Verifica di maggioranzaConte propone un patto di legislatura: riforma costituzionale, con Titolo V

I leader si sono riuniti ieri sera a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio avanza la proposta di mettere ordine nei rapporti tra Stato e Regioni. L’obiettivo, dopo gli scontri degli ultimi mesi, è anche quello di riportare la competenza sulla sanità a livello centrale

Foto Angelo Carconi/LaPresse/POOL Ansa

Una riforma costituzionale per mettere ordine nei rapporti tra Stato e Regioni. È quello che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha proposto ieri sera nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi con i leader dei partiti. Vito Crimi per il Movimento Cinque Stelle, Nicola Zingaretti per il Partito democratico, Matteo Renzi per Italia Viva e Roberto Speranza per LeU.

L’obiettivo del premier è, come chiesto da Zingaretti e Renzi, di aggiornare i 29 punti dell’accordo di programma, verificando il lavoro già fatto e quello che resta da raggiungere, con un «patto di legislatura» entro la fine di novembre, subito dopo gli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle.

È stato definito un piano di lavoro per i prossimi giorni, da realizzare entro la fine del mese, con due tavoli – fanno sapere a tarda sera da Palazzo Chigi. Il primo lavorerà per «aggiornare l’accordo di governo e per definire quei progetti di riforma istituzionale che peraltro sono già in buona parte sul tavolo della maggioranza». Il secondo tavolo lavorerà per «definire alcuni obiettivi e strategie di politica economica e sociale da perseguire in via prioritaria. È emersa, infine, la comune determinazione a lavorare tutti insieme avendo come orizzonte dell’azione di governo la fine della legislatura nel 2023».

Accantonata l’idea del rimpasto, la strada scelta dal premier per serrare la maggioranza oltre la gestione della pandemia è quindi quella di una revisione dell’architettura istituzionale per mettere ordine nei rapporti tra Stato e Regioni, che in questi mesi sono arrivati ai ferri corti. Che significa rimettere mano al Titolo V della Costituzione per modificare la riforma del 2001, che divideva le materie di competenza tra Stato e Regioni, individuando però delle materie “concorrenti” che in questi anni hanno dato non pochi problemi.

L’intento è di riportare a livello centrale molte delle competenze ora in mano alle Regioni, a cominciare dalla sanità. Una centralizzazione che era prevista anche dalla riforma costituzionale renziana, poi bocciata con il referendum. Ora, dopo quattro anni, sembra esserci la convergenza tra gli alleati.

Restano distanti invece le posizioni sul Mes. Zingaretti e Renzi, forti anche del richiamo arrivato ieri dal Commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, hanno rimesso sul tavolo l’attivazione del prestito del Fondo Salva Stati per ottenere subito 36 miliardi per le spese sanitarie dirette e indirette. Crimi ha ribadito il suo no. Ma prima del chiarimento dei grillini agli Stati Generali, una risposta su questo fronte non arriverà.