Effetto isteresiStare ai fornelli non è solo conseguenza del lockdown

Il fenomeno fisico per cui un corpo elastico deformato sotto l’azione di una forza, mantiene tale deformazione per un certo periodo di tempo anche dopo che la forza è cessata è quello che meglio potrebbe spiegare ciò che sta succedendo nelle cucine degli italiani

Foto di Anna Shvets da Pexels

È solo una metafora, ma l’isteresi potrebbe davvero spiegare la rinnovata passione per i fornelli degli italiani, che non abbandonano le buone nuove abitudini acquisite in lockdown ma le mantengono, desiderosi di farne uno stile di vita.

Ce lo conferma la classifica di Best Brands Italia che analizza marche del food, dell’automotive, dell’elettronica, e del digitale per definire la performance attraverso un algoritmo che integra i risultati economici come quote di mercato, fedeltà di acquisto e posizionamento prezzo, con la capacità del marchio di parlare al “cuore” dei consumatori. Una capacità che viene misurata attraverso un numero considerevole di interviste dirette: in Italia vengono coinvolti ben 6.500 consumatori.

È una classifica dalla metodologia unica nel suo genere nata in Germania 16 anni fa e diffusasi nel mondo con edizioni in Francia, Belgio, Cina, Russia e presto anche in Polonia.

La sesta edizione di Best Brands Italia, prevista a novembre 2020 si sposta a marzo 2021: i dati e le interviste su cui GfK basa le classifiche si collocheranno ad anno solare appena concluso. In questo modo il ranking ci darà una fotografia della salute delle marche a fine 2020, un anno sicuramente particolare.

In occasione della nascita di Best Brand Club – il think thank composto da 5 grandi marchi italiani che usciranno dai ranking della prossima edizione di Best Brands – GfK ha presentato i dati più recenti su come cambia il consumatore post Covid. 

Enzo Frasio di GfK ci aiuta a capire meglio, per punti, come è andato il segmento del Largo Consumo, in cui troviamo qualche dato in più sul mondo cucina.  

I dati presenti nella ricerca generale vedono una grande attenzione all’origine nazionale dei prodotti e una decisa centralità della cucina: sedici milioni di italiani dedicano più tempo a cucinare, e il 33% degli intervistati vorrebbe uno spazio più grande dove farlo. 

Nella parte di ricerca dedicata al cibo scopriamo che i carrelli della spesa restano più grandi dopo il primo lokdown e anche la frequenza degli acquisti è cresciuta. 

Gli atteggiamenti d’acquisto cambiano se lo shopper è un uomo o in presenza di bambini: gli uomini allungano le visite e comprano di più, mentre coi più piccoli si cerca di far prima e si minimizza anche la spesa.

I nuovi bisogni delle famiglie fanno emergere scelte d’acquisto diversificate, che danno spazio a acquisti prima mai fatti.

Creatività e cucina in casa si dimostrano non solo diversivi da lockdown, ma abitudini che si stanno consolidando ai fornelli e nei piatti.

Molti indicatori lo dicevano anche prima dell’avvento del virus, ma il lockdown ha di sicuro accelerato l’attenzione al benessere, cercato anche attraverso l’acquisto di cibi bio, senza glutine, free from e vegetali.

I dati sono chiarissimi: più di un italiano su due fa qualcosa per stare bene e il cibo è il primo strumento di benessere.

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