Modello softLa Svezia è stata travolta da una seconda ondata

Dopo aver adottato misure più leggere per contenere il contagio, nel Paese scandinavo c'è una situazione molto grave. In tutto a oggi sono oltre 167mila i contagi e 6.100 decessi, di gran lunga superiore ai numeri registrati da Norvegia e Danimarca

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Henrik MONTGOMERY / TT News Agency / AFP

Altri 4.635 nuovi contagi in Svezia. Mentre la curva epidemiologica a Stoccolma continua a crescere, e dall’inizio del mese lo fa a una velocità ben superiore rispetto ai mesi precedenti. Il Paese scandinavo è nel bel mezzo della seconda ondata e, secondo quanto riporta il Guardian, i pazienti Covid ricoverati negli ospedali sono aumentati del 60% rispetto alla settimana scorsa. Per le autorità sanitarie svedesi la situazione al momento «è molto grave»: in tutto a oggi sono oltre 167mila i contagi e 6.100 decessi.

Stoccolma, a differenza dei vicini scandinavi, non ha voluto varare misure di lockdown, facendo conto più sulla responsabilità dei singoli che sui divieti. Un approccio considerato soft, con cui sta pagando però un prezzo altissimo per tasso di contagi e mortalità (di gran lunga superiore a quello di Norvegia, 26. 511 positivi e 285 morti, e Danimarca, 58.466 infetti e 753 persone che hanno perso la vita).

Tutto questo avrebbe dovuto però metterla al riparo dalla seconda ondata. Almeno questa è stata la tesi sostenuta dall’epidemiologo-guru del governo Anders Tegnell: «Non abbiamo la recrudescenza della malattia che molti Paesi hanno – assicurava in un’intervista lo scorso settembre. In autunno vedremo che differenza farà avere una strategia più sostenibile, che si può mantenere a lungo, invece della strategia di chiudere, aprire e chiudere più e più volte».

Ma l’autunno è arrivato e tutti gli indicatori vanno nella direzione sbagliata. Per contenere le infezioni il governo svedese ha deciso di vietare la vendita di alcol in bar, ristoranti e nightclub dopo le 22 dal 20 novembre fino a tutto febbraio 2021. I cittadini sono stati inoltre esortati a non recarsi in shopping center, musei, biblioteche, palestre e centri benessere, a lavorare il più possibile da casa, evitare i mezzi pubblici e a non incontrare persone estranee al nucleo familiare. «Il virus si sta diffondendo velocemente e nell’ultima settimana il numero di persone positive in terapia intensiva sono più che raddoppiate» ha detto il premier Stefan Lofven.

La seconda ondata è quindi arrivata con forza, sollevando dubbi sul modello di contenimento adottato. «Finora la strategia svedese è stata un fallimento – ha detto al Financial Times la virologa svedese Lena Einhorn. Quattro giorni fa abbiamo avuto casi pro capite otto volte più alti della Finlandia e tre volte e mezzo più della Norvegia. Avrebbero dovuto stare peggio di noi in autunno perché noi avremmo avuto l’immunità».

Cosa è successo? «È un grande mistero capire chi ha raggiunto l’immunità e chi no» ha detto Tegnell al Financial Times. «Abbiamo un lungo inverno davanti a noi. Dobbiamo fare il massimo per ridurre la diffusione dell’infezione», ha invece puntualizzato Johan Carlson, capo dell’Istituto di sanità pubblica.

La rivista Nature, nel frattempo, giudica la Svezia come «un modello non di successo». Mentre le statistiche della Johns Hopkins University, prosegue la rivista, «mostrano che il paese ha registrato più di dieci volte il numero di morti per Covid-19 ogni 100mila persone osservato alla Norvegia (58,12 ogni 100mila, rispetto a 5,23 ogni 100mila in Norvegia). Il tasso di mortalità dei casi della Svezia, che si basa sul numero di infezioni conosciute, è anche almeno tre volte quello della Norvegia e della vicina Danimarca». Insomma, il mito della Svezia cambia narrazione.

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