intanto le cose reali vanno malissimo. Oggi si riunisce la mitica cabina di regia che dovrà valutare la situazione alla luce dei già troppi 21 parametri, al quale si pensa di aggiungerne pure un altro relativo allo stato delle terapie intensive (ma non ci si poteva pensare prima?). Ventuno criteri che non hanno tutti la stessa importanza e perciò andranno soppesati in base una logica inevitabilmente discrezionale. Sarà dunque una scelta non automatica ma ponderata a decidere il passaggio di una regione da una zona all’altra. Il che è inevitabilmente destinato a suscitare altre polemiche.

Se l’idea di dividere l’Italia in tre zone diversamente colorate poteva avere un senso, certo la gestione del meccanismo non è semplice. In fin dei conti, si tratta di scelte. Si scopre una volta di più che tutta questa roba è politica: la scienza supporta, conforta, conferma, smentisce, illumina. Ma alla fine la decisione è politica. Ecco perché Giuseppe Conte sa di dire una cosa inesatta quando parla di decisioni automatiche in base ai 21 parametri. Ma la dice per alleggerire il peso del suo compito, per cercare punti di appoggio dove il terreno rischia di franare.

Il presidente del Consiglio è infatti perennemente tentato di far slittare il terribile onere della responsabilità una volta verso la scienza, un’altra verso i comportamenti dei cittadini, un’altra ancora verso le Regioni, mentre davanti agli occhi degli italiani si moltiplicano le peggiori immagini della nostra vita – ed è veramente triste che spesso e volentieri esse giungano dalla povera Napoli, sulla quale si stanno giocando partite politiche poco chiare fra De Luca, de Magistris e un ineffabile Di Maio che invoca decisioni del governo essendo peraltro lui il numero due del governo.

Può anche darsi che l’Italia stia trovando una tortuosa strada per abbassare la curva del contagio, ma questo nessuno è in grado di confermarlo. Si attendono i responsi degli esperti (però come abbiamo detto si tratta di scelte politiche), scaglionati nelle prossime settimane, già domani qualche regione diventerà rossa e di fatto fra un po’ il Paese sarà nel famoso lockdown leggero.

I ministri parlano un po’ meno e questo non è necessariamente un male mentre ogni tanto qualche sottosegretario spara la sua verità, con particolare enfasi sulle cene di Natale che si vorrebbero circoscrivere ai parenti di primo grado, qualunque cosa questo voglia significare.

La barca sta ancora a galla e qualcuno dotato di un bel po’ di immaginazione vede terra, ma la sensazione è che i comandanders in chief di questa assurda guerra incedano a tentoni, nella fase di sospensione che precede il momento della verità.

Ed è impossibile per Giuseppe Conte mascherare questo stato di insoddisfazione generale che si abbatte su di lui come il temporale sugli alberi facendolo via via scendere nel gradimento degli italiani, superato persino da una Giorgia Meloni priva di una linea che non sia quella dello gnè gnè, ma tanto le basta per battere un premier che vive il suo lungo attimo di sospensione, come Bonaparte a Waterloo.

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